Casini attacca l’Egitto: «Vergognosi tentativi di sviare le indagini»

Dopo la tragica fine di Giulio Regeni affondo del presidente della commissione esteri del Senato. Sul mantenimento dei buoni rapporti: dipende dagli egiziani

UDINE. Pier Ferdinando Casini è stato, sin dalla scoperta del corpo senza vita di Regeni, uno tra i più duri nei confronti dell’Egitto. E ieri, l’attuale presidente della commissione Esteri del Senato, ha rincarato la dose parlando, senza troppi giri di parole, di «vergognosi tentativi di depistaggio» da parte delle autorità egiziane.

Presidente i suoi toni sono forti, come quelli di pochi altri nei confronti dell’Egitto...

«In questo caso parlano i fatti, non le chiacchiere. Prima ci è stato detto che la morte sarebbe stata legata a un incidente stradale. Poi, soltanto dopo le pressioni italiane, è emersa una realtà diametralmente opposta. Come vogliamo definire questa strategia se non un tentato depistaggio?».

Perchè gli egiziani avrebbero dovuto sviare le indagini?

«Per cercare di archiviare in fretta il caso. Una decisione inaccettabile per il nostro Paese. Non vogliamo una verità di comodo. Vogliamo, anzi pretendiamo, che venga fatta chiarezza sulle dinamiche che hanno portato alla morte di Regeni. Qui c’è in ballo il dolore di una famiglia, l’onore del Paese e la dignità nazionale».

Crede che al-Sisi abbia paura di incrinare le relazioni bilaterali tra l’Egitto e uno dei suoi più fidi alleati in Occidente?

«I rapporti tra Italia ed Egitto non si rovineranno se l’indagine verrà svolta in maniera seria e approfondita senza nascondere la verità sotto un tappeto. Non siamo nemici di al-Sisi, le relazioni con l’Egitto sono ancora buone, ma il loro mantenimento dipende da loro, non da noi».

Che idea si è fatto della morte di Regeni?

«Non posso certo anticipare i risultati dell’indagine, ma l’Egitto è un Paese molto nervoso che deve fare i conti con la minaccia terroristica e con la presenza dell’Is nel Sinai. E per affrontare questa minaccia si è dotato di un apparato repressivo gigantesco al cui interno ci possono essere stati dei settori sfuggiti al controllo della autorità. Se fosse così, vogliamo saperlo. Possiamo provare a capire tutto, tranne il tentativo di insabbiare la morte di un nostro connazionale».

Come valuta il comportamento del Governo italiano in questa vicenda?

«Una reazione all’insegna della grande dignità nazionale: la missione economica è stata immediatamente annullata, premendo sull’Egitto per chiedere l’affiancamento di esperti italiani nell’indagine».

Uomini delle forze dell’ordine arrivati al Cairo ieri pomeriggio...

«Sì e questo dimostra come al-Sisi abbia capito la necessità di dimostrare la massima collaborazione nei nostri confronti. Un segnale positivo che si somma alle indubbie professionalità che i nostri esperti di carabinieri, polizia e Interpol potranno sfruttare direttamente sul campo per chiarire ogni particolare».

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