«Cerchiamo sinergie con altri atenei»

De Toni punta a salvare le lingue dell’est europeo con Trieste e Venezia

«Dal 2008 ho perso 50 professori, il problema del romeno è lo stesso di tutte le lingue diverse dall’inglese, francese, tedesco e spagnolo». Il magnifico rettore dell’ateneo friulano, Alberto Felice De Toni, sa bene quali sono le difficoltà e, a quanto sembra, non ha alcuna intenzione di indire, nell’immediato, un bando per ricercatore a tempo.

Non lo fa perché prima intende portare avanti il tavolo di coordinamento con le università di Trieste e Cà Foscari di Venezia che ha già affrontato le problematiche dei corsi delle lingue dell’est europeo. «Stiamo verificando se c’è la possibilità di creare una sinergia nel Nord-est sulle lingue dell’est europeo» spiega il rettore ricordando che il problema si estende anche ai lettori. «Stiamo studiando soluzioni per evitare che almeno in una università resti accesa la fiammella della lingua romena. Una lingua ben presente a Udine, stiamo cercando - insiste De Toni - soluzioni interregionali».

De Toni conosce bene il problema anche perché la professoressa Celestina Fanella, prima di andarsene, gli ha spiegato che con il suo pensionamento lasciava esposto a rischio chiusura lo storico corso di romeno. Lo sanno bene anche gli studenti che continuano a seguire, con passione, le lezioni di romeno perché sanno che conoscendo quella lingua si presentano sul mercato del lavoro con una marcia in più.

Non a caso hanno espresso preoccupazione per il futuro del corso anche le autorità diplomatiche della Romania in Italia assieme al vertice dell’Associazione italiana di romenistica.

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