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Giulio Regeni trovato morto in Egitto in un fosso: è giallo. La polizia: incidente. La procura: omicidio E apre un'inchiesta

Il ministro Federica Guidi interrompe la visita Al Cairo. Il cordoglio del ministro Gentiloni. Il Governo ha chiesto l’avvio immediato di un’indagine con la partecipazione di esperti italiani. La polizia egiziana: "Nessun crimine, probabile un incidente", ma i medici legali li smentiscono: "Coltellate e tagli su naso e orecchio". Notizie contrastanti, Il Cairo apre un'inchiesta

3 minuti di lettura

UDINE. Tradito dal Paese che amava, da quella cultura che studiava con passione e che ora trasmette solo dolore. Giulio Regeni è stato trovato morto al Cairo, in circostanze tragiche, che ora il Governo italiano, e prima di tutti la famiglia, vogliono siano chiarite fino nei dettagli.

Il suo corpo è stato trovato in un fosso, all’estrema periferia della capitale egiziana. Lì è stato trasportato e su di lui sono visibili i segni di «torture evidenti», secondo quanto riportato dai media egiziani e rilanciato dalla Rai e da “Chi l’ha visto”.

Giulio Regeni, originario di Fiumicello, era scomparso al Cairo il 25 gennaio, dieci giorni dopo aver compiuto 28 anni. Si trovava nella capitale egiziana da settembre, per lavorare alla sua tesi, da dottorando in commercio e sviluppo internazionale al dipartimento di politica e studi internazionali dell’università di Cambridge.

Conosceva l’arabo, parlava bene l’inglese e il francese. La prima a dare l’allarme via Twitter è stata la sua migliore amica, Noura Wahby, egiziana e compagna di ateneo di Giulio in Inghilterra, dopo appena cinque ore nelle quali non aveva più avuto notizie di lui.

Lo studente era stato visto attorno alle 20 di lunedì 25 gennaio, prendere la linea 2 della metropolitana, salendo sul treno alla stazione di Bohooth, nel quartiere di Dokki, che fa parte del governatorato di Giza. Il ragazzo avrebbe dovuto incontrare delle persone a Tahrir, Bab Al Louq, dove però non è mai arrivato. Così hanno raccontato i suoi conoscenti.

Quel giorno nella capitale, e in tutto l’Egitto, si erano tenute una serie di manifestazioni di protesta contro il regime di al-Sisi. Le ricerche sono subito apparse difficili, tra indiscrezioni e smentite del governo egiziano, come le rassicurazioni sul fatto che «lo studente italiano scomparso, non è detenuto da alcun organo dell’Interno, forze dell’ordine, Sicurezza nazionale, Servizi di indagine inclusi».

Mercoledì il tragico epilogo, con il ritrovamento del corpo del ragazzo in un fosso, sulla strada che dal Cairo porta ad Alessandria, nella zona chiamata Sei ottobre.

Nella capitale egiziana era arrivata una delegazione di 60 imprenditori, guidata dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. La missione – che si sarebbe dovuta conclude oggi – è stata immediatamente sospesa.

Il ministro e l’Ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, che da subito ha seguito il caso di Regeni: sono stati loro i primi a incontrare ieri sera i genitori del dottorando, Paola Deffendi e Claudio Regeni, che sabato scorso avevano raggiunto il Cairo per aiutare le ricerche del figlio.

I due coniugi in serata sono stati portati all’Ambasciata e lì hanno ricevuto il sostegno di Guidi e Massari. Ai genitori dello studente anche il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, ha manifestato «profondo cordoglio personale e del Governo».

Dal titolare della Farnesina era emersa domenica scorsa la notizia della scomparsa di Regeni ed era stato lui il primo ad attivarsi con l’omologo egiziano. Come ieri, subito dopo la notizia della morte dello studente, è stato Gentiloni a chiedere con determinazione che la tragedia venga chiarita, fin nei dettagli.

«Il Governo italiano ha richiesto alle autorità egiziane il massimo impegno per l’accertamento della verità e dello svolgimento dei fatti – ha detto Gentiloni –, anche con l’avvio immediato di un’indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani».

Un dettaglio – quello degli esperti italiani – che lascia intravedere i contorni poco chiari e la drammaticità per come è stata spezzata la vita di Giulio Regeni. Un ragazzo di 28 anni, cittadino del mondo, aperto al mondo, esperto di Medio Oriente.

Aveva frequentato il Collegio del Mondo unito a Duino, studiato in New Mexico e a Damasco, lavorato a Oxford e adesso era impegnato al Cairo per l’università di Cambridge. Il suo desiderio di sapere è stato infranto, senza pietà.

Corpo all'esame del medico legale. Il corpo di Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso lo scorso 25 gennaio e ritrovato morto mercoledì alla periferia del Cairo, è stato consegnato agli esperti di medicina legale locali che devono appurare le cause del decesso: lo riferisce il quotidiano al Watan, l’unico tra quelli locali a dare risalto alla vicenda.

Il corpo - secondo il giornale - presenta segni di tortura ma per il momento le autorità non si sbilanciano sulle possibili cause della morte. Il ministero dell’Interno egiziano per il momento non ha ancora rilasciato un commento ufficiale sulla vicenda.

Tra le ipotesi al vaglio, secondo al Watan, anche quella di un incidente stradale.

La polizia: nessun crimine, forse un incidente. Il direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza, il generale Khaled Shalabi, ha sostenuto che «non c'è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria»: lo riporta il sito egiziano "Youm7".

In dichiarazioni esclusive al sito, il generale ha indicato che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e ha smentito che Regeni "sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato".

Sul corpo segni di coltellate. Esaminando il corpo dello studente italiano Giulio Regeni i procuratori al Cairo hanno trovato segni di accoltellamento sulle spalle e tagli su un orecchio e sul naso. È quanto riferisce una fonte dell’ufficio della procura generale egiziana, aggiungendo che Regeni è stato trovato semi-nudo all’inizio della strada che collega Il Cairo ad Alessandria. (Fonte Reuters)

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