Il caso Rizzetto: a che ora è morto Marco?

Decesso istantaneo per la procura, fra i 30 e i 60 minuti dopo secondo la famiglia

RONCHIS. A che ora è morto, esattamente, Marco Rizzetto, il 23enne portogruarese scomparso a Fossalta di Portogruaro il 2 maggio dello scorso anno in seguito a un incidente causato dallo scontro con un’auto in cui si trovava anche il consigliere comunale Daniele Colautto – datosi immediatamente alla fuga – assieme all’amante Rosanna Tabino?

Al momento dello schianto, come sostiene la Procura della Repubblica di Pordenone, competente per il Veneto orientale, oppure tra i 30 e i 60 minuti dopo l’incidente seguendo la versione del medico legale della famiglia Rizzetto che spiega come sarebbe potuto essere salvato se Colautto o la Tabino avessero chiamato immediatamente il 118?

È su questa discrasia dei tempi che si basa, essenzialmente, la richiesta presentata al Tribunale di Pordenone dal legale di Giorgio Rizzetto, papà di Marco, contro l’archiviazione, per l’ipotesi di reato di omissione di soccorso nei confronti del giovane, formulata dal Pm per Colautto chiamato a rispondere – l’udienza è fissata a gennaio del prossimo anno – soltanto di omissione di soccorso nei confronti della Tabino.

Una certezza sull’orario di morte di Marco non c’è, dunque, anche perché l’autopsia sul corpo del giovane non è mai stata effettuata in quanto la notizia della fuga di Colautto è emersa soltanto dopo la concessione del nullaosta da parte della Procura alla sepoltura del corpo di Rizzetto.

Dai verbali degli interrogatori – e dalla sentenza con cui Tabino ha patteggiato 21 mesi di reclusione per omicidio colposo – è apparso che la coppia, all’epoca legata sentimentalmente in una relazione all’oscuro del marito, si è trovata attorno alle 21.30 del 2 maggio 2014 a San Michele al Tagliamento.

Colautto è salito sull’auto della donna, una Volkswagen Passat, per spostarsi nella zona di Fossalta di Portogruaro dove i due si sono appartati nella zona artigianale di Estgate Park. Stando ai racconti della donna, quindi, un’altra auto, non quella di Rizzetto, avrebbe improvvisamente puntato i fari contro la Passat scatenando il panico in lei, che sarebbe partita velocemente (98 km/h dove il limite è di 50, secondo la Procura) lungo via Golgi. Giunta all’intersezione con via Belissario, senza nemmeno rispettare lo stop, ha impattato in pieno (tra le 21.45 e le 22) contro la Ford Fiesta guidata da Rizzetto che percorreva la strada perpendicolarmente rispetto alla direzione della coppia di amanti.

Tabino resta bloccata, e ferita, in macchina, mentre Colautto si dà immediatamente alla fuga scappando sino al distributore di benzina posto lungo la statale Triestina. Qui, verso mezzanotte e mezzo, il consigliere comunale chiama un suo amico, titolare di un autosoccorso, per farsi portare a casa.

Nel frattempo né lui né la Tabino allertano il 118, ma, alle 22.15, la donna telefona alla dottoressa Angela Scibetta, sua amica nonché medico di base a Ronchis, chiedendo aiuto ed è proprio lei, mentre sta andando a Fossalta, a chiamare finalmente, alle 22.20, la centrale del Pronto soccorso.

Sul posto, però, dato anche il buio, la prima ambulanza, proveniente da Bibione, giunge alle 23.05, mentre la seconda soltanto alle 23.18, quindi a oltre un’ora dall’incidente. Prima dei mezzi di soccorso, inoltre, arriva la dottoressa Scibetta che spiega di aver «seguito la procedura medica richiamando ad alta voce l’attenzione degli occupanti (della Ford, ndr) senza ottenere alcuna risposta», ma non si avvicina al mezzo per verificare le condizioni di Rizzetto.

La morte di Marco, quindi, viene constatata alle 23.30 dalla guardia medica, il dottor Giorgio Cuffaro, che colloca indicativamente il decesso intorno alle 22.30, pur precisando che lo stesso sarebbe potuto essere avvenuto anche alle 21.30 rilevando l’arresto cardiocircolatorio e la presenza di sangue dall’orecchio destro dovuta a probabile emorragia cerebrale da trauma cranico.

Ed è lo stesso Cuffaro a spiegare come verosimilmente, data la violenza dell’impatto, la morte sia stata istantanea “salvando” così Colautto – la cui presenza in auto venne accertata tre giorni dopo l’incidente e soltanto grazie alla presenza delle chiavi della sua vettura dimenticate in quella dell’amante – dall’accusa di omissione di soccorso nei confronti di Rizzetto.

Se per la procura, quindi, l’archiviazione richiesta è motivata dalla difficoltà di «dimostrare che allorché il Colautto si allontanò dal luogo del sinistro il Rizzetto fosse ancora vivo», non è così per il medico legale della famiglia secondo cui i rilievi di Cuffaro fanno ritenere «che non vi è stata una morte improvvisa, ma una ragionevole sopravvivenza fra i 30 e i 60 minuti».

Cioè che Marco forse si sarebbe potuto salvare se uno dei due amanti avesse chiamato subito il 118 invece di darsi alla fuga o cercare di coprire la presenza del consigliere comunale sul luogo dell’incidente in quella notte di maggio.

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