Sequestro milionario all’ex titolare della Lucar

Nuova grana giudiziaria per Luca Moretto: è accusato dell’omesso versamento di ritenute e Iva

UDINE. Gli è piombato addosso come un meteorite. Il terzo, in pochi mesi: prima, l’accusa di concorso in un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode nell’esercizio di un’attività commerciale; poi, la dichiarazione di fallimento della storica concessionaria di cui era il legale rappresentante; e adesso, la notifica del decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di una somma di denaro pari a 1.089.271,70 euro. Per Luca Moretto, 39 anni, originario di Portogruaro e residente a Udine, il 2015 è davvero l’annus horribilis.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

A metterlo nei guai, questa volta, è stata la dichiarazione dei redditi del 2014. L’ultima prima del default. Modello Unico alla mano, nel corso degli accertamenti delegati dalla Procura la Guardia di finanza di Udine aveva rilevato la violazione degli articoli 10 bis e 10 ter del Decreto legislativo 74/2000. Proprio quelli che il Governo ha recentemente “ritoccato” in chiave favorevole ai trasgressori.

Nelle sue vesti di legale rappresentante della “Lucar srl” di Tavagnacco e Portogruaro - il Gruppo Moretto era concessionario ufficiale per i marchi Aston Martin, Hyundai, Lexus e Toyota -, Moretto non avrebbe versato sia le ritenute relative agli emolumenti erogati nel 2013, per l’ammontare di 283.837,70 euro, sia l’imposta sul valore aggiunto, relativa a quello stesso anno, per complessivi 805.434 euro. Il successivo 4 febbraio 2015, a seguito dell’istanza di auto fallimento presentata in tribunale per l’impossibilità di riprendersi da un dissesto economico quantificato in oltre 20 milioni di euro, l’azienda era stata dichiarata fallita.

Da qui, secondo il gip Matteo Carlisi, l’esigenza della misura cautelare, finalizzata a impedire all’indagato qualsiasi tentativo di occultamento dei beni e di ostacolo alla loro futura confisca. Nel disporre il sequestro, inoltre, il giudice ha tenuto conto dell’intervenuto fallimento dell’azienda e della conseguente impossibilità di una confisca “diretta” del profitto del reato.

Sul capo di Moretto, che è assistito dall’avvocato Maurizio Miculan, continua a pendere anche un’altra grana penale: l’accusa di avere “taroccato” i contachilometri di una quarantina di auto “usate” e di averle poi messe in vendita a Tavagnacco e Portogruaro, tra il 2010 e il 2014, spacciandole per quasi nuove. Il trucco sarebbe riuscito grazie alla complicità di due meccanici, incaricati di alterare la centralina elettrica e di riportare la falsa attestazione sulle rispettive carte di circolazione, e di cinque venditori. (l.d.f.)

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