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Fusioni: la Regione accelera, ma Fi attacca: decidano i sindaci

Sono troppi i micro municipi in Fvg, previsti maggiori incentivi per l’aggregazione

2 minuti di lettura

UDINE. Entro il 15 settembre tutte le amministrazioni comunali del Fvg dovranno indicare alla Regione eventuali proposte, segnalazioni e indicazioni su possibili accorpamenti prima che la giunta, come previsto dalla legge di riforma degli enti locali, stili il suo primo “Programma annuale delle fusioni”.

L’assessore Paolo Panontin, dunque, accelera e prosegue nel piano di ridefinizione della geografia del Fvg, ma la lettera inviata a tutti i Comuni – datata 31 luglio e che indica in 45 giorni il tempo a disposizione da parte delle amministrazioni per inviare le proprie note – scatena una piccola bufera politica. Riccardo Riccardi, in particolare, si scaglia contro l’assessore come «una caricatura felliniana».

Lettera

Nella mail inviata ai Comuni Panontin ribadisce quella che, a suo avviso, è una necessità impellente: la riduzione del numero delle amministrazioni locali. Un percorso tutt’altro che semplice se pensiamo come, a oggi, sono soltanto tre i Comuni nati da fusione: Campolongo Tapogliano, Rivignano Teor e Valvasone Arzene.

«La maggior parte dei Comuni (128 su 216, ossia il 59,3 per cento del totale) – scrive l’assessore - ha una popolazione inferiore a 3 mila residenti e vi risiede soltanto il 15,4 per cento degli abitanti. In molti casi, inoltre, a una struttura demografica debole corrisponde un territorio vasto e oneroso da gestire nonostante sappiamo che nella maggior parte dei casi tali Comuni sono ubicati su territori contigui, hanno medesime caratteristiche geografiche ed economiche, presentano una struttura organizzativa simile, con uffici che svolgono le stesse attività».

Da qui la necessità «di razionalizzare l’amministrazione locale» per renderla più economica ed efficiente.

Programma

Dopo il 15 settembre, dunque, Panontin tenendo conto delle indicazioni emesse dagli enti locali predisporrà il suo primo “Programma annuale delle fusioni” – anticipato da uno studio di fattibilità - che verrà sottoposto ai Comuni interessati per l’espressione di un parere motivato sul progetto da parte dei rispettivi consigli.

Dopo questa fase, in cui gli amministratori possono coinvolgere i cittadini, la giunta approverà il piano definitivo organizzando i referendum consultivi e, in caso di esito positivo, procederà alla predisposizione del nuovo Comune nato dalla fusione.

Per stimolare le aggregazioni, inoltre, Panontin ha studiato una serie di incentivi che permetteranno a chi decide di fondersi di derogare dal Patto di stabilità e dal limiti delle assunzioni oltre a ricevere appositi finanziamenti straordinari dopo la fusione.

Nel dettaglio l’ammontare dell’assegnazione, per i primi tre anni dall’Unione, è compreso tra 100 e 300 mila euro per il nuovo ente con una popolazione sino a 5 mila abitanti, tra 300 mila e 400 mila per quelli sino a 15 mila e tra 400 mila e 500 per i Comuni con più di 15 mila residenti, mentre per il biennio successivo i fondi vengono decurtati del 50 per cento.

Forza Italia

Tutto nella norma? Non per Forza Italia che si scaglia, pesantemente, contro l’assessore. «Mentre Panontin sarà sotto l’ombrellone – attacca il capogruppo Riccardo Riccardi – come gli è già capitato tempo fa in mezzo a qualche emergenza di protezione civile, i sindaci sono chiamati entro il 15 settembre a presentare le loro osservazioni sulla bozza di un vademecum.

Si dice osservazione ma non si capisce verso che cosa. L’avvio di questa fase è un ulteriore elemento di confusione e di arroganza che questa giunta innesta nel sistema degli enti locali.

In pieno agosto, quando l’attività amministrativa per ovvi e ragionevoli motivi non è proprio al massimo della sua espressione, l’assessore invita i Comuni a dare il proprio contributo al programma delle fusioni, ma alla fine fa sapere che non decideranno né i sindaci né i cittadini, ma lo farà direttamente l’amministrazione regionale.

Tutto questo mentre gli stessi Comuni sono alle prese con un lavoro non proprio banale: la scrittura degli statuti che regoleranno Uti».

Un problema che non è soltanto di forma, per Riccardi, ma anche di sostanza. «Nessuno intende sottrarsi – conclude - alla necessità di risparmiare e razionalizzare, ma la furia riformatrice non può calpestare impunemente l’identità territoriale, i diritti tutelati dalla Costituzione e il ruolo dei sindaci, eletti dai cittadini ma trattati da questa giunta come zerbini e ridotti a una funzione meramente contemplativa.

La bocciatura dell’Uti Udinese, dopo Gemonese e Medio Friuli, dovrebbe far capire a Panontin, ma prima ancora a Serracchiani, che le riforme fatte a colpi di commissari e tribunali sono il fallimento della politica. Colgano il dissenso silenzioso anche di molti sindaci del Pd e fermino questo scempio istituzionale».

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