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La giunta “svuota” l’Ente tutela pesca

Panontin annuncia il commissariamento della struttura e il passaggio di alcune competenze all’Ersa

2 minuti di lettura

UDINE. La volontà è di svecchiare un impianto normativo, quello che disciplina la pesca nelle acque interne in Friuli Venezia Giulia, che risale agli anni Settanta, con un disegno di legge da portare in giunta entro la metà del prossimo anno e da licenziare in Aula entri il 2016.

Le linee guida saranno messe nero su bianco prima di Natale, con la costituzione di un gruppo tecnico interdisciplinare che lavori alla predisposizione della riforma. Ma l’assessore alle Autonomie locali Paolo Panontin, d’intesa con l’assessore all’Agricoltura Cristiano Shaurli, ha già le idee chiare.

Una semplificazione e una razionalizzazione del comparto «non può prescindere da un’approfondita riflessione sull’attuale struttura e organizzazione dell’Ente tutela pesca (Etp)».

Ecco la rivoluzione: commissariamento dell’Ente, da proporre in sede di Finanziaria 2016, e passaggio di parte delle sue funzioni all’Ersa, Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, che a sua volta cambierà volto e nome, e alla direzione regionale alle attività produttive. Così si «alleggerisce il carico burocratico dell’Etp, creando economie di scala che consentano di potenziare sia la tutela della fauna ittica che l’esercizio della pesca sportiva».

L’organismo, il direttore nominato a settembre dalla giunta è Paolo Stefanelli, conta 31 dipendenti regionali, e costa oltre un milione e mezzo l’anno, compresi gli oneri a carico dell’amministrazione regionale. Ma arranca a causa della riduzione del numero di pescatori sportivi – i canoni per l’esercizio della pesca e il rilascio delle autorizzazioni sono la sua principale fonte di sostentamento – sotto il peso di risorse sempre più in picchiata.

Basti pensare che le entrate tra canoni e licenze nel 2014 si sono ridotte a 1 milione e 72 mila euro da 1 milione e 200 mila nel 2012. Se si guarda più indietro, nel 2000 i pescatori che pagavano il canone erano 25 mila e 161 e sono scesi, nel 2013, a 17 mila e 538.

Diminuite anche le licenze emesse, da 6.580 nel 2000 sono crollate 393 nel 2013. Un’inversione di tendenza si nota solo dal 2014, con 2.369 nuove licenze, mentre sono 1.500 quelle presunte nel 2015, grazie alla revisione normativa che ha eliminato l’esame scritto per l’accesso alla pesca sportiva.

Panontin sa che per portare a casa la riforma entro la fine 2016, il commissariamento è una tappa obbligata: solo così «l’amministrazione avrebbe come interlocutore un referente che, già da subito, può fornire tutte le informazioni necessarie a impostare il processo di trasferimento delle funzioni e che può, eventualmente, avviare gli adempimenti organizzativi preliminari a realizzare il trasferimento in modo tempestivo ed efficace».

Parallelamente anche le altre competenze, in primis quelle connesse alla gestione degli impianti ittici, alla ricerca e alla didattica, potrebbero essere comprese nella nuova Ersa, «considerata l’esperienza dell’Agenzia regionale in materia di ricerca, sperimentazione, assistenza tecnica in materia di agricoltura, cui sono riferibili anche gli allevamenti ittico».

Un svuotamento di competenze all’Etp, tale da metterne in discussione la sopravvivenza.

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