«Rimuovete la scritta Dacia Arena». L’Udinese dice di no: non è pubblicità

Lettera del Comune alla società per spiegare i motivi della mancata autorizzazione. La difesa: è un’insegna e indica che lì si esercita l’attività di calcio con il main sponsor

UDINE. La lettera è arrivata negli uffici amministrativi di piazzale Repubblica Argentina ieri mattina. Una comunicazione lunga poco più di una paginetta con la quale il Comune di Udine ha informato l’Udinese calcio dei «motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di autorizzazione a installare l’insegna Dacia Arena» sulla facciata dello stadio.

Nessuna deroga, insomma: quel pannello va rimosso. Con le buone, cioè lasciando che a farlo sia la stessa Udinese, o con le cattive, ossia con un’ordinanza del sindaco. A meno che, s’intende, la società bianconera non riesca a convincere palazzo D’Aronco della correttezza del proprio operato. Ed è esattamente questa la strada che, al momento, ha imboccato la vexata quaestio.

«La questione è abbastanza semplice – afferma l’avvocato Andrea Franchin, legale dell’Udinese –: la nostra istanza non parla di un cartello pubblicitario, bensì di un’insegna. L’equivoco sta tutto qui e sgombera il campo anche da eventuali obiezioni in merito alle dimensioni del pannello (il limite di quelli pubblicitari è fissato in sei metri quadrati, ndr)». Ebbene, se di questo si tratta, secondo la società sportiva il problema non si pone, visto che «l’insegna – spiega l’avvocato Franchin – indica il luogo in cui l’Udinese esercita la propria attività di calcio, sotto l’insegna della Dacia, appunto, in virtù di un contratto di sponsorizzazione».

Tutto chiaro, quindi? Nella sede dei Rizzi ne sono convinti. «L’insegna “Dacia Arena” è identificativa del luogo in cui si esercita l’attività – ribadisce il legale –. Quella di calcio, naturalmente, con il nome del main sponsor al quale l’Udinese è legata da un vincolo commerciale. L’attività della Dacia (la produzione di autovetture, ndr) qui non c’entra niente e quindi parlare di cartello pubblicitario è assolutamente fuorviante».

E sono sostanzialmente queste le osservazioni giuridiche che la società di paron Pozzo farà pervenire al Servizio edilizia privata, da cui la comunicazione è appunto partita, nel tempo massimo di dieci giorni. Qualora le controdeduzioni dovessero essere rigettate, il Comune potrebbe passare ai fatti, ricorrendo a un’ordinanza di rimozione. Il che, tuttavia, non chiuderebbe ancora la vertenza: lungi dal darsi per vinta, l’Udinese potrebbe a quel punto impugnare il provvedimento davanti ai giudici del Tribunale amministrativo regionale o, in alternativa (secondo un orientamento già rodato in casi come questo), a quelli del tribunale civile.

A manifestare il proprio disappunto rispetto alla nuova scritta, issata a lettere cubitali all’ingresso dello stadio, è stato anche un gruppo di tifosi della Curva Nord. Lo ha fatto domenica, in occasione della partita in casa contro la Lazio, con un’iniziativa che evidenzia e sintetizza l’amarezza con cui anche i supporters stanno vivendo la questione del nome dello stadio. «Oggi – si leggeva sui manifesti a firma dei “Supporters 1996” affissi fuori dai cancelli – il nostro gruppo non porgerà l’altra guancia, noi rimaniamo fuori col biglietto in tasca, voi entrate pure nel nuovo supermarket».

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