La fossa comune di Rosazzo: "Ci sono i testimoni"

Il presidente della Lega Nazionale, Luca Urizio, è stato sentito dai carabinieri. «Ci sono racconti che avvalorerebbero il contenuto del dossier della Farnesina»

UDINE. «Ci sarebbero almeno una decina di testimonianze che potrebbero far emergere la verità e portare a riscontri utili che avvalorerebbero il documento».

Luca Urizio, il presidente della Lega Nazionale di Gorizia, colui che ha fatto emergere la questione della fossa comune di Rosazzo in cui sarebbero sepolte tra le 200 e le 800 persone, portando alla luce il documento del ministero degli Esteri, non si sbottona.

Usa il condizionale perchè la verità appare ancora lontana. Probabilmente ci vorranno più giorni rispetto a questo fine settimana, come lui stesso aveva anticipato in una precedente intervista, per capire dove sarebbe nascosta la “foiba” nel cuore del Collio. «Anche perchè – aggiunge –c’è una grossa novità che potrebbe ritadare un pò il sopralluogo previsto nel week end».

Insomma tutto rinviato. Il mistero sulla località si infittisce. Eppur qualcosa si muove.

«Ci sono delle testimonianze. Lo posso confermare – insiste il presidente della Lega Nazionale –. C’è gente che racconta, dalla memoria dei loro nonni o dei loro padri, di persone gettate in una cavità. Sarebbero ad oggi una decina. Insomma la fossa comune era conosciuta e il riscontro inizia ad essere importante».

Una boscaglia o forse un’area rocciosa: lì potrebbe nascondersi il segreto durato per settant’anni. Nel frattempo la Procura indaga. I carabinieri di Palmanova stanno svolgendo gli opportuni accertamenti che sembrano ancora in fase embrionale e ieri hanno sentito lo stesso Urizio.

C’è da chiedersi anche il perchè di un’inchiesta che «era già stata aperta – sottolinea Urizio – negli anni ’90 e poi è rimasta bloccata per motivi che non sono ancora dati a sapere». La “scoperta” del presidente della Lega Nazionale di Gorizia, nel frattempo, ha fatto il giro dell’Italia. «In verità – spiega – ero andato all’archivio centrale di Stato perchè non trovavo un documento sulle deportazioni oltre confine. Mi sono rivolto così alla Farnesina e lì mi sono trovato davanti a quella che potrebbe essere solo la punta dell’iceberg».

Secondo l’archivio del ministero degli Esteri i cadaveri sarebbero «facilmente individuabili perchè interrati a poca profondità». «Il responsabile di detto massacro della popolazione è ritenuto il comandante della divisione “Garibaldi – Natisone” Sasso coadiuvato dal commissario politico Vanni».

«Per avere chiarimenti e indicazioni necessarie – conclude il documento – per la identificazione occorre interrogare un certo Dante Donato ex comandante Osovano da Premariacco». Ma lo stesso figlio di Donato, Vanni, nega tutto: «Non ho mai sentito parlare in famiglia di una vicenda del genere».

E le critiche non sono mancate da parte dell’associazione dei partigiani. «Si vuole gettare fango – ha detto Dino Spanghero, presidente dell’Anpi provinciale, nel corso della commemorazione, domenica scorsa, di 23 partigiani fucilati l’11 febbraio 1945 davanti al cimitero comunale di San Vito – su due eroi della Resistenza ai quali bisognerebbe solo dire “grazie”».

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