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Veneto Banca, resa dei conti tra i soci

Tensione altissima in vista dell’assemblea tra chi vuole la Spa e i contrari. Federconsumatori e rappresentanti dei “piccoli”: votate sì per non perdere tutto

di Maurizio Cescon
3 minuti di lettura

UDINE. Non serve un indovino per prevedere che tra 48 ore l’assemblea dei soci di Veneto Banca sarà l’arena di una corrida. Una resa dei conti vera e propria con in palio il futuro dell’istituto di credito. O quantomeno quello che ne resta.

E della partita saranno protagonisti tantissimi azionisti udinesi, goriziani e pordenonesi (si stimano in circa 7, 8 mila), che faranno sentire la loro voce, a villa Loredan a Venegazzù.

La tensione è alle stelle, il pressing per tentare di condizionare il voto decisivo è asfissiante. E l’esito dell’assemblea di sabato farà un po’ da cartina di tornasole per la gemella di sventura Popolare di Vicenza, che il redde rationem lo ha fissato in marzo.

Tre gli scenari all’orizzonte: il voto favorevole alla trasformazione della banca in Spa, la capitalizzazione e l’ingresso in Borsa; il no a questa ipotesi; un rinvio, una dilazione dei tempi.

Ma qual è l’umore dei soci? La rabbia ribolle, è chiaro. Perchè in tantissimi hanno già perso un sacco di soldi, o quantomeno hanno i titoli congelati.

E così su Facebook proliferano gruppi, in particolare tra Treviso, Padova e Venezia, di “vendicatori”, che sono per il no alla Spa, che preferiscono un “muoia Sansone con tutti i filistei” piuttosto che seguire le rigide indicazioni della Bce.

Se dovesse prevalere davvero il no, Veneto Banca andrebbe al massacro. Commissariamento, azzeramento di migliaia di conti, bail-in praticamente immediato. Un bagno di sangue per migliaia di risparmiatori friulani. Un’evenienza, questa, che le associazioni a tutela dei clienti, in primis Federconsumatori, provano a scongiurare.

Per tentare di salvare il salvabile, con un futuro nel mercato, quello borsistico, e la possibilità, un domani, di poter rientrare almeno in parte del capitale bruciato in questi anni. Sulla stessa linea di Federconsumatori anche Giovanni Schiavon, leader dei piccoli soci, che prende carta e penna e ribadisce la posizione dell’associazione in vista dell’appuntamento di sabato.

«Siamo stati i primi a criticare duramente la legge 33/2015 sulla riforma delle Banche Popolari e abbiamo proposto ben due ricorsi al Tar de Lazio per denunciarne i molti profili di incostituzionalità - spiega -. Purtroppo non siamo riusciti a ottenere che il Tar si pronunci prima dell’assemblea straordinaria (l’udienza è fissata per il 10 febbraio). La nostra censura riguarda non la trasformazione in Spa in sé, bensì i tempi strettissimi che sono stati imposti e l’assenza di gradualità di sua applicazione».

Eppure, sottolinea Schiavon, «la nostra Banca non ha più i requisiti di patrimonialità e un aumento di capitale – da ricercare necessariamente sul mercato – è urgentissimo. Con questa considerazione, siamo a suggerire a tutti di votare si. Fate attenzione perché l’alternativa azzererebbe il valore dei risparmi. Invece il sì consentirebbe di sperare in un recupero reddituale della Banca che, in un territorio dinamico come il Nordest, uno dei più ricchi d’Europa, è ben possibile e un incremento del valore delle azioni».

«Non lasciatevi prendere dal panico», è l’appello di Schiavon. Ovvero diffidate da chi vi invita a votare no, aggiunge.

«La nostra Associazione non ha mai agito in conflitto di interessi, passato, presente e futuro. Vogliamo esercitare con i vertici della banca, in primis un ruolo di sorveglianza e controllo ma anche di collaborazione nell’interesse dei soci e per il bene stesso della banca e, dunque, indirettamente, anche nostro. Pretendiamo chiarezza, trasparenza e veridicità sui bilanci del passato e sulle perdite registrate. Ma dobbiamo anche ricordare, che la grave situazione deriva soprattutto da scelte gestionali che non hanno tenuto conto del cambiamento che si stava prospettando sul piano europeo, da acquisizioni problematiche, da una eccessiva rincorsa alla crescita della banca e da cattive sorveglianze. E tutto ciò deve esserci spiegato e motivato».

Fin qui le ragioni del no e del sì. Ma c’è una terza strada che potrebbe delinearsi, una volta che nell’arena, con la corrida tra i soci in pieno svolgimento, ci si dovesse trovare davanti a un vicolo cieco, all’impossibilità di trovare una sintesi, a votare in modo sereno.

E cioè potrebbe spuntare la proposta di un rinvio della trasformazione in Spa e del percorso delineato. A quel punto la palla tornerebbe alla Banca centrale europea che potrebbe considerare l’opzione come una perdita di tempo tout court e quindi accelerare verso il commissariamento.

Tutto ciò che avverrà sabato si ripercuoterà, in un modo o nell’altro, sul destino della Banca Popolare di Vicenza: e proprio gli azionisti della BpVi saranno i più interessati a capire cosa accadrà a Montebelluna.

La delicata vicenda delle due Popolari venete sarà discussa domani pomeriggio a Udine. In relazione alle vicende che nel 2015 hanno interessato la Banca Popolare di Vicenza e la Veneto Banca, culminate con le inchieste avviate dalla magistratura, e alle gravi ricadute patrimoniali ed economiche che ne sono seguite a danno di azionisti e risparmiatori, l’Associazione piccole e medie industrie del Friuli Venezia Giulia-Confapi in collaborazione con la sede di Udine dello studio Galgano organizza un incontro.

Sono previsti gli interventi degli avvocati Andrea Cabrini, Mario Baraldi e Gerardo Marasco. E proprio l’avvocato Cabrini, anticipa le linee fondamentali del suo pensiero.

«Per quanto riguarda la trasformazione in Spa - afferma -, a me pare che per coloro che fossero stati vittime di condotte irregolari da parte della Banca, l’esercizio del diritto di recesso a fronte della trasformazione in Spa con una valutazione dell’azione così bassa (7,90 euro, ndr) possa comportare il rischio di un consolidamento di una perdita molto grave, attorno all’80%, con l’ulteriore rischio di vedersi preclusa la possibilità, attraverso il mantenimento delle azioni, di coltivare azioni legali, ove ne ricorrano i presupposti, per il recupero dei danni; nell’ipotesi in cui le azioni non dovessero avere esito favorevole, tali investitori dovrebbero necessariamente considerare l’investimento a lungo termine, confidando nel fatto che l’andamento della Banca e del titolo migliori rispetto alla congiuntura di oggi, eccezionalmente negativa. Il focus della conferenza sarà mirato a “dare consapevolezza agli investitori della reale situazione, nonché ad anticipare i possibili scenari futuri, oltre che, ovviamente, i possibili rimedi da attivare”. Sarà inoltre trattato il tema delle ispezioni svolte da Bankitalia e quello relativo alle sanzioni della Consob nei confronti di BpVi e di Veneto Banca».

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