La crisi delle banche a Nordest, risparmi a rischio per ventimila friulani

Con il congelamento delle azioni intere famiglie in difficoltà. Oltre 800 richieste d’aiuto allo sportello di Federconsumatori

UDINE. C’è chi vede sfumare, per il proprio figlio, il sogno di una carriera nell’Aeronautica. Ma c’è anche il pensionato che ha urgente bisogno di ristrutturare la vecchia casa di proprietà e non può farlo. E ancora la giovane coppia che non può arredare l’appartamento appena acquistato perchè con un “pezzo” di mutuo è stata costretta ad acquistare azioni.

E infine chi ha firmato delle aperture di fidi, per centinaia di migliaia di euro, che si sono “trasformati” in titoli oggi invendibili e si vedono pure messi all’indice come cattivi pagatori.

E’ impressionante lo spaccato che esce dalle storie dei friulani soci di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, i due istituti finiti nella bufera, le cui azioni sono congelate o si sono svalutate di brutto, rendendo di fatto carta straccia l’investimento. I soci friulani di Pop Vicenza sono 12.850 circa, quelli di Veneto Banca sono stimati in 7, forse 8 mila tra le province di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste.

Del resto le due banche sono radicate nel territorio, con sportelli e filiali un po’ dappertutto, anche nei centri minori, quindi è logico che nella “rete” siano finiti impiegati, coltivatori diretti, operai, dirigenti, commercianti.

A togliere il velo, a portare alla luce questa situazione, che per le persone coinvolte è dolorosa e frustrante, è la presidente di Federconsumatori regionale, l’avvocato Barbara Puschiasis.

«Sono circa 800 i casi che stiamo vagliando, solo nel nostro ufficio di Udine - afferma Puschiasis -. Ma molta gente si è rivolta anche ad altri enti di tutela e in tanti ci hanno chiamato per informazioni. Il problema è rilevante, direi che attualmente tocca migliaia di famiglie».

Federconsumatori divide in tre categorie i risparmiatori in difficoltà, a seconda delle caratteristiche dell’investimento e al profilo del cliente stesso. Tutti accomunati dall’impossibilità di riavere il proprio denaro.

«Il primo caso - racconta la presidente di Federconsumatori - riguarda chi ha accumulato contanti e li ha tutti investiti in azioni della Popolare di Vicenza.

Ci sono gli investitori di vecchia data, quelli che fecero gli acquisti negli anni Novanta, quando esisteva ancora la Popolare Udinese (poi assorbita dalla “sorella” veneta, ndr) e chi ha investito in anni più recenti. Il classico esempio?

Quello del pensionato che ha accumulato durante tutta la vita, magari si è privato di qualche sfizio, ha rinunciato a viaggi o vacanze, si è ritrovato un bel gruzzolo e lo ha depositato in azioni e obbligazioni. Ci sono marito e moglie di un paese della provincia di Udine, che vivono solo con la pensione di lui, circa 700 euro al mese, con un patrimonio di 100 mila euro investito in BpVi e una casa di proprietà.

Quando hanno dovuto sostenere delle spese per rimettere a posto il tetto dell’abitazione, hanno fatto domanda di rimborso delle azioni, domanda che ovviamente non ha avuto buon esito. Adesso, visto il basso importo dell’assegno pensionistico, sono senza un euro, ma la ristrutturazione della casa non può aspettare.

E quindi sono stati costretti a indebitarsi, per circa 50 mila euro, per affrontare i lavori di restauro, mentre i loro risparmi sono congelati, inutilizzabili.

Tra gli “accumulatori” c’è da segnalare la vicenda di una famiglia di Udine che aveva giusto messo da parte 100 mila euro per consentire al figlio di frequentare i corsi di volo e prendere il brevetto aprendosi le porte per una carriera da pilota, con una spesa preventivata di circa 80 mila euro. Anche loro beffati e impossibilitati a usare quel denaro.

E così tanti altri. Ma c’è un impoverimento complessivo della società: se uno non può più far studiare il figlio o non può aggiustare l’abitazione, non gira nemmeno l’economia».

La seconda tipologia di risparmiatori finiti nella rete, è quella che Puschiasis definisce «il caso Serracchiani». La presidente della Regione, pochi giorni fa, ha dichiarato di aver perso oltre 18 mila euro, in conseguenza dell’acquisto di azioni della Pop Vicenza per avere condizioni più vantaggiose per il mutuo.

«Delle 800 posizioni che stiamo seguendo - osserva ancora la leader di Federconsumatori -, circa la metà fanno parte di questa tipologia, il 40 per cento sono invece gli accumulatori. Se vuoi avere un mutuo con meno interessi diventa socio, era più o meno l’opportunità che ci si sentiva offrire dal consulente.

E così dal 2013 in poi alla Vicenza facevano sottoscrivere un taglio minimo di 100 azioni a un valore di 62,50 euro ad azione, in tutto 6.250 euro. L’esempio classico? La famiglia giovane che compera l’abitazione. Ma con una parte dei soldi del mutuo ha acquistato azioni, quindi si è privata dei mobili o di altri accessori utili.

E c’è anche chi ha preso le azioni, della Veneto Banca, in questo caso, prima di ottenere il mutuo, chiedendo un prestito a familiari o amici, coinvolgendo così nelle perdite anche i congiunti».

Infine il terzo caso, quello che a sentire Puschiasis, è il più grave, anche se per fortuna circoscritto. «Abbiamo avuto una trentina di richieste di aiuto - dice ancora l’avvocato - ma qui le perdite sono molto più consistenti.

Il funzionario di banca, sempre nel periodo tra il 2013 e il 2014, contattava i clienti più affidabili, ai quali veniva proposta l’apertura di un fido di conto per tagli da 50 mila a 2 milioni di euro, con cui venivano acquistate azioni della banca, oggi inesigibili.

Madre e due figli, componenti di una famiglia del Friuli, hanno firmato l’investimento e acceso fidi da 200 mila a un milione e mezzo di euro. Adesso la banca chiede il rientro dei fidi, scaduti a novembre dopo una proroga di un anno, ma le azioni sono congelate.

E oltre al danno c’è la beffa, perchè i clienti sono stati pure segnalati alla centrale rischi delle banche (Crif) e sono sulla lista nera dei cattivi pagatori e non possono ottenere altri finanziamenti in istituti diversi.

Abbiamo chiesto alla Popolare di Vicenza di annullare completamente tali posizioni, un azzeramento totale di contratti spesso firmati in fretta e senza le informazioni dovute».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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