Il fondatore del corso: «Il romeno va salvato»

Il professor Niculescu difende l’iniziativa didattica: è un pezzo di storia dell’ateneo È l’unica in regione, il filologo Graziadio Isaia Ascoli insegnava questa lingua nel 1816

«Il corso di romeno fa parte della struttura dell’università di Udine, è un pezzo di storia che non può essere cancellato per mancanza di fondi». Con piglio deciso e la voce squillante nonostante gli 88 anni e qualche acciacco di troppo, il professore emerito di romeno, Alexandru Niculescu, dalla sua casa di Parigi dove vive dal 1985 da quando per motivi politici la Francia gli riconobbe lo status di rifugiato politico, difende la sua creatura: il corso di romeno istituito nel 1986 all’ateneo friulano per volere dell’allora rettore e linguista, Roberto Gusmani.

Quel corso oggi è a rischio chiusura perché l’unico docente titolare della cattedra è andato in pensione e l’ateneo non l’ha ancora sostituito. Forse non lo farà per mancanza di fondi e per un blocco del turnover che sta mettendo in crisi l’intero sistema universitario. «Basta indire un concorso per ricercatore» replica Niculescu smontando così la scusa della carenza di fondi e del blocco del turnover. Resta il fatto che Udine sta trattando il mantenimento del corso al tavolo interateneo con Trieste e Venezia, ma l’anziano professore avverte: «Quello dell’ateneo friulano è un corso unico nel triangolo Udine- Padova-Milano, non esiste né a Trieste né a Venezia quindi non può essere eliminato e non va posto in discussione al tavolo interateneo. Non può essere paragonato - insiste - al lettorato attivato alla Cà Foscari in collaborazione con l’Istituto di romeno».

Il professore emerito è arrabbiato, ripercorre passo passo la storia dell’insegnamento di romeno perché è convinto che «l’importanza che la cattedra di romeno di Udine ha dal punto di vista culturale e politico non è stata capita». In pochi sanno che «Gusmani volle il corso di romeno per ripercorrere le orme del filologo Isaia Ascoli che nel 1816 aveva insegnato romeno in Friuli».

Tutto iniziò nel 1984 in un convegno di linguisti a Milano, fu in quell’occasione che Niculescu incontrò Gusmani «il quale - rivela - mi disse: “Vorrei avere una cattedra di rumeno a Udine. E così è stato assieme al preside di Lingue, Guido Barbina, abbiamo presentato la domanda per attivare l’insegnamento di romeno». Era e resta un’iniziativa unica in regione, tra le pochissime in Italia. Nell’anno accademico 1985-86 la domanda venne accolta e il ministero indisse due concorsi per assegnare due cattedre di romeno: una a Udine, l’altra a Potenza. Niculescu era «alla Sorbona come professore ospite, non avevo una cattedra fissa. Feci il concorso in Italia e l’ho vinsi. Scelsi Udine perché sapevo che il rettore Gusmani, con il quale avevo parlato tre anni prima, voleva il corso di romeno». Era l’anno 1986, Niculescu, Gusmani e il preside Barbina inaugurarono il corso che partì con due studenti: «Uno francese e uno friulano». Nel giro di poco tempo il numero degli studenti aumentò fino a raggiungere decine di immatricolazioni all’anno anche grazie alla passione per le lingue dell’est europeo che Niculescu sa trasmettere ai ragazzi.

Al suo fianco la lettrice Celestina Fanella e, qualche anno dopo, anche la ricercatrice giunta dalla Campania, Teresa Ferro, poi professore associato. «Eravamo in tre, discutevamo 50 tesi all’anno» fa notare lo studioso quasi a evidenziare che ora quell’eredità viene tutelata da un professore a contratto che percepisce mille euro lordi a semestre e da un docente di Filologia romanza che fa lezione gratuitamente.

Dal pensionamento di Niculescu avvenuto nel 2002 inizia la fase calante nonostante l’allora rettore Marzio Strassoldo, propose e ottenne dal ministero dell’Università la nomina a professore emerito del docente di romeno che, prima della globalizzazione, aveva portato l’ateneo friulano in Europa. La targhetta con il nome di Niculescu è l’unica che l’università non può rimuovere dall’ufficio ancora riservato al linguista arrivato da Bucarest. Non può farlo perché la nomina è ministeriale. «A proseguire la mia attività - conclude Niculescu - furono Fanella e Ferro alle quali si unì il dottor Zuliani, mai avrei pensato che un rettore potesse mettere a rischio, per problemi economici, la cattedra che fa onore a Udine». E ancora: «Non si può demolire ciò che si è fatto in 30 anni di lavoro».

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