Edi Snaidero: «Il futuro dell’arredo è in Friuli»

Il gruppo di Majano ha chiuso una fabbrica tedesca per riportare la produzione in Fvg. «Qui c’è maggiore qualità»

UDINE. «Il reshoring per fare ripartire il distretto del mobile». Parola di Edi Snaidero, numero uno dell’omonima azienda di famiglia e soprattutto modello di ritorno in Patria dopo il boom della delocalizzazione.

«Avevo acquisito un’azienda in Germania –spiega Snaidero –, ma per ragioni economiche e di qualità del prodotto ho preferito concentrare tutta la produzione a Majano». Sono appunto qualità e razionalizzazione a guidare il reshoring Snaidero. Una mossa strategica, quella dei produttori friulani di cucine, poiché guarda dritta al mercato: è più facile vendere nel mondo un prodotto completamente made in Italy.

E infatti, alla chiusura della sede produttiva di Waldmünchen (in Baviera restano gli uffici commerciali e la gestione amministrativa), corrispondono aperture di showroom in mezzo mondo. Da Teheran al Sud Africa, passando anche da Oriente e Australia. «È stato più efficiente ed efficace rientrare in regione», sottolinea Snaidero.

Una mossa strategica, dunque, che potrebbe essere fondamentale anche per fare ripartire il distretto del mobile regionale. «Certamente l’intero settore ha bisogno di migliorare l’efficienza, per andare incontro ai cambiamenti del mercato – prosegue Snaidero –. Se il mio reshoring può essere stato un esempio, ne sono felice. Ho fiducia nel territorio, nella cultura e nell’esperienza di tanti anni».

Ormai il basso costo del lavoro, che per lungo tempo ha solleticato gli appetiti degli imprenditori, non fa poi più così gola. Non perché il contenimento dei costi non sia più una esigenza, quanto perché la partita si gioca sulla qualità del prodotto.

«Nel nostro caso il prodotto va personalizzato – prosegue Snaidero –, in alcuni mercati noi siamo in competizione anche con i cinesi, pur avendo prezzi ben più alti. Le persone però apprezzano la nostra qualità e l’innovazione costante. Non ci si difende con i brevetti, ma con la cultura aziendale che non si crea in cinque minuti ed è difficile da copiare. Se l’obiettivo della produzione è un pezzo in mille esemplari, la guerra è persa in partenza».

E il “made in Italy” apre di per sé molte porte. «Alcune gare d’appalto per progetti nel Far East non le avremmo vinte se la produzione fosse stata delocalizzata in Cina. In certi casi il made in Italy è un obbligo», assicura il patron di Majano.

Insomma, «il mercato richiede qualità» e la vera difficoltà è mantenere un’elevata qualità ai «giusti costi». Ma come fare? «Serve efficienza, coniugata a un’identità creativa, internazionalizzazione e flessibilità. Non basta essere italiani», sottolinea Snaidero.

Nel 2016 l’azienda di Majano compie 70 anni. Un compleanno che arriva alla vigilia di un cda chiamato ad approvare un fatturato da 120 milioni, con una previsione di crescita a 130 milioni per il 2016.

Anno in cui il piano globale degli investimenti ammonta a 16 milioni . Voce che comprende anche lo sviluppo commerciale, l’apertura di nuovi punti vendita, supporto al circolante e l’implementazione tecnologica delle linee di produzione.

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