L'addio a Giulio, no ai funerali di Stato. E l'Egitto insiste: mai stato arrestato

Venerdì alle 14 la cerimonia: le autorità parteciperanno a titolo privato. La famiglia: niente telecamere e macchine fotografiche in chiesa. Conferenza stampa al quartiere generale della Sicurezza nazionale egiziana al Cairo: "E' stato un atto criminale". Prima del rientro a Fiumicello il papà e la mamma di Regeni sono stati ascoltati in Procura a Roma: “Giulio non ha mani fatto cenno a rischi imminenti”

FIUMICELLO.Il funerale di Giulio Regeni sarà celebrato venerdì, alle 14, a Fiumicello, nella palestra comunale. La salma arriverà da Roma in automobile nella stessa giornata.

Sarà un funerale pubblico, non di Stato: le autorità parteciperanno a titolo privato. "Riteniamo opportuno - ha fatto sapere la famiglia - lasciare libera partecipazione a tutti i cittadini, autorità comprese, senza particolari procedure".

Sarà un rito religioso. La famiglia ha chiesto opere di bene al posto dei fiori. Il corteo partirà dalla palestra e raggiungerà il cimitero, dove Giulio sarà sepolto.

La famiglia ha diffuso una nota, in cui si dice che «non autorizza l'utilizzo di telecamere, fotocamere o qualsivoglia strumento di ripresa audiovisiva per tutta la durata del funerale».

Invita, infine, «a rispettare il momento di raccoglimento della famiglia e degli amici di Giulio in tutte le fasi della cerimonia»

L'Egitto insiste: mai stato arrestato. «Abbiamo confermato ripetutamente che il signor Regeni non è stato imprigionato da alcuna autorità egiziana». Lo ha detto il ministro dell'Interno egiziano, Magdi Abdel Ghaffar, in una conferenza stampa al Cairo.

«Non trattiamo assolutamente l'italiano come una spia ma come se fosse egiziano. È un atto criminale» ha detto il ministro, aggiungendo: «Respingiamo tutte le accuse e allusioni ad un coinvolgimernto della sicurezza».

 

Regeni, sindaci e amministratori alla fiaccolata di Fiumicello

«Non bisogna anticipare» le conclusioni del «rapporto di medicina legale che non è stato pubblicato. Al momento si lavora su tutte le possibilità», ha aggiunto il ministro egiziano.

«Il corpo è stato ritrovato sopra il cavalcavia Hazem Hassan sull'autostrada» del desertra Il Cairo e Alessandria «ed è stato scoperto da un autista di taxi la cui vettura era finita in panne»: lo ha precisato il ministro dell'Interno egiziano, generale Magdi Abdel Ghaffar.

Spariti cellulare e passaporto. Nè il telefonino nè il passaporto di Giulio Regeni sono stati trovati dagli inquirenti che indagano sulla morte, al Cairo, del giovane ricercatore italiano.

È quanto si apprende da fonti investigative italiane, secondo cui sia il passaporto che il cellulare potrebbero essere stati distrutti, o comunque fatti sparire, dai responsabili dell'omicidio di Regeni.

Intanto, il team di carabinieri e polizia che si trova al Cairo è in attesa di entrare in possesso della documentazione dell'inchiesta egiziana: gli investigatori hanno chiesto di acquisire ogni atto - testimonianze, tabulati telefonici, rilievi - e l'auspicio è che la consegna possa arrivare nell'arco di 24-48 ore.

I genitori sentiti dal pm a Roma. I pm della Procura di Roma hanno ascoltato i genitori di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto, ed anche alcuni suoi amici.

Nel corso del colloquio con il pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo in cui si procede per omicidio, il papà e la mamma di Giulio avrebbero riferito che il figlio non aveva mai fatto cenno a rischi imminenti per la propria incolumità, ma che era consapevole di trovarsi in una realtà difficile dal punto vista politico soprattutto nei giorni in cui cadeva l'anniversario della rivoluzione di piazza Tahir.

Obiettivo degli inquirenti, che hanno svolto un lungo vertice in Procura, è ricostruire la rete di rapporti che Regeni aveva costruito sia in Italia che in Egitto.

Grazie anche a quanto raccontato dai genitori e amici, gli inquirenti vogliono avere un quadro completo di chi erano i soggetti, sia dal punto di vista lavorativo che personale, con cui Regeni aveva intessuto rapporti nella sua permanenza al Cairo.

Il giovane friulano, che, ribadiscono gli inquirenti, non era uno 007, era interessato alle tematiche socio-economiche dell'Egitto e aveva contatti anche con il mondo del sindacato locale.

I risultati dell’autopsia tra due settimane. La relazione definitiva sull'autopsia svolta due giorni fa a Roma sul cadavere di Giulio Regeni, il ricercatore universitario italiano ucciso al Cairo, sarà pronta non prima di due settimane, forse tre.

Lo si apprende in ambienti investigativi della Capitale.

Prima di esprimersi definitivamente, i consulenti del pm dovranno attendere, infatti, gli esiti degli esami istologici e tossicologici che saranno compiuti sui reperti prelevati durante l'autopsia e che richiederanno alcuni giorni. Resta confermato che la causa della morte del giovane è stata una frattura della colonna cervicale, che ha determinato la rottura del midollo spinale e una crisi respiratoria.

Regeni, parroco di Fiumicello: "Giulio, cittadino del mondo legato alle sue radici"

Il Museo egizio di Torno gli dedica una sala. Un omaggio «giusto e doveroso», come lo definisce il sindaco di Torino Piero Fassino, per ricordare «ogni giorni un giovane ricercatore ucciso barbaramente da chi nega e soffoca ogni istanza di libertà».

La sala è quella storica di Deir El Medina, la numero sei al primo piano della storica sede di via Lagrange che lo scorso aprile ha inaugurato al pubblico il suo rinnovato percorso espositivo. Una scelta non casuale dal momento che Regeni in Egitto si occupava in particolare dei sindacati del Paese.

Una delle sale del Museo egizio di Torino

Tra i 245 reperti che ospita, testimonianza delle professioni artigiane e operaie nell'Egitto dal XVI al XI a.C., c'è infatti anche il papiro relativo al primo sciopero avvenuto nel 29/esimo anno di regno di Ramesse III da parte delle maestranze non pagate del villaggio omonimo.

«La memoria di Giulio dovrà essere mantenuta viva attraverso lo studio, la tolleranza e la convinzione che solo attraverso la reciproca comprensione tra fedi, culture e ideali diversi si possa produrre un mondo migliore», spiega il Museo Egizio di Torino.
 

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