Il Friuli ha abbracciato i genitori di Giulio Regeni

Il papà e la mamma del ricercatore torturato e ucciso al Cairo sono stati accolti all'aeroporto di Ronchi dalla presidente Serracchiani. Il commosso incontro con la figlia

RONCHI DEI LEGIONARI. L’abbraccio, più desiderato e insieme doloroso, arriva all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Pochi istanti dopo le 20.15.

Sono trascorsi nove giorni, di speranza e attesa, nove giorni che hanno stravolto loro la vita, quando Paola Deffendi e Claudio Regeni incrociano lo sguardo della figlia Irene, 23 anni, studentessa all’università di Trieste e pattinatrice.

È lei la prima che incontrano scendendo dall’aereo Alitalia che da Roma ieri sera ha riportato in Friuli i genitori di Giulio Regeni, ucciso al Cairo. Non c’è spazio per telecamere, taccuini e giornalisti. I coniugi Regeni hanno chiesto riservatezza e protezioni totali.

Solo pochi minuti prima d’essere scortati a casa, a Fiumicello, consentono alla presidente Debora Serracchiani di portare loro il cordoglio delle gente e delle istituzioni del Friuli Venezia Giulia.

Alle 20.05 l’aereo Alitalia atterra allo scalo di Trieste, un volo di linea. L’uscita non è quella consueta. Gli uomini della Questura di Udine coordinano le operazioni. I passeggeri vengono fatti scendere all’ultimo ingresso, verso il cancello che porta direttamente ai parcheggi e quindi all’uscita dall’aeroporto.

Paola e Claudio Regeni scendono per ultimi dall’aereo, lei davanti – pashmina azzurra e borsa rossa –, lui poco distante. Le loro foto davanti al feretro del figlio a Fiumicino, composti e vicini, hanno fatto il giro del mondo, qualcuno dalla terrazza dell’aeroporto sa che sono in arrivo e sta a guardare i viaggiatori che scendono, tra curiosità e voglia anche solo di dare ai due genitori un cenno di solidarietà.

Sono secondi, nei quali Claudio Regeni non alza mai lo sguardo, mentre Paola Deffendi si accorge delle occhiate altrui, ma continua a camminare verso l’uscita, verso Irene.

La madre e il padre di Giulio erano arrivati al Cairo sabato scorso, con la speranza di aiutare le ricerche del figlio, impegnato da settembre nella capitale egiziana per la tesi, mentre Irene era rimasta a casa, a Trieste, protetta da parenti e amici.

Ieri hanno potuto riabbracciarsi. Ieri, insieme, sono tornati a casa, accompagnati da polizia e carabinieri. A Fiumicello, una comunità sotto choc, che si è stretta attorno alla famiglia Regeni, pronta a dare aiuto e sostegno.

«Ho voluto portare l’abbraccio della nostra comunità e delle istituzioni ai genitori di Giulio. Tutta la regione è raccolta in cordoglio accanto a loro», ha detto ieri sera Serracchiani dopo l’incontro con i Regeni.

«Ci sono poche o forse nessuna parola per aiutare e confortare chi ha subito una perdita così straziante: era però giusto testimoniare con un piccolo atto quanto siamo tutti sconvolti da questo barbaro assassinio. Giulio era una sicura speranza per il futuro – ha aggiunto la presidente della Regione –, una gioia e un orgoglio per i suoi genitori. Ho voluto dire loro che in qualità di rappresentanti delle istituzioni, dei nostri cittadini, non ci rassegneremo a brancolare nel buio delle ipotesi o delle mezze verità.

«Il Friuli Venezia Giulia e io personalmente come presidente di questa Regione, continueremo a vigilare e a insistere perché chiarezza, verità e giustizia vengano fatte: finchè i colpevoli di questa morte innocente non avranno un nome e non saranno condannati. Come Regione, ma anche cittadina e donna di questo nostro Friuli Venezia Giulia, sconvolto per questa perdita, adesso bisogna stare con doverosa discrezione accanto a mamma Paola e papà Claudio», ha concluso Serracchiani.

La verità sulla morte dello studente friulano è ancora lontana, ma il grido di giustizia che si leva dal Friuli Venezia Giulia e dall’Italia non permetterà di far cadere nell’oblio il caso di Giulio Regeni.

L'arrivo della salma di Giulio Regeni a Fiumicino

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