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La storia dell'università castrense, quando si studiava al rombo del cannone

San Giorgio commemora i cent’anni dalla nascita del sodalizio. Fu un’esperienza unica, con mille soldati laureandi durante la Grande Guerra

2 minuti di lettura

SAN GIORGIO DI NOGARO. Un freddo pomeriggio del 13 febbraio 1916 prendeva ufficialmente avvio a San Giorgio di Nogaro l’esperienza “eccezionale” dei corsi accelerati di Medicina e chirurgia della scuola da campo dell’Università Castrense. Sui “banchi” 366 studenti-soldato di tutta Italia, che la guerra aveva forzatamente distolto dai rispettivi percorsi universitari, giunti ormai al 5º e 6º anno di corso e quindi alla soglia della laurea. Presenti i Duchi d'Aosta e il generale Luigi Cadorna.

È stata la prima università del Friuli – frequentata da 1.177 studenti-militari – in cui si laurearono a pieni voti in medicina ben 467 allievi. Molti di loro sarebbero in seguito diventati figure di spicco del mondo universitario e della ricerca medica italiana, anche grazie alla qualità degli insegnamenti ricevuti da personalità di primo piano.

L’amministrazione di San Giorgio, proprio per commemorare i cent’anni dalla nascita dell’università, conferirà la cittadinanza onoraria alla memoria dei professori che tanto si batterono per la sua istituzione: Giuseppe Tusini, deus ex machina e direttore della Scuola; Ludovico Pietro Marogna suo assistente; Lorenzo Bonomo docente di traumatologia.

Sarà ricordata anche la duchessa Elena D’Orleans, che sostenne la loro azione con un “ colpo di mano” extraparlamentare per bypassare la contrarietà di alcuni politici e docenti. Il 9 gennaio 1916 infatti, a Camere chiuse per le vacanze natalizie, il Governo emanò un decreto a firma del luogotenente Tomaso di Savoia che istituiva la Scuola medica da campo, nota con il nome di “Università Castrense” di San Giorgio di Nogaro (dal latino “castrum”, ossia accampamento, campo militare) e quindi una università di guerra, per gli studenti del 5° e 6° anno di medicina che si trovavano sotto le armi.

La cerimonia, come ricorda un articolo de “Il Giornale d’Italia”, ebbe luogo «nell’elegante teatrino di San Giorgio adorno di bandiere tricolori, alla presenza del duca e della duchessa d’Aosta, di molti generali e di altri ufficiali superiori, di parecchi professori universitari in divisa, di ufficiali del regio esercito, d’una grande quantità di medici della Sanità Militare e della Croce Rossa.

Il Generale Stefano Lombardi, Intendente della Terza Armata, dimostrò la necessità di questi studi e dei vantaggi che si speravano di ricavarne nell’interesse degli studenti e dell’esercito insieme. Disse che l’istituzione di questa Università a pochi chilometri dal fronte era una prova di forza della Nazione, e segnava qui, sul limitare del vecchio confine, il primo passo verso una meta che è nel desiderio di tutti e che dovrà un giorno accogliere quella Università che è stata per tanti anni un pio desiderio delle popolazioni irredente».

Con l'enfasi del tempo, questa sorta di “diapositiva” che giunge dal passato introduce il filo della memoria che il Comune ha ritenuto di dover dipanare, nella matassa delle innumerevoli storie (anche locali) che la ricorrenza del centenario della grande Guerra sta facendo emergere.

Si tratta di un’esperienza unica a livello mondiale di corsi accelerati di Medicina e chirurgia che ebbero sede per il primo anno (febbraio-maggio 1916) a San Giorgio di Nogaro nell'autonomia irrituale di Scuola medica da campo, per poi trasformarsi nel secondo anno (novembre 1916-marzo 1917) in sezione staccata dell’università di Padova, la quale potè così riaffermare la propria incontestabile leadership di università madre.

In questi anni, alcuni ricercatori locali e la Biblioteca di Villa Dora, hanno recuperato materiali iconografici e documentali (particolarmente significativi quelli di Giuseppe Tusini o l'album fotografico di Pietro Marogna), che hanno permesso di ricostruire con alcune mostre e pubblicazioni il filo narrativo della vicenda, con la complessità dei suoi aspetti legislativi burocratici.

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