Spacciatori e sbandati via dall’autostazione

Il gestore triplica gli agenti privati e spegne il wi-fi per allontanarli. I residenti: li vediamo scambiarsi le bustine e cercarle nelle siepi con le pile

UDINE. Se il collegamento alla rete wi-fi nella zona dell’autostazione si trasforma in un richiamo anche per piccoli spacciatori di sostanze stupefacenti, quel contatto va staccato. E se a questa azione aggiungiamo il potenziamento della vigilanza privata, i residenti ringraziano.

Lo fanno perché questo è successo nell’area a ridosso della stazione dei pullman dove, fino a qualche giorno fa, chi vive lì, quasi ogni sera, vedeva giovani italiani e stranieri cercare, con l’aiuto delle pile, le bustine nelle siepi.

Assistevano ai furti di biciclette e a litigate continue: «Un giorno un ragazzo con un oggetto tagliava i lucchetti e rubava le biciclette. Poi abbiamo scoperto che vendeva i lucchetti indicando agli acquirenti il luogo dove aveva lasciato i mezzi. Per bloccarlo gli abbiamo nascosto il tronchesino con cui tagliava i lucchetti».

La gente si è arrangiata come poteva per tentare di bloccare spacciatori e sbandati. Ma il problema, come spesso accade, si è solo spostato poco più in là dove altri residenti continuano a comporre il 113 e il 112 e a segnalare la presenza di personaggi sospetti e a chiedere il posto fisso di polizia.

L’altro giorno è stato immortalato lo scambio della sostanza stupefacente nel sottopassaggio che conduce alla stazione dei treni. È successo nel giorno in cui una ditta di pulizie aveva appena rimosso tutta la sporcizia che rendeva impraticabile quel luogo.

«Vediamo i ragazzi scambiarsi la droga e quando arriva la polizia nascondono le bustine nei pacchetti delle sigarette». Stanco di “subire” in prima persona la presenza degli sbandati, anche l’amministratore dell’autostazione, Roberto Vuolo, è corso ai ripari sospendendo il collegamento wi-fi e triplicando le guardie giurate dentro e fuori la struttura.

«Abbiamo fatto quello che potevamo fare» afferma nel dirsi dispiaciuto per aver interrotto alcuni servizi, come il wi-fi, agli utenti. «Non ho potuto fare altrimenti perché sia il wi-fi sia i bagni erano diventati un richiamo non solo per i profughi, ma anche per chi stazionava ore e ore dentro e fuori l’autostazione».

L’obiettivo è far rispettare le regole già scritte anche da chi frequenta quel posto solo per agganciarsi alla rete Internet gratuita. «Abbiamo intensificato la vigilanza privata e potenziato i controlli andando a spiegare a tutti gli utenti che in autostazione si può sostare solo per motivi di viaggio» aggiunge Vuolo nell’ammettere che l’azione ha già dato i suoi frutti. Spacciatori e senzatetto si sono allontanati, ma i residenti sanno bene che hanno solo cambiato zona.

«Siamo intervenuti a nostre spese - continua l’amministratore - facendo presente alle forze dell’ordine che noi intendevamo percorrere questa strada». Anche l’auspicio di Vuolo resta quello di veder istituire il posto fisso di polizia e pur di averlo si dice pronto a mettere a disposizione gli spazi nel complesso dell’autostazione. «Basterebbe poco, ma da parte di tutti, per migliorare la zona che ha un tessuto economico valido» insiste Vuolo restando convinto che «il tema sicurezza è importante. Serve un’azione sinergica con le forze dell’ordine e la municipale, se ci danno una mano arriviamo al risultato».

Intanto spera di ripristinare in tempi brevi il collegamento wi-fi frutto di «un investimento notevole per l’acquisto delle antenne e per dare un servizio in più agli utenti».

Intanto i residenti nei condomini a ridosso dell’autostazione spendono una parola a favore della coppia di cinesi che gestisce il Pullman bar.

«A seguito dell’accoltellamento avvenuto all’esterno, hanno chiuso ingiustamente il locale solo perché l’aggredito è entrato a chiedere aiuto» affermano sollecitando invece maggiore attenzione alle conseguenze della microcriminalità nel quartiere multietnico della città. «Siamo con i gestori del Pullman bar - insistono -, non è giusto che debbano pagare per aver dato una mano a chi chiedeva aiuto».

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