Porzûs, tornano alla luce i sentieri dell’eccidio

La mappa Tabacco riproduce gli itinerari percorsi da osovani e garibaldini nel ’45. La ricostruzione si basa sulle foto di 23 anni fa e le testimonianze processuali

ATTIMIS. Sulle orme dei partigiani tra le malghe di Porzûs. Il professore universitario, Roberto Strazzolini, chimico di formazione e storico per passione, percorre da decenne i sentieri calpestati, prima e durante l’eccidio, da osovani e garibaldini.

Negli anni Novanta quando il bosco non li aveva ancora invasi, li ha fotografati e, nei mesi scorsi, con l’ausilio del Gps messo a disposizione dalla Regione, li ha catalogati e tracciati in una mappa fresca di stampa. La cartina che porta il marchio “Tabacco” edita da Aviani, sarà presentata giovedì, alle 17.30, nella Casa della Contadinanza, a Udine. Ora, con la mappa in mano, studiosi ed escursionisti posso ripercorrere la storia.

A oltre 70 anni dall’eccidio di Porzûs dove il 7 febbraio 1945 i gappisti uccisero 17 partigiani della brigata Osoppo, scatta l’operazione “geografia della memoria”.

Prima d’ora nessuno aveva riprodotto i sentieri della lotta partigiana in un documento agile, dal formato tascabile, stampato in 500 copie, facilmente utilizzabile anche dai turisti che desiderano conoscere una pagina di storia locale e apprezzare le bellezze naturalistiche che in quella valle non mancano.

«In questi giorni se ne fa un gran parlare» spiega Strazzolini facendo riferimento alla polemica tra Regione e Provincia in merito alla commemorazione dell’eccidio, ricordando che tutti parlano delle malghe di Porzûs, ma ne conoscono solo una, quella dove è avvenuto l’eccidio.

«Dove sono le altre? Quante sono?». Questi gli interrogativi che si è posto 23 anni fa Strazzolini quando, con i testimoni di allora, ripercorse e documentò fotograficamente le tracce ancora visibili. «Senza le immagini scattate negli anni Novanta e il personale dei servizi tecnici della Regione non sarebbe stato possibile verificare la veridicità degli avvistamenti emersi dalle testimonianze rese nelle fasi processuali» aggiunge il docente nel soffermarsi sugli itinerari che ripercorrono la storia dell’eccidio.

Cinque i percorsi ricostruiti prendendo a riferimento la sentieristica dell’epoca. Il primo è quello di rientro dei tre osovani da Canebola alle malghe, compresa la verifica della visibilità del cimitero di Porzûs. Il secondo ripropone l’itinerario di provenienza e penetrazione dei gappisti nella base osovana di Topli Uorch.

«Il sentiero fu percorso dai gappisti di Giacca in avvicinamento alle malghe, lambendo il cimitero di Porzûs» precisa Strazzolini indicando, sulla carta, il terzo itinerario, quello di ricognizione all’interno della base osovana di Topli Uorch da parte dei gappisti e di avvistamento dell’osovano Afro e del garibaldino Tigre.

E se il percorso successivo, il quarto, ripercorre la strada di provenienza dell’osovano Afro e del garibaldino Tigre da Subit verso la base osovana di Topli Uorch e quella del tentativo di fuga mortale di Giovanni Comin, il quinto e ultimo è quello di fuga dell’osovano Centina dalla base di Topli Uorch verso la base di Robedischis.

«In un particolare più dettagliato sono ben indicati i percorsi seguiti dai gappisti nelle fasi di contatto, cattura, sequestro degli osovani, compresi quelli di perquisizione dell’intero sistema delle malghe alla ricerca dei materiali nella disponibilità degli osovani» conclude Strazzolini non prima di ricordare che nella cartina sono indicati anche il campo di visuale libero, le malghe presenti sul territorio, molte delle quali in condizioni pessime, i luoghi delle esecuzioni, il deposito coperto di materiali e il riparo di vedetta osovano.

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