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Lo storico corso di romeno a rischio per pochi spiccioli

La titolare della cattedra è andata in pensione e l’università non l’ha sostituita. Compleanno amaro per il centro internazionale che compie trent’anni

2 minuti di lettura

UDINE. L’insegnamento di romeno all’università di Udine è a rischio. A quasi 30 anni dalla sua attivazione, l’iniziativa didattica creata da un luminare come il professor Alexandru Niculescu, che ha sempre dato lustro all’ateneo friulano, uno dei pochi a vantare a livello internazionale un centro per gli studi di romenistica di questo livello, si sta spegnendo a poco a poco.

Nella aule del polo umanistico i laureandi in Lingue e in Mediazione culturale studiano ancora romeno solo perché un docente di Filologia romanza si presta gratuitamente a insegnare letteratura e un docente a contratto continua a dividersi tra il lavoro fuori dall’università che gli consente di mantenersi e le aule accademiche dove, invece, fa lezione di grammatica romena e guadagna mille euro lordi a semestre.

Per risolvere il problema che si è venuto a creare con il pensionamento dell’unica professoressa titolare della cattedra, Celestina Fanella, basterebbe indire un bando per ricercatore a tempo.

Il condizionale è d’obbligo perché il vertice dell’ateneo sta analizzando la situazione nell’ambito di una possibile collaborazione con le università di Trieste e Cà Foscari di Venezia.

Si va verso, insomma, corsi interateneo anche sul fronte delle lingue dell’est Europa. In questo contesto il rischio che l’università di Udine, trovandosi senza un ricercatore o un docente titolare di cattedra, perda lo storico corso di romeno, considerato fin dai tempi della sua attivazione (era il 1986) un’eccellenza, è reale.

Se viene meno quel corso seguito mediamente da una trentina di studenti all’anno, vengono meno anche le possibilità di collaborazioni economiche con l’est Europa, i rapporti consolidati con gli atenei d’oltralpe frutto della fama internazionale del professor Niculescu, filologo e linguista già preside di facoltà all’università di Bucarest, sbarcato a Udine da rifugiato politico in Francia.

All’epoca Niculescu trovò sponda nell’allora rettore Roberto Gusmani che volle il romeno accanto alle altre lingue dell’Europa centro-orientale già insegnate all’ateneo friulano. Niculescu concluse l’attività didattica nel 2012 e, in quell’anno, il testimone passò alla professoressa Fanella che lo scorso anno ha raggiunto l’età pensionabile e ha lasciato il posto vacante.

La docente non ha mancato di far presente la situazione al rettore, Alberto Felice De Toni, il quale, complice il blocco del turnover, ha chiesto la collaborazione gratuita al professore di Filologia romanza, Sergio Vatteroni, e affidato le lezioni frontali al docente a contratto, Alessandro Zuliani, «uno dei romanisti giovani - queste le parole di Vatteroni - più bravi sulla piazza».

Se l’università, insomma, non investe per garantire un futuro alla cattedra, uno dei principali centri per gli studi di romenistica rischia di sparire e di lasciare un vuoto incolmabile nel polo umanistico di via Antonini dove il corso di laurea in Lingue è uno dei primi in Italia. Senza contare che il romeno è l’unica lingua priva di laurea specialistica.

«Questo corso continua a rimanere in piedi grazie al volontariato, ma io non me la sento più di andare avanti con le supplenze» afferma Vatteroni nel ricordare che la cattedra di romeno dell’università di Udine «è una delle più importanti d’Italia». L’appello quindi non può che essere: mobilitiamoci per difendere e salvare il corso di romeno.

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