La Chiesa: "Potrebbe essere una cosa positiva, ma vogliamo vedere i cartelloni"

«Di primo acchito ci pare un fatto positivo, ma, prima di esprimere qualsiasi tipo di giudizio, attendiamo di vedere questi manifesti». Non si sbottona monsignor Guido Genero, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine

UDINE. «Di primo acchito ci pare un fatto positivo, ma, prima di esprimere qualsiasi tipo di giudizio, attendiamo di vedere questi manifesti».

Non si sbottona monsignor Guido Genero, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine. Usa, come lui stesso dice “il realismo”, prima di commentare l’iniziativa della comunità musulmana.

Fu lo stesso prelato, un mese fa, a chiedere un chiarimento agli islamici di Udine dopo i fatti di Parigi. Non aveva infatti mistero che tra le comunità cristiana e islamica i rapporti erano simili a una “vicinanza silenziosa”.

«Vogliamo un rendiconto da parte loro di come la loro religione possa ispirare quei fatti, di come si possa uccidere nel nome di Dio e creare una simile mattanza – aveva detto monsignor Genero –. Restiamo ogni giorno di più meravigliati per i fatti di inaudita violenza. E le semplici risposte di condanna agli episodi ora non bastano più. Serve una vera e propria presa di coscienza forte».

«I rapporti con la comunità islamica di Udine sono tutti da chiarire – aveva concluso il vicario generale dell’Arcidiocesi –. Non abbiamo collegamenti frequenti».

Parole queste che avevano trovato in disaccordo la stessa comunità islamica. Il segretario del Centro Misericordia e Solidarietà, Fauzi Mjoual aveva ricordato alla Chiesa la vicinanza in quei giorni dopo l'attentato in Francia. «Siamo d'accordo – aveva detto – che bisogna fare più incontri, ma noi abbiamo sempre dato la nostra disponibilità anche partecipando alla manifestazione sotto la Loggia del Lionello.

Il nostro è stato un gesto chiaro senza secondi fini. Chiediamo altrettanta apertura anche da parte della Chiesa».

«Chi uccide un essere umano – aveva ricordato Fouzi – è come se uccidesse una comunità intera. Non hanno niente a che fare con l'Islam». (da.vi.)

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