Autistici gravi dimenticati da tutti: «Nessuno li vuole accogliere»

Udine, la denuncia dei genitori: sul territorio manca una struttura specializzata per gli ultraquindicenni. Famiglie disposte a finanziare la creazione di un centro, ma dagli amministratori nessuna risposta

UDINE. «Nessuno vuole accogliere i ragazzi affetti da autismo severo». A lanciare l’allarme sono i genitori di qualche decina di bambini inseriti ancora per poco nel centro “La Nostra Famiglia” di Pasian di Prato. Al compimento del quindicesimo anno d’età, questi ragazzi non avranno più diritto a quel tipo di assistenza e in assenza di centri specializzati saranno costretti a restare chiusi tra le mura di casa e, quindi, a regredire.

Ecco perché i genitori stanno battendo a tutte le porte, comprese quelle del Comune e dell’Azienda per l’assistenza sanitaria Friuli centrale impegnati nella creazione di un centro socio riabilitativo per i malati di autismo nell’ex scuola di via Massaua. Il sospetto è che anche quella struttura escluda gli autistici gravi.

Nei mesi scorsi una delegazione di mamme e papà hanno illustrato la problematica all’assessore ai Servizi sociali, Simona Liguori, e al dirigente dell’Ambito socio assistenziale, Roberto Orlich, ma sono ancora in attesa di una risposta.

«Siamo pronti a collaborare e a partecipare economicamente alla creazione di un progetto pilota, ma non riusciamo a capire se c’è o meno la volontà di farlo» spiega Renata Di Bella, una delle mamme che ha sollevato il problema. Il timore dei genitori è che, una volta usciti da “La Nostra famiglia”, in assenza di un centro in grado di strutturare gli spazi, si perdano le professionalità formate sul campo.

«Servono consulenze psichiatriche, ambienti strutturati, i nostri figli non sono scolarizzabili» insiste Di Bella prima di aggiungere: «Quando decidi di lasciare i bambini autistici in casa rendi anche i familiari autistici». Il motivo? Le mamme e i papà devono dedicarsi a tempo pieno a quei figli indifesi.

In un contesto caratterizzato da ristrettezze economiche, i genitori sanno bene che le loro voci, nonostante gli autistici siano in costante aumento, rischiano di restare inascoltate. Ma non si scoraggiano.

«Gli amministratori pubblici hanno paura a inserire gli autisti gravi in strutture dedicate perché servono tante risorse» afferma Di Bella nel ricordare che stiamo parlando «di ragazzi e ragazze che hanno bisogno, per la loro serenità, che non avvenga niente al di fuori del prevedibile e del quotidiano. Sono ragazzi forti, ma non autosufficienti. Non hanno mai imparato a parlare, faticano a comunicare desideri, paure, dolori e, in molti casi, non saranno mai in grado di farlo».

Sono ragazzi, insiste Di Bella, «che se si allontanano accidentalmente da casa non tornano indietro. Se vengono portati in luoghi a loro sconosciuti possono avere crisi comportamentali a tal punto da farli sembrare aggressivi e pericolosi».

Con coraggio e determinazione, le famiglie si battono da sempre per garantire una vita dignitosa ai loro figli incapaci di sostenere un mondo che comprendono a fatica.

«Purtroppo - aggiungono - anche nella nostra regione, avanzata in tanti campi, non c’è una progettualità dedicata agli adolescenti e agli adulti con autismo severo che, con la crescita, vedranno chiudersi tutte le strade.

Il sogno «è riuscire a creare una struttura in grado di far crescere ancora i ragazzi autistici per consentire loro di «vivere con dignità, continuando a strappare quotidiane vittorie».

Le famiglie pensano a un centro diurno che, nel tempo, possa diventare una struttura per il “dopo di noi”. «Siamo pronte - concludono - a offrire tutto il nostro impegno, ma è indispensabile la collaborazione dell’amministrazione pubblica e della Sanità».

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