Nel bosco Romagno il ritrovo dei gappisti tra armi e munizioni

Un luogo di ritrovo per i gappisti, in cui riposare, depositare armi e alimenti. «La nostra “sede” era nei pressi della Casa Rossa». Così dice il partigiano "Sauro", Licinio Ionico, che, qualche anno...

Un luogo di ritrovo per i gappisti, in cui riposare, depositare armi e alimenti.

«La nostra “sede” era nei pressi della Casa Rossa». Così dice il partigiano "Sauro", Licinio Ionico, che, qualche anno prima di mancare, ha voluto raccogliere ricordi della sua vita in una pubblicazione di memorie. “Sauro” fa riferimento alla “Casa Rossa” e cita alcune delle zone finite nelle ultime settimane sulle pagine di cronaca per la vicenda della presunta fossa di Rosazzo. “Viaggio sul filo della memoria” rappresenta uno dei pochi documenti in cui viene nominata la “Casa Rossa”.

È il 4 febbraio del 1945 e Licinio Ionico ricorda di aver accompagnato a Castions di Strada uno dei comandanti del Battaglione della Gap “Giotto”, “Lilly”, Lorenzo Deotto, e altri tre compagni. «Venivamo dal Bosco Romagno - si legge -, in particolare dalla nostra “sede” nei pressi della “Casa Rossa”, con l’obiettivo di prelevare nel mio paese delle armi e munizioni, in base a un accordo con la Osoppo». Segue il paragrafo in cui ritorna alla “sede” e si fa riferimento ai comandanti “Sasso” e “Vanni”, che oggi compaiono nel documento della Farnesina. «Faccio ritorno alla “Casa Rossa” l’8 febbraio» prosegue, apprendendo della vicenda di Porzus avvenuta qualche ora prima. «Non mi sono meravigliato. Il sentimento diffuso fra noi nei confronti di alcune formazioni osovane non era benevolo. Era presente da un po’ di tempo, infatti, forte la convinzione che i rapporti tra le due formazioni fossero critici causa l’ambiguità ed anche la scorrettezza della Osoppo».

Sul piano militare, prosegue, «ci preoccupava il fatto che spesso le nostre mosse erano anticipate dai fascisti e tedeschi; e più in generale, cresceva il sospetto che ci fosse “dietro” qualcuno quando, stranamente, in determinate località eravamo colti di sorpresa o qualcosa non funzionava, come nel caso dell’assalto ai treni e alle polveriere. Noi gappisti davamo risposte piuttosto semplici e radicali a questa situazione; non so dire però quale fosse l’opinione dei comandanti e dei commissari garibaldini, come quelle di “Vanni”, “Sasso” o “Andrea”».

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