L’appello di padre Ioan: «L’università salvi il corso di romeno»

Il sacerdote degli immigrati in Friuli: diteci cosa possiamo fare La comunità difende il centro internazionale a rischio chiusura

«L’università salvi il corso di romeno». L’appello arriva dalla comunità romena unita dalla chiesa cattolica di rito bizantino che si ritrova in San Cristoforo. Padre Ioan Marginean-Cocis, non ha dubbi: «La peculiarità dell’ateneo friulano sono le lingue, non dimentichiamo che l’università di Udine è stata istituita grazie alla facoltà di Lingue e letterature straniere che, all’epoca, condivideva con Trieste. Perdere oggi l’insegnamento del romeno sarebbe come perdere il dinosauro delle lingue neolatine».

All’indomani del caso sollevato dai due docenti che quasi in forma volontaria garantiscono l’attività didattica, padre Ioan avverte: «Rinunciare a questo corso sarebbe una grande perdita per tutti perché, a livello filologico, il romeno dice tantissime cose. Vogliamo sapere cosa possiamo fare per salvare l’iniziativa didattica». La comunità romena è pronta a mobilitarsi per evitare che il corso istituito nel 1986 dal professor Roberto Gusmani, già rettore dell’ateneo friulano, con la “complicità” del professore emerito Alexandru Niculescu, venga meno perché non ha un titolare di cattedra. La docente Celestina Fanella, pensionata lo scorso anno, non è stata sostituita. La legge, infatti, non consente di coprire tutti i posti rimasti vacanti a seguito dei pensionamenti ecco perché il rettore sta cercando una soluzione al tavolo interateneo costituito dalle università di Udine, Trieste e Venezia. «Stiamo studiando una soluzione per fare in modo che almeno in una università resti accesa la fiammella del romeno» ha spiegato, l’altro giorno, De Toni. E Cristina Marginean, fino a qualche anno fa al fianco della professoressa di romeno Teresa Ferro, scomparsa prematuramente a soli 51 anni, si sente toccata nel profondo: «Perdere quello che hanno fatto gli studiosi prima e dopo la professoressa Ferro, sarebbe come buttare nel cestino un tesoro solo perché è chiuso in una scatola e noi non abbiamo la chiave per aprirla». Basti pensare che fu proprio la professoressa Ferro a istituire l’associazione culturale Alba julia Nord Est, della quale fa parte anche Cristina Marginean, per spronare i romeni immigrati a Udine a comprendere la loro identità e quella degli italiani e aprirsi, quindi, alla convivenza pacifica. «Se questo non avviene si rischia di arrivare a un punto in cui non si rispetta più la cultura di chi ti ospita» insiste l’insegnante nel ricordare che in città vivono migliaia di romeni. Un numero sufficiente a giustificare il corso diventato, nel tempo, una vera e propria eccellenza. Nei tempi d’oro, il corso registrava circa un centinaio di iscritti all’anno, ora sono più o meno una trentina. Numeri a parte, l’insegnamento del romeno era un cavallo di battaglia dell’università che guardava ai Paesi dell’est come a una risorsa per il futuro. Quell’investimento va mantenuto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Faccia a faccia tra il direttore Massimo Giannini e Carlo Petrini sul futuro del cibo e la sostenibilità

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi