«Ma quale Internet veloce? Non va neanche il telefono»

I tagli delle Poste, la protesta dei sindaci: nei giorni di afflusso turistico difficile pure leggere le mail. «Così i paesi sono destinati a morire e anche le imprese sono penalizzate»

FORNI DI SOPRA. «Ma di quali servizi innovativi parliamo se nei giorni di grande afflusso turistico non vanno nemmeno i telefonini?». Forni di Sopra, insieme a Tolmezzo, è l’unico comune che resterà escluso dal dimezzamento del servizio postale, ma il sindaco Lino Anziutti, assicura che quella decisione «fa dei carnici dei cittadini di serie B rispetto agli altri abitanti della nostra Regione. Vivere in montagna - spiega - è difficile, costa di più, ma se si diminuiscono i servizi senza porre valide alternative, si chiudono i paesi».

Secondo Anziutti «le alternative del web accennate da Poste italiane non sarebbero applicabili in Carnia.

«In questi giorni di grande afflusso turistico - prosegue - è quasi impossibile collegarsi ad internet e anche i telefoni cellulari funzionano a singhiozzo o con disturbi alle linee. Molti turisti che soggiornano nella nostra vallata debbono stare in contatto giornaliero con i loro uffici in città: oramai si lavora anche in ferie, e conosco persone che si alzano alle 4 di mattina per avere un segnale di ricezione adeguato, magari solo per poter leggere le e-mail, altri invece se ne vanno».

Anziutti ricorda come il paese sia oramai cablato da anni: «Siamo seduti sulla fibra ottica, ma non viene utilizzata». A essere collegati solo alcuni uffici pubblici e da qualche tempo, alcuni servizi sanitari.

«Dopo molte insistenze siamo riusciti a collegare il medico del paese, che ha l’ambulatorio nello stesso stabile del municipio, e da qualche giorno anche la farmacia che si trova nello stesso edificio: fino a poche settimane fa non era possibile collegarsi con la rete per richiedere i medicinali, anche importanti e urgenti o per espletare le procedure burocratiche con la sanità regionale».

Critico anche il sindaco di Amaro, Laura Zanella: «È già difficile vivere in montagna, dove ci sono pochi servizi: se si chiudono anche quelli essenziali, e Poste italiane lo sono, è meglio che ce lo dicano e chiuderemo i paesi montani. Poste italiane visti anche i contributi che riceve deve essere considerata un’azienda che dispensa servizi sociali e pubblici. Interrompere la consegna della posta ritengo potrebbe configurare il reato di interruzione di pubblico ufficio. Chiudere questi servizi - termina Zanella - ad Amaro metterebbe in difficoltà anche le varie aziende, che occupano oltre mille dipendenti, della piana industriale.

Massimo Mentil, primo cittadino di Paluzza, considera la decisione di Poste italiane «un disegno contro la montagna» e si interroga su come questo possa accadere «visto che il capitale è interamente controllato dallo Stato».

Mentil ricorda come le Poste siano depositarie, in Carnia, di grandi e cospicui risparmi da parte della gente: «Soldi di cui benefica Poste italiane che deve ricambiare dando garanzia di servizi alla popolazione. Paghiamo le tasse come tutti, ma non abbiamo le stesse opportunità. Nei nostri Comuni hanno già chiuso alcuni uffici postali “minori”, questo mi pare sia l’avvio per la futura chiusura completa del servizio».

Tutti i Comuni sono pronti a fare ricorso «ma - precisa Romano Polonia, sindaco di Villa Santina - siamo disposti anche a ulteriori azioni a suffragio delle iniziative che la Comunità montana della Carnia intenderà intraprendere. Certo che per la zona industriale di Villa Santina questa decisione si traduce in un grave disservizio».

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