Alfano: "Migliaia di profughi nei Balcani, il Friuli non è ancora al sicuro"

Il ministro dell’Interno affronta i nodi sul tavolo del Governo: dalla sicurezza al controllo dei confini. «I rischi di infiltrazioni jihadiste ci sono, ma siamo pronti e preparati ad affrontare ogni evenienza»

UDINE. La situazione in regione, al momento, è sotto controllo, ma la presenza di migliaia di profughi in Slovenia e Croazia potrebbe far risuonare, a breve, un nuovo campanello d’allarme anche se il Viminale ha già pronti i piani per gestire un’eventuale arrivo incontrollato – e di massa – di richiedenti asilo.

Parola del ministro dell’Interno Angelino Alfano che arriva in Friuli per una due giorni – tra Trieste, Cividale e Pordenone – in cui affrontare con le istituzioni regionali i principali temi legati alla sicurezza: dal rischio di penetrazione dei jihadisti attraverso la rotta balcanica, ai militari inviati al presidio dei confini fino all’utilizzo delle caserme dismesse per l’accoglienza dei migranti.

Ministro, il Fvg, in questi ultimi mesi, è stato interessato da migliaia di arrivi di richiedenti asilo, sia attraverso la rotta balcanica che - dopo le chiusure di Austria e Germania - di persone che giungono via treno direttamente da Vienna. Che cosa sta facendo il ministero per aiutare Regione e Comuni?

«La situazione in Fvg è seguita con attenzione dalle prefetture e in questo senso è sotto controllo. Deve essere comunque chiaro che siamo di fronte a un quadro in continua evoluzione per la presenza negli Stati confinanti, come ad esempio Slovenia e Croazia, di molti profughi che possono ancora dirigersi verso l’Italia. Dobbiamo esserne consapevoli anche se, attualmente, non ci sono emergenze da affrontare. Bisogna sempre stare allerta e noi lo siamo. Il ministero dell’Interno, attraverso il Dipartimento per l’Immigrazione e il lavoro delle prefetture, collabora con le autorità regionali e con gli enti locali in modo proficuo e i risultati sinora raggiunti sono confortanti. Di questo, siamo molto soddisfatti come dimostra anche il consistente numero di Comuni friulani che ha presentato domande per i progetti di accoglienza».

Secondo lei utilizzare le caserme dismesse - e qui ce ne sono a decine - per l’accoglienza dei profughi potrebbe essere una buona soluzione?

«In questo caso è bene precisare come il loro utilizzo resti vincolato ai lavori necessari per renderle adeguate alla nuova destinazione. Lavori che sono in corso e vanno avanti grazie anche al prezioso contributo garantito dalla Regione».

Restando sempre in tema di profughi: che sviluppi si attende nei prossimi mesi e come si sta preparando l’Italia alla fine dell’inverno e ai periodi in cui, storicamente, aumentano gli arrivi?

«Vigiliamo al massimo e non ci limitiamo a controllare soltanto le aree italiane di retroconfine. Al momento, Slovenia, Croazia e Austria, tutti Paesi con cui operiamo bene, provvedono a effettuare continui e precisi controlli alle frontiere. Stiamo inoltre monitorando con attenzione l’area balcanica, in particolare Albania e Montenegro. Non stiamo registrando alcun caso allarmante anche se, per quanto ci riguarda, siamo attrezzati a gestire eventuali emergenze».

In tanti, a partire dal procuratore di Trieste sino al Capo di Stato maggiore della Difesa, hanno sottolineato il rischio che il Fvg – e più in generale il Nordest – possa diventare una terra di passaggio per possibili infiltrazioni di terroristi provenienti dai Balcani, soprattutto dal Kosovo. Condivide questa preoccupazione e, in ogni caso, quali sono le contromisure messe in campo dal Governo?

«Ho letto con attenzione le dichiarazioni del procuratore Mastelloni che ha delineato la possibilità del rischio che elementi dell’Is possano infiltrarsi tra i profughi attraverso la rotta balcanica e quindi anche in Fvg. Ho condiviso a tal proposito il suo riferimento a un più efficace coordinamento tra i servizi di sicurezza europei e a un controllo capillare dei cosiddetti foreign fighters. Le recenti operazioni eseguite dalle forze di polizia, compresi gli arresti in ambienti integralisti in tutto il nord Italia, tra cui anche in Friuli, sono la prova dell’altissimo grado di preparazione che le strutture preposte alla sicurezza mettono ogni giorno in campo, anche di fronte a un fenomeno nuovo e pericoloso come l’estremismo terroristico».

L’invio di 90 soldati – all’interno dell’operazione “Strade Sicure” – si deve leggere come un aumento della preoccupazione, a livello centrale, per il Fvg oppure come una scelta presa in parallelo all’aumento dei controlli decisi dopo gli attentati di Parigi e in vista dell’anno santo?

«Il Fvg non rientra tra le regioni a rischio massimo, ma è vicino alla rotta balcanica attraversata dai flussi di profughi e quindi costituisce un’area da monitorare con grande attenzione. Il presidio dei confini da parte di un centinaio di militari, in affiancamento alle forze dell’ordine, è strategico nel controllo delle frontiere nordorientali del Paese. Parliamo di un’importante forma di collaborazione la cui pianificazione e coordinamento è affidata al Comando operativo del vertice interforze, mentre a livello locale ai prefetti spetta la valutazione su come utilizzare al meglio queste nuove risorse».

Quanto resteranno i militari in regione?

«Difficile stabilirlo al momento, anche perchè sui tempi di permanenza dei soldati bisogna considerare come la loro presenza si inserisca in un’operazione di controllo svolta all’interno di una cornice più ampia: la lotta al terrorismo jihadista. Quella battaglia, cioè, che rappresenterà la priorità dei prossimi anni per le democrazie occidentali».

Il salvataggio della Prefettura di Pordenone ha permesso di tirare un sospiro di sollievo a tutta la provincia. Adesso possiamo dire ai cittadini di Pordenone che al 100% non verrà più messa in discussione?

«La prefettura di Pordenone costituisce un’istituzione essenziale per la sicurezza e per la vita sociale dei cittadini. Ho presentato un emendamento alla legge di Stabilità perché le prefetture restino, tutte, a presidio dei territori in questo particolare momento in cui la loro presenza capillare è fondamentale in termini di sicurezza e di garanzie sociali. Una logica, questa, seguita per evitare la chiusura di alcune prefetture scongiurando così l’eventuale isolamento dei territori interessati, che, in caso contrario, sarebbero stati privati di una cinghia di trasmissione fondamentale tra popolazione e istituzioni».

Il programma della visita in regione. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano sarà in Fvg venerdì e sabato. La visita prenderà il via da Trieste dove il ministro presiederà un incontro in Prefettura sulla sicurezza. Alle 18.30, su iniziativa della Fondazione “De Gasperi”, alla locanda “Al Castello” di Cividale, Alfano presenterà il suo libro “Chi ha paura non è libero”, con il direttore del Messaggero Veneto, Tommaso Cerno.

A seguire si terrà l’incontro pubblico “Ncd un nuovo progetto politico per il Paese”. Domani il ministro sarà a Pordenone per un incontro in quella Prefettura salvata dalla chiusura grazie a un emendamento del Governo inserito nella Legge di Stabilità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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