I tifosi si scatenano sul web: rabbia e delusione

In centinaia si sono riversati su Facebook per “urlare” la loro contrarietà all’iniziativa di cambiare il nome allo stadio Friuli

UDINE. Lo vedono come uno schiaffo, dritto in faccia a storia, tradizione e passato non soltanto dell’impianto di viale Argentina, ma anche di tutto il territorio friulano.

No, ai tifosi dell’Udinese il progetto di ribattezzare lo stadio con il nome dello sponsor – in cambio di qualche milione di euro –, trasformandolo in qualcosa di simile a “Dacia Arena Friuli”, non è proprio andato giù.

Perchè quel nome, Friuli, sarà anche probabilmente banale e scontato, ma non rappresenta soltanto la pelle cucita addosso al corpo della casa dei supporters bianconeri da quasi 40 anni, bensì porta con sé una serie di significati profondi e ancora vivi che difficilmente i tifosi possono accettare serenamente di sacrificare sull’altare del marketing e del calcio moderno.

Basti ricordare, infatti, come lo stadio di Udine porti il nome di Friuli - così venne deciso all’unanimità dagli allora 40 componenti del Consiglio comunale cittadino nel 1978 - perché la sua inaugurazione ufficiale avvenne soltanto dieci giorni dopo la seconda grande scossa del terremoto del 1976 e per la concomitanza con il centenario dell’emigrazione friulana in Argentina, Paese a cui venne dedicato pure il piazzale antistante all’impianto. Soprattutto per questi motivi quindi, ieri, su internet si sono riversati migliaia di tifosi che, per la stragrande maggioranza, hanno scatenato tutta la loro rabbia e delusione.

«L’unico cambio di nome che posso tollerare – scrive Samuel Radigan – è da “Stadio Friuli” a “Stadio Friûl”» seguito a ruota da Max Mode che parla di «un’ottima mossa strategica per allontanare la gente dal Friuli» spiegando come «dopo la penosa campagna abbonamenti arriva un’altra botta» e chiedendosi se il marketing «lo fa Topo Gigio» mentre per Dario Fanzutti «era chiaro che si trattasse di una questione di soldi... allora cambiamo anche il nome Udinese in Daciese, Real Dacia o Dacia Team».

E non sono in pochi, poi, a sottolineare i sentimenti, l’importanza di mantenere quel nome la cui scelta fu tutt’altro che casuale.

«Un’operazione di puro marketing – attacca Renato Favretto –, che tenta pure un approccio “sociale” elargendo 500 mila al “povero” Comune di Udine, non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione a mio avviso (...) Almeno questa volta istituzioni e famiglia Pozzo si ricordino che Stadio Friuli fu il nome coniato in occasione dell’inaugurazione dell’impianto che era il fiore all’occhiello dello sport friulano, ma in un momento, il 1976, che portava in serbo i tragici avvenimenti del terremoto. Chiamarlo Friuli aveva ed ha ancora oggi un significato che 500 mila euro non possono comprare. Friulani riflettete».

Un concetto, questo, rimarcato anche da Simone Zignin per il quale «i morti sotto le macerie del terremoto del ’76 meritano rispetto. Il nome dello stadio venne assegnato proprio in onore e ricordo di quel drammatico evento. Perciò dico che per quattro soldi non merita».

Ma non sono in pochi anche ad utilizzare l’arma di un’amara ironia. Come Juliette Petrei ad esempio. «Se lo sponsor fosse stato Giovanni Rana – si chiede – l’avrebbero chiamato “sfoglia velo al sugo Arena”?». Oppure Cristian Nodale: «Sto pensando alla proposta di chiamare lo stadio Friuli Dacia Arena... Se tra 5 anni cambiamo sponsor... tipo il Mc Donald's cosa lo chiamiamo MacArena?».

Deluso, a dir poco, è anche Mauro Nadalutti. «Io darò sempre fiducia al vecchio paron Pozzo – sentenzia –. Sempre. Ma dopo la gravissima mazzata, nei confronti dei veri tifosi bianconeri, del settore di distinti destinato agli “ospiti”, ora la scandalosa novità del cambio nome dello stadio! Se fosse vero, stiamo zitti o muoviamo il sedere e alziamo la voce? Io non ci sto».

Gabriele Cencig, poi, spera che sia tutta una boutade quando scrive «ditemi che non è vero, che si può ancora soverchiare una follia simile», ma una delle amarezze più forti è di colui che si firma con il nickname de Il Benvignût.

«Già non abbiamo da anni alcun giocatore friulano – spiega –, la lingua friulana è stata dimenticata, l’obiettivo è sempre e solo la salvezza, perdere anche la sola identità con il territorio mi sembra troppo. Se ciò dovesse avvenire non vedo motivo per avere l'abbonamento: lo restituirei immediatamente».

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