Il calvario dei risparmiatori: dal crac CoopCa alla bufera banche

Solo per BpVi e Veneto Banca 1.500 friulani coi soldi bloccati. Bcc del Fvg: più solidi degli altri. E la Uil accusa i metodi di vendita

UDINE. Le vicende sono diverse, diversi gli esiti. In comune hanno il modo: l’aver tradito la fiducia di chi si è rivolto a loro. Dove in quel “loro” c’è una parte del sistema bancario, ma anche del sistema cooperativo, con i casi emblematici in Fvg di Coop Operaie e di CoopCa.

Il risultato sono i risparmi, in molti casi di una vita, di tanti che li avevano messi, ahimè al sicuro, in azioni di Veneto Banca o Popolare di Vicenza, o nei libretti delle Coop. Di quei risparmi, una buona parte sono spariti, volatilizzati.

La stessa cosa delle quattro banche recentemente salvate dallo Stato? Come accennato in premessa, le modalità sono diverse, l’esito è lo stesso.

E se fortunatamente in questa regione non si sono registrati casi di disperazione estrema come a Civitavecchia, questo non significa che anche qui non ci siano persone e famiglie in forte difficoltà perché si trovano nell’impossibilità di tornare in possesso del denaro investito in azioni di BpVi o di Veneto Banca, oppure depositato nei libretti di CoopCa o Coop Operaie.

«Sono tanti, tantissimi coloro che si sono rivolti a noi di Federconsumatori - conferma Barbara Puschiasis -, sia persone singole, che famiglie, pensionati e lavoratori dipendenti. Ci sono anziani che, disperati, sono venuti a chiedere aiuto perché con i risparmi investiti in azioni delle Banche popolari, volevano aiutare i figli in difficoltà, perché hanno perduto il lavoro o sono in cassa integrazione, e si trovano nell’impossibilità di recuperare il proprio denro».

I piccoli risparmiatori del Friuli Venezia Giulia non hanno la “bussola” dell’investitore scafato.

«Sia in Popolare Vicenza che in Veneto banca abbiamo trovato un’altissima concentrazione di investimenti in azioni degli istituti di credito del patrimonio del consumatore. Se prendiamo a riferimento i casi Parmalat o bond argentini, era accaduto che in quei titoli le persone avessero investito il 10 o il 20 per cento del patrimonio. Nel caso delle Popolari invece - prosegue Puschiasis - la maggior parte dei mille e 500 consumatori che si sono rivolti a noi, ha vincolato in azioni dall’85 per cento in su del proprio patrimonio. Una delle regole che devono guidare coloro che puntano su operazioni finanziarie, è quella di diversificare l’investimento. È evidente che non ci troviamo di fronte a speculatori di professione, ma a persone che hanno creduto in buona fede di depositare i propri beni al sicuro».

Una situazione, quella dei piccoli azionisti delle Popolari, che «si riversa sul piano sociale, perché persone che hanno il proprio patrimonio immobilizzato, sono persone che non hanno più capacità di spesa, che possono non essere più nelle condizioni di curare se stessi. È un drammaa a 360 gradi - considera la referente di Federconsumatori - che si ripercuote».

Risparmiatori, e soci, traditi anche dalle grandi coop della regione, dalle Operaie di Trieste alla Cooperativa Carnica.

Nel primo caso i soci si vedranno restituire circa il 65/70 per cento dei risparmi depositati. In CoopCa la percentuale scende al 50, che è la quota assicurata dal sistema cooperativo (guidato da Coop Nordest), e parliamo di 13,6 milioni su 27.

Forse qualcosa di più potrebbe arrivare dalla vendita dell’attivo, ma si resterà molto lontani dalla restituzione dell’intero patrimonio ai soci. E poi ci sono gli 8 milioni di quote sociali svanite e che non torneranno più.

È vero, in questo angolo del Nordest le situazioni in essere sono diverse da quelle di CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria, le quattro banche salvate dal Governo a spese - soprattutto - dei risparmiatori. Ma i drammi che vi sono dietro, sono gli stessi: persone, lavoratori, pensionati, piccoli imprenditori, che hanno creduto ai vari funzionari di banca che proponevano come “sicuro” un investimento che sicuro non era.

Cose che accadono spesso nelle banche, come ha riferito Gianfranco Flora di Uil Servizi, parlando di «colleghi subissati di mail affinchè vendano i prodotti che in quel momento l’azienda vuole vendere». A prescindere dal tipo di cliente che si trovano davanti, e anche dell’etica che dovrebbe guidare l’agire di tutti, compresi gli impiegati di banca.

Ora le associazioni di consumatori si appellano alla Regione. «Attendiamo la convocazione - spiega Barbara Puschiasis - durante la quale chiederemo alla presidente che interceda affinchè sia Popolare Vicenza che Veneto Banca istituiscano subito un tavolo di conciliazione per esaminare caso per caso ogni posizione e decidere modalità del risarcimento. I consumatori ne hanno diritto».

Per alcune banche in difficoltà, ce ne sono altre in salute, e il parametro della solidità sarà di grande importanza dal prossimo anno con l’entrata in vigore del bail-in che prevede che i costi per salvare una banca in crisi non ricadano più sui contribuenti ma sugli azionisti e i risparmiatori della banca stessa.

Fondamentale, dunque, scegliere l’istituto con cui intrattenere rapporti controllando l’indicatore Cet1 ratio (Common Equity Tier 1 Ratio): più alto è questo valore, più la banca è solida.

«Il sistema del Credito Cooperativo in Fvg - rimarca la Federazione delle Bcc del Friuli Venezia Giulia - ha un Cet1 ratio del 18,1 per cento, mentre il sistema bancario italiano è all’11,8 (la norma Ue chiede almeno il 7%)».

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