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Veneto banca e Pop Vicenza ancora nel mirino della Bce

Sono gli unici istituti in Italia che non hanno passato gli stress test europei. In agenda aumenti di capitale. Nuove azioni legali contro il blocco delle quote

2 minuti di lettura

UDINE. I requisiti, severi, della Bce una volta applicati, hanno rilevato come buona parte delle banche italiane si siano strutturate e capitalizzate in modo adeguato. Quasi tutte, ma non tutte.

Al di sotto degli standard rimangono due banche ben radicate in Friuli Venezia Giulia, come la Popolare di Vicenza (che acquistò la Popolare Udinese) e Veneto Banca.

Per entrambe la semestrale di giugno si è chiusa in “rosso”. Pesante per Bpv, 1,05 miliardi, più contenuta per Veneto Banca: 213 milioni.

I due istituti di credito, contestualmente alla presentazione dei dati del bilancio di metà anno, hanno annunciato l’avvio di una ricapitalizzazione.

Da 1,5 miliardi per Popolare Vicenza, ancora indefinita per Veneto Banca, anche se il mercato si attende la formalizzazione di un’operazione analoga di aumento di capitale ma attorno ai 500/800 milioni di euro.

Superato lo scoglio, o meglio raggiunto l’obiettivo, per le banche venete la strada dovrebbe essere tracciata. L’approdo in Borsa per Bpv, un’alleanza prima e la borsa poi per Veneto Banca. In tutti i casi, si tratterà di un taglio netto con il passato e con una gestione non priva di errori, i cui risultati poi sono sotto gli occhi di tutti.

Soprattutto dei soci. Nessuno ha dimenticato la svalutazione pesante del valore delle azioni formalizzata nel corso delle assemblee di approvazione del bilancio 2014.

Operazione che oltre ad aver scontentato i soci, ha fatto infuriare quelli che avevano dovuto acquistare quote per poter ottenere linee di credito, con le quali poi avevano perfezionato la transazione.

Una correlazione, quella tra capitale sottoscritto e finanziamenti concessi ad alcuni soci, che proprio la Banca Centrale Europea ha messo in luce, dopo il lavoro certosino di controllo eseguito dagli ispettori.

Ma la questione non è destinata a restare confinata all’interno della banca e nel rapporto tra istituto di credito e soci-correntisti.

Le associazioni dei consumatori, in primis Federconsumatori, hanno infatti raccolto i mandati e avviato azioni legali finalizzate a fare chiarezza sui meccanismi e anche a far sì che chi ha investito in buona fede, e poi si è trovato con il capitale eroso dalle svalutazioni, venga risarcito.

Come dire, che oltre alla Bce, anche la magistratura avrà modo di analizzare i conti degli istituti che hanno venduto azioni, salvo poi rifiutarsi di rinegoziarne l’acquisto o concedere agli azionisti di venderle.

Fin qui il passato. Ora si tratta di costruire il futuro, su basi diverse e più solide. E le operazioni di aumento di capitale annunciate vanno in questa direzione, e soprattutto arrivano dopo che sono stati adeguati anche i fondi-rischi, a partire dagli accantonamenti per i crediti deteriorati e in sofferenza. In Bpv, ad esempio, l’indice di copertura dei crediti deteriorati è passato dal 35,1 per cento di fine dicembre 2014, al 39,6 del 30 giugno.

Una manovra che ha pesato sui conti (leggasi la perdita in evidenza nel bilancio semestrale), insieme ad altre operazioni di rettifica, ma che è anche una manovra sana, perché corregge errori e sottovalutazioni e fornisce un bilancio certo.

Ne hanno preso atto gli ispettori della Bce che nell’ultima valutazione hanno indicato in 8,1, per Veneto Banca, e 6,8 per Popolare Vicenza, il Cet1 ratio (il Cet 1 - Common equity tier - ratio, è il rapporto tra Cet 1, rappresentato principalmente dal capitale ordinario versato, e la attività ponderate per il rischio; secondo le norme della Bce, il Cet 1 ratio deve essere superiore all’8 per cento). Ma è destinato a salite a 10, per Veneto Banca, e a 11 per Bpv, in seguito alle operazioni di ricapitalizzazione già decise.

Infine, per quel che riguarda le altre banche che hanno affrontato lo Srep (Supervisory review and evaluation process, la verifica sui requisiti patrimoniali e organizzativi che le banche devono possedere per far fronte ai rischi che si sono assunte), in base ai risultati comunicati si collocano in classe 3 Banco Popolare, Mediobanca, Popolare Emilia, Popolare di Sondrio, Popolare Milano, Ubi banca, Iccrea e Unicredit; Intesa Sanpaolo in classe 2; Carige, Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca in classe 4. Vale la pena ricordare che le banche italiane, a seguito degli stress europei dello scorso anno, hanno dovuto raccogliere 15 miliardi per rafforzarsi.

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