Sauvignon connection, negative anche le analisi chimiche

Udine, il perito del tribunale ha depositato anche la seconda relazione. Il consulente dei produttori, professor Pascolo: nei mosti nessuna impurezza, ma solo quanto fornito da madre natura

UDINE. Nessuna traccia di irregolarità neppure dalle analisi chimiche. Proprio come emerso già per quelle microbiologiche e come speravano i produttori di vino coinvolti nella “Sauvignon connection”, l’inchiesta avviata ad agosto dalla Procura di Udine.

Il responso atteso dal perito Mario Malacarne, l’esperto della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Verona) incaricato dal tribunale di Udine di esaminare i campioni di mosto prelevati nelle cantine delle aziende agricole indagate per frode nell’esercizio del commercio aggravato, è arrivato oggi. Con un giorno di anticipo rispetto alla scadenza dei termini, quindi.

Caso Sauvignon, tutta la vicenda

Ad anticipare l’esito negativo della perizia è l’avvocato Giuseppe Campeis, difensore della quasi totalità dei produttori. Qualsiasi commento, tuttavia, è rinviato alla riunione che il legale terrà con la propria equipe di consulenti, quando le due relazioni saranno esaminate e comparate.

«I mosti non presentano niente di più di quanto fornito da madre natura in un normale processo di vinificazione», spiega intanto il professor Paolo Pascolo, uno dei consulenti del team. «L’impurezza che gli inquirenti cercavano - ha aggiunto – non è stata trovata. Le due perizie, insomma, convergono verso la medesima conclusione e cioè che nei mosti non ci sono evidenze estranee alla loro composizione».

La discussione in aula tra le parti degli esiti dell’incidente probatorio, davanti al gup Emanuele Lazzàro, è stata fissata per il 15 dicembre.

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