L’osovano “Annibale”, la chiave del giallo

«Mio padre non mi ha mai parlato di una fossa comune a Rosazzo. E anche mia madre, che tuttora ha 97 anni, è rimasta colpita da questa notizia. Stento a credere che papà si sia portato nella tomba un...

«Mio padre non mi ha mai parlato di una fossa comune a Rosazzo. E anche mia madre, che tuttora ha 97 anni, è rimasta colpita da questa notizia. Stento a credere che papà si sia portato nella tomba un segreto del genere». Vanni Donato è il figlio di Dante, nome di battaglia “Annibale”. L’ex comandante osovano di Premariacco viene citato nell’incartamento della Farnesina come persona informata dei fatti della “presunta foiba” nel cuore del Collio dove sarebbero sepolte tra le «200 e le 800 persone».

«Da piccolo ho qualche breve ricordo. Ma mi sarei ricordato – dice il figlio Vanni – di un simile eccidio. So solo che girava per casa una carta in cui erano segnate varie tappe fondamentali della Resistenza e dove c’era l’intera formazione della Osoppo. Purtroppo quel documento non so dove sia andato finire, forse nelle mani di qualche altro mio parente».

Il mistero, però, resta: perché il documento del ministero avrebbe chiamato in causa proprio “Annibale”?

«Ho lavorato nell’esercito – conclude Vanni – e quel documento è un’informativa. E le informative sono un classico “si dice per sentire dire”. Non hanno alcun fondamento di verità». (d.v.)

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