Restaurato l’affresco fascista, l’Anpi insorge

Riportata alla luce nell’ex cinema la rappresentazione di due atleti, uno dei quali fa il saluto romano. L’accusa: "Il sindaco non volle intitolare una via a un partigiano, ora questo nuovo schiaffo"

MARTIGNACCO. Riportato in bella vista all’ex cinema Impero un affresco che farà discutere. E che ha già fatto infuriare l’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) di Martignacco, per il quale incarna una «forma di autoritarismo e prepotenza» da parte dell’amministrazione comunale.

Dopo le scritte inneggianti a Mussolini sui muri della canonica di Pontebba di una settimana fa, si denunciano ora altri atteggiamenti “fascisti” e scoppia il caso.

Cosa c’entra l’affresco? È presto spiegato. Passando per l’ex cinema Impero, in via Delser, proprio all’ingresso principale, si può osservare un’opera di Ernesto Mitri. L’artista friulano dipinge due atleti, ma uno in particolare cattura l’attenzione, perché, braccio teso e mano aperta, sembra intento nel saluto fascista.

«La rappresentazione, con il tempo, si era scolorita, fino a farla quasi scomparire, ma gli anziani del paese se la ricordano: lo scopo dei committenti dell’opera era quello di valorizzare i simboli del fascismo - spiega il segretario della sezione Anpi di Martignacco Luciano Martin - Ho ricevuto più di 30 telefonate di famiglie amareggiate per quanto hanno visto».

L’affresco, dopo anni dietro strati di calce è stato riscoperto e restaurato per scelta dell’amministrazione comunale: una spesa («inopportuna» secondo la minoranza), approvata in giunta, di 5.124 euro.

Ma l’Anpi, con un volantino distribuito a tutti i cittadini del comune, ha voluto far sentire il suo dissenso, coinvolgendo anche la sezione provinciale. «Il sindaco ha usato due pesi e due misure, in modo scorretto»: il segretario fa riferimento al rifiuto, che risale ormai a un anno fa, da parte del primo cittadino, Marco Zanor, di apporre una lapide - a spese dell’Associazione - e di aggiungere la parola “partigiano” alla segnaletica stradale della via intitolata al combattente Pietro Martini.

«Ipocrita, autoritario e antistorico»: questi gli aggettivi usati dall’Anpi per definire l’atteggiamento del sindaco. Le motivazioni di Zanor («La Giunta comunale non ritiene enfatizzare una categoria di combattenti rispetto ad altre, convinta che ciò potrebbe compromettere il necessario processo di pacificazione nazionale che deve ancora trovare la sua piena attuazione»), non erano piaciute al segretario. Oggi, di fronte al restauro, replica deciso: «Venga a casa delle famiglie di chi ha dato la vita per la Costituzione, prima di agire in questo modo! Tornare indietro di 70 anni è inaccettabile».

Lo sdegno dell’Anpi nasce da un presupposto: non si possono mettere sullo stesso piano i partigiani, che hanno contribuito alla Liberazione del Paese e altri combattenti che «si sono piegati al nazifascismo». Dopo anni, la polemica sembra non trovare ancora una fine.

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