Honsell: non strumentalizzare, ma il centrodestra attacca

Udine, il caso del cambio del nome allo stadio Friuli. Il sindaco avverte: se la proposta diventa una battaglia politica perderemo tutti. Riccardi (Fi): mozioni in tutti i consigli comunali, basta vendere il Friuli

UDINE. La proposta di modifica della denominazione dello stadio Friuli in Dacia arena Friuli divide i friulani e i politici. Dagli spalti dell’impianto e dai banchi del centrodestra in consiglio comunale e regionale piovono le critiche e il sindaco, Furio Honsell, invita a «non strumentalizzare la trattativa in corso per far fallire la parte opposta. La proposta di estendere il nome dello stadio - aggiunge - è un’opportunità per la città».

Ma il consigliere regionale di Fi, Riccardo Riccardi, attacca: «Presenterà una mozione a difesa del Friuli e chiederò a tutti gli esponenti del centrodestra di fare altrettanto in ogni consiglio comunale. Il Friuli non può essere in vendita».

Ieri per molti è stato quasi traumatico leggere che la scritta stadio Friuli scolpita anche recentemente davanti all’ingresso del nuovo impianto, potrebbe diventare Dacia arena Friuli. Per molti l’accostamento al nome dello sponsor non è accettabile, lo interpretano come la perdita del simbolo della ricostruzione del post terremoto. Nel 1976 l’inaugurazione dell’impianto era stata vissuta infatti come una sfida al terremoto che provocò quasi mille morti.

Oggi quel sentimento non è venuto meno ecco perché Riccardi pur promuovendo «il sostegno dei privati nello sport e le operazioni di marketing» avverte: «I nostri simboli non possono avere prezzo. Va trovata una soluzione che garantisca le giuste esigenze dei bilanci senza mettere in discussione il Friuli».

E ancora. «Padre e madre sono diventati genitore 1 e genitore 2, abbiamo tolto i crocifissi dalle scuole, modifichiamo le preghiere degli alpini e adesso lo stadio Friuli dovrebbe diventare Dacia arena? Mi domando cosa dovremo vedere ancora con questa sinistra al Governo».

Al momento si sa che se l’operazione andrà in porto nelle casse del Comune arriverà il 10 per cento del valore del contratto di sponsorizzazione, ma al di la della percentuale la cifra potrebbe, a differenza di quanto emerso in un primo momento, non superare 50 mila euro all’anno. Si parla infatti di 250 mila euro in cinque anni. «Honsell - afferma Riccardi - trovi le alternative per recuperare i 50 mila euro, magari organizzando qualche convegno in meno».

A palazzo D’Aronco il primo a chiedere chiarimenti sulla proposta è stato il consigliere forzista Maurizio Vuerli ricordando che «i termini della trattativa vanno discussi in aula. Anche perché il Consiglio, nel 2011, con il via libera alla cessione del diritto di superficie aveva vincolato la denominazione vietando di cambiarla per nessun motivo».

Detto questo Vuerli non nasconde che «come al solito il sindaco non dialoga con i capigruppo costretti ad apprendere le novità amministrative dalla stampa».

Critico pure Natale Zaccuri (Identità civica) secondo il quale «la potenza del denaro cancella la storia». Secondo il decano del consiglio comunale l’operazione «appare concreta e quindi senza margine di manovra con buona pace di tutti, compresi i 40 consiglieri comunali che all’unanimità, il 3 marzo del 1978, decisero che quello era lo “Stadio Friuli”, ritenendo che la denominazione era frutto di una logica e non casuale, ponderata, dettata dal buon senso, rispettosa dei sentimenti».

Critiche troppo severe per il sindaco che invita invece a valutare la proposta come un’opportunità per la città. «Il nome Friuli non è negoziabile, ma questo non ci impedisce di cogliere lo spirito e l’opportunità che lo stadio nuovo può dare valorizzando la dicitura. È un’opportunità che da buoni amministratori dobbiamo valutare anche perché nessuno l’ha mai fatto prima. L’eccezionalità del Friuli si manifesta con l’originalità di arrivare per primi in Italia. Altri ci seguiranno».

Honsell è convinto che «sarebbe un peccato non sfruttare la pubblicità di uno stadio costato decine di milioni». Da qui l’invito a non giocare questa partita come «strumentalizzazione politica, a non assumere forme di autolesionismo nei confronti della città».

Honsell spera «che tutti ragionino perché questo è il mondo del calcio a quel livello». Insomma il sindaco ritiene che «sarebbe una follia non prendere in considerazione una proposta che consentirà di ristrutturare anche gli impianti sportivi minori». Ecco perché raccomanda «di non farne una battaglia politica perché se sarà così avremo perso tutti».

La questione non è affatto chiusa. Continua a far discutere e, nei prossimi giorni, è facile immaginare che sarà al centro di un incontro di maggioranza anche a palazzo D’Aronco. Pur non essendo contrario ai proventi delle sponsorizzazioni, il socialista Andrea Castiglione è pronto a battersi per aumentare la cifra che dovrà incamerare il Comune e si dice dispiaciuto per non essere stato informato dal sindaco.

Sul tema interviene pure il progettista dell’opera originale, l’ingegner Giuliano Parmegiani, il “padre” dell’arco diventato, nel tempo, il simbolo dello stadio.

Parmegiani ricorda infatti che «il nome stadio Friuli era stato inventato dal sindaco Candolini. All’epoca - aggiunge - avevamo pensato che fosse il nome giusto. Personalmente non credo sia giusto, per prendere un po’ di soldi, snaturare quella che è l’impostazione che alla società è stata data a suo tempo. Stadio Friuli significa portare il Friuli in giro per il mondo, mentre Dacia arena Friuli conta poco».

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