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Le verità nascoste del bosco di Rosazzo

Dallo storico Buttignon nuove indicazioni sulla presunta fossa comune: sarebbe nel Manzanese e non a Corno

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UDINE. Una fossa comune con centinaia di morti nascosta per decenni. A parlarne, nella giornata del ricordo, è stato il presidente della Lega nazionale di Gorizia Luca Urizio, divulgando i contenuti di un documento del 30 ottobre 1945, secretato per oltre un settantennio dal Ministero degli Esteri.

L’ipotesi che si trattasse del territorio di Corno di Rosazzo, ieri, è passata di bocca in bocca. A fornire maggiori dettagli è stato lo storico Ivan Buttignon: non si tratterebbe dell’area di Corno di Rosazzo, ma di quella compresa fra Rosazzo e Manzano. Alle spalle del comprensorio abbaziale si estende un territorio boschivo contiguo a quello del Bosco Romagno, teatro all’inizio del 1945, di una delle più drammatiche vicende friulane. Una ferita ancora aperta che non smette di sanguinare.

«Le ultime notizie hanno fatto riaffiorare vecchie tragedie – constata il sindaco di Corno di Rosazzo Daniele Moschioni – molti hanno ricominciato a parlare di quanto è accaduto nel Bosco Romagno, discorsi che non è il caso di rinvangare e che suscitano la sensibilità di tante persone» taglia corto.

Delle travagliate vicende di quei mesi, restano i racconti dei rastrellamenti, delle sommarie esecuzioni, ma nella memoria dei cittadini di Premariacco, Corno di Rosazzo e Manzano non vi è traccia di una strage di queste proporzioni. Eppure, il documento allude a una cavità all’interno della quale sarebbero stati gettati fra i 200 e gli 800 corpi.

«Sono notizie che non mi sento di commentare per ora, non ho mai sentito parlare di fosse comuni in questa zona – esordisce il sindaco di Manzano Mauro Iacumin –. Gran parte del territorio, fra l’abbazia e Manzano, è coltivata a vite e una parte è boscata. Certo, a distanza di tanti anni, se anche ci fosse stata una cavità, poi ricoperta, sarebbe difficile individuarla».

Più possibilista Daniele Macorig, capogruppo di minoranza in consiglio comunale. «Ho fatto il sindaco per tanti anni e non ne ho mai sentito parlare – premette – ma credo che l’Anpi abbia nascosto molti fatti che non si sono voluti affrontare ed è doveroso che emerga tutta la verità su quegli anni. L’area dell’abbazia era un luogo isolato, circondato dai boschi.

Una zona vicina al Bosco Romagno» osserva Macorig. Ma del Bosco Romagno, scenario di una delle più dolorose tragedie friulane, che vide partigiani uccidere partigiani, nessuno parla volentieri. La verità di quel 7 febbraio del 1945, quando alle malghe di Porzùs la formazione dei Gap della Brigata Garibaldi, comandata da Mario Toffanin (Giacca), aggredì i partigiani della Osoppo, si è fatta strada a fatica.

È un cippo a ricordare gli Osovani che trovarono la morte nel Bosco Romagno, fra loro anche Guido Pasolini, fratello di Pierpaolo. Ogni anno la cerimonia commemora 14 vittime.

Qualcuno in paese mormora che in quel bosco ne morirono di più. Ma nessuno è disposto a ammettere di aver ignorato le centinaia di vittime che quel documento riconduce alla Divisione Garibaldi.

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