Morto per amianto, dirigenti Fs assolti

Chiuso il processo a carico dei responsabili dell’ex officina meccanica delle ferrovie dove lavorava Adriano Lirusso

UDINE. Tutti assolti gli ex dirigenti delle Ferrovie dello Stato accusati di omicidio colposo per la morte di Adriano Lirusso, tecnico udinese morto il 28 aprile 2006 all’età di 57 anni per mesotelioma pleurico provocato dall’esposizione all’amianto .

Davanti al giudice Carla Missera erano finiti Pasquale Esposito, 76 anni romano, dirigente dell’Ufficio materiale e trasporto di Trieste delle Ferrovie dello Stato dal 1982 al 1983 (difeso dall’avvocato Gianfranco Esposito), Gian Lorenzo Marini 73 anni di Verona, dirigente dal 1983 al 1986 (difeso dal legale di fiducia Luigi Sancassani) ed Eufrate Umberto 84 anni veneziano (difeso dall’avvocato Pier Aurelio Ciucuttini, sostituito in aula dall’avvocato Nicoletta Menosso).

Nell’elenco degli indagati inizialmente era stato inserito anche Luigi Silveri, deceduto nel febbraio 2012, la cui posizione è stata quindi stralciata.

Lirusso aveva lavorato per un quindicennio nelle officine meccaniche per la manutenzione e la riparazione dei convogli della stazione ferroviaria di via Giulia, a partire dal 1979. Poi, nel 1994, era andato in pensione. I primi segni della malattia si erano manifestati nel 2004, quando aveva cominciato a sentirsi male.

Il tumore, un mesotelioma pleurico maligno, gli era stato diagnosticato nel 2005 e non gli aveva lasciato scampo.

I familiari, invocando giustizia, hanno deciso di rivolgersi a un legale e di presentare un esposto alla Magistratura.

Il loro avvocato, Flaviano De Tina, aveva presentato una memoria portando a esempio anche il caso di altri sei colleghi del defunto, a loro volta morti per tumore a causa dell’esposizione all’amianto. La Procura aveva quindi avviato un’inchiesta nell’ottobre del 2010 e altre famiglie avevano deciso di rompere il silenzio e raccontare la storia di un familiare morto per malattie correlate alle inalazioni di amianto. Ai dirigenti veniva contestato di aver consentito a Lirusso di lavorare in ambienti saturi di polveri di amianto a causa di lavorazioni comportanti la dispersione di tali polveri.

Erano anche accusati di aver omesso di adottare tutte le misure di sicurezza e i provvedimenti tecnici, organizzativi e procedurali per contenere l’esposizione all’amianto, di sottoporre i lavoratori a un’adeguata sorveglianza sanitaria.

Ieri al tribunale di Udine, l’udienza dinanzi al giudice Missera per repliche e per il pronunciamento della sentenza. Articolato il lavoro della difesa che si era incardinato sul lungo periodo di latenza del mesotelioma pleurico.

Come evidenziato in una memoria presentata dai difensori di Eufrate, avvocati Cicuttini e Menosso, Lirusso aveva prestato servizio nella marina militare dal 25 gennaio 1968 al 25 novembre 1969 come “addetto alla caldaia” in un’area particolarmente inquinante per asbesto. Tale esposizione, hanno argomentato gli avvocati, avrebbe potuto essere compatibile con il periodo di latenza.

I legali hanno anche evidenziato come fra le funzioni dei dirigenti imputati non vi era quella di provvedere ai controlli sanitari, agli accertamenti scientifici sulla pericolosità dell’amianto o alla verifica sull’effettiva osservanza da parte dei lavoratori alle prescrizioni.

Posizioni che sono state determinanti ai fini della sentenza pronunciata dal giudice che ha assolto tutti e tre gli imputati perché “il fatto non sussiste”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Come mantenere i muscoli tonici: gli esercizi per rallentare la sarcopenia

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi