Il figlio di “Annibale”: non ne abbiamo mai sentito parlare

Vanni Donato: le informative non hanno fondamento di verità. «Dubito che mio padre si sia portato nella tomba un segreto così»

UDINE. «Mio padre non mi ha mai parlato di una fossa comune a Rosazzo. E anche mia madre, che tuttora ha 97 anni, è rimasta colpita da questa notizia. Stento a credere che papà si sia portato nella tomba un segreto del genere». Vanni Donato è il figlio di Dante, nome di battaglia “Annibale”.

Dante viene citato nell’incartamento della Farnesina come persona informata dei fatti della “presunta foiba” nel cuore del Collio dove sarebbero sepolte tra le «200 e le 800 persone».

«Per avere chiarimenti e indicazioni necessarie – conclude il documento – per la identificazione occorre interrogare un certo Dante Donato».

Ma chi era Dante Donato? Tenente dell’esercito durante la seconda guerra mondiale, rimase ferito sul fronte croato nel 1943. Durante la Resistenza militò tra le fila dell’Osoppo, nel quale ebbe il ruolo di comandante per la zona di Premariacco. Quindi, terminato il conflitto, fu nominato sindaco del suo paese, carica che rivestì dal ’46 al ’56. Oggi Donato avrebbe cento anni. Morì nel 1994.

«Da piccolo ho qualche breve ricordo. Ma mi sarei ricordato – dice il figlio Vanni – di un simile eccidio. So solo che girava per casa una carta in cui erano segnate varie tappe fondamentali della Resistenza e dove c’era l’intera formazione della Osoppo. Purtroppo quel documento non so dove sia andato finire, forse nelle mani di qualche altro mio parente».

Dante Donato era anche solito recarsi ogni anno a Porzus per la commemorazione. «Ma non mi ha mai fatto cenno a Vanni e Sasso – aggiunge il figlio – citati come presunti autori della fossa comune».

Il mistero, però, resta: perché il documento del ministero avrebbe chiamato in causa proprio “Annibale”? Vanni prova a farsene una ragione, a dare una risposta tra i mille perché. «Essendo comandante degli Osovani e sindaco in pectore, visto che di lì a qualche mese avrebbe guidato il paese, probabilmente qualcuno lo riteneva una persona informata dei fatti.

Ma, ve lo posso assicurare, che di un simile massacro non ho mai sentito parlare in casa. Me lo sarei ricordato, eccome, a meno che qualcuno non abbia ritenuto il caso di tenere lontani da queste notizie me e mio fratello, essendo piccoli». Vanni comunque un’idea se l’è fatta di tutta la vicenda.

«Ho lavorato nell’esercito – conclude – e quel documento è un’informativa. E le informative sono un classico “si dice per sentire dire”. Non hanno alcun fondamento di verità».

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