Massimiliano Fedriga, dal tifo per Bossi a leader del centrodestra: la rivoluzione del leghista acqua e sapone

Cresciuto a pane e politica, è riuscito nell’impresa di guidare i padani friulani nonostante sia triestino. Regista delle trattative per le comunali, ora ha un bonus da spendere nel 2018 per la guida del Fvg

UDINE. Distante anni luce dal machismo bossiano. Lontano dai modi tamarri, spesso cari a certa base leghista. Nemico del fraseggio prosaico della Lega quando smette l’abito di governo e indossa l’eschimo di partito di lotta.

Insomma, un bravo ragazzo - volto pulito e sorriso rassicurante - che non solo s’è preso per mano la Lega conquistandola senza sconquassi interni, ma è riuscito a diventare un leader vero anche fuori dal suo partito.

E nel recente “medagliere” ha già collezionato una serie impressionante di presenze sui media televisivi che se lo contendono nei vari talk show.

Il 28 settembre del 2014, quando alla fine di un congresso finalmente “vero”, la Lega Nord del Fvg lo incoronò segretario nazionale, il consigliere regionale Claudio Violino, che al tempo annoverava un invidiabile pedigree verde padano, disse che quella assise era macchiata da due peccati originali: «Il segretario di Trieste e il fatto che sia stato voluto da Milano».

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Poi, Violino scrutò la sfera di cristallo e aggiunse: «Personalmente, tuttavia, ritengo che quella di Fedriga sia stata la scelta ottimale».

Già, tosto quel “fiol d’un can de Trieste”. In meno di due anni ha rivoltato la Lega come un calzino. Memore delle guerre fratricide sfociate quasi sempre in purghe memorabili, nello stesso congresso Massimiliano Fedriga era stato chiaro con un triplete tanto assertivo quanto strategico.

Primo: «Qui non ci sono amici e nemici, ma soltanto leghisti». Secondo: «Quello che è stato è stato, guardiamo avanti». Terzo: «Non farò mai giochetti strani; se siamo uniti non ce n’è e non ce ne sarà per nessuno in Fvg. A cominciare dalla Serracchiani».

Sarà che qualcuno nel cenrtrodestra lo ha preso sottogamba, sarà che la verbosità leghista non convince i moderati, sarà che la deriva lepeniana di Salvini ha fatto tirare il freno a mano a molti, fatto è che nel centrodestra del Fvg in molti hanno sottovalutato quel triestino di 35 anni con l’aria del bravo ragazzo dalle buone maniere. “Ma si dove volete che vada”, ironizzava mesi fa un azzurro regionale.

Invece lui, 17 mesi dopo quel congresso all’Ente Fiera, ha già incassato una doppia vittoria: le candidature di Alessandro Ciriani a Pordenone e Roberto Dipiazza a Trieste portano il suo timbro, con buona pace di quanti non lo ammetteranno mai. Fedriga s’è visto premiata la sua real politik.

Aveva intuito che - come al solito - in fase pre elettorale il centrodestra “sclera”, aveva percepito che pur trincerandosi dietro al programma l’individuazione del candidato era prioritaria.

E aveva soprattutto deciso di dare un’accelerazione alle trattative, fingendo un po’ di rinunciare a un proprio candidato, accontentandosi - a negoziato concluso - di avere strappato la promessa che la Lega avrà, in caso di vittoria, i due vice sindaco: Pierpaolo Roberti a Trieste e Renzo Muzzin a Pordenone. Chapeau!

Si, quel toso era stato sottovalutato. Anche perchè pochi sanno che è cresciuto a pane e politica. A 12 anni viene folgorato dalla visita a Trieste di Bossi anche se non era riuscito a partecipare al convegno. L’anno successivo tifa a tutto polmoni per la candidatura alle amministrative della Seganti.

«Finalmente a 15 anni - ricorda - mi iscrivo alla Lega» e solo tre anni dopo - siamo nel 1998 - è coordinatore dei giovani leghisti. La strada è in discesa e lui schiaccia sull’acceleratore. Nel 2003 è segretario provinciale del Carroccio giuliano, nel 2005 entra a fare parte del Consiglio federale e nel 2008 varca la soglia del Parlamento per essere riconfermato nel 2013.

E nel luglio del 2014 Salvini lo chiama e gli dice di fare il capogruppo alla Camera. E a chi gli fa notare che Salvini lo ha già sponsorizzato più e più volte in chiave anti-Serracchiani, lui non fa una piega e ribatte: «Sono un soldato, sono a disposizione». La doppia trattativa è un bonus che Fedriga potrà strappare andando all’incasso nel 2018...

Sposato, un figlio, diploma liceale e laurea in Comunicazione e marketing, Fedriga si dichiara «cattolico e praticante», e non entra nel merito della querelle tra il Papa e Salvini perchè - precisa facendo il politically correct - «non sono all’altezza di formulare giudizi sul Santo Padre».

Sarà, ma come concilia le posizioni razziste e la deriva xenofoba della Lega? Fedriga non ci sta perché non vede alcuna di queste derive. «E poi - ci tiene a sottolineare - molte delle nostre posizioni sono condivise da formazioni politiche che in Europa siedono dall’altra parte».

L’altra parte... Fedriga è cresciuto a pane e politica. «A casa mia orientativamente tutti hanno sempre guardato al centrodestra. Ma ricordo che quando aveva 5 anni e viveva a Verona assisteva interessato «alle discussioni tra mia nonna Nella, decisamente democristiana, e il nonno Albino che ammiccava al Pci anche se poi votava socialista, mentre il papà era di destra. Sì, ogni giorno erano belle discussioni».

E ha imparato da quei dibattiti a tavola che «in politica non si deve mai odiare» e «non bisogna avere nemici» e che un «avversario politico è uno che propone soluzioni che io combatto».

Si definisce «un mediatore», ma anche uno «che come Matteo, Salvini ovviamente, ascolto troppo e che non tendo a imporre la mia soluzione. Sono sempre molto dubbioso, alla fine le decisioni le prendo ma non sono di certo un decisionista».

Sarà, ma l’idea che ha dato sulla trattativa di Pordenone e Trieste lo dipinge di certo come un dottor Tentenna, anzi. «In quelle due trattative - aggiunge - ho cercato di avere un confronto con tutti. Parlo e ho sempre parlato con rispetto delle forze della coalizione. Poi ho suggerito scelte senza imporre bandierine. Il nostro obiettivo, dicevo agli alleati, è quello di essere competitivi per vincere».

Ma ci sarà qualcuno nel frastagliato centrodestra regionale che non digerisce proprio, o no? «Nel centrodestra parlo con tutti, non ho retropensieri, dico quello che penso. Forse ho il vantaggio di dare l’idea di essere uno che crede veramente in quello che dice».

E della presidente Serracchiani dice che «dà l’idea di giocare una partita personale utilizzando Regione e suoi cittadini, perché deve obbedire ai voleri di Renzi. Vuole andare a Roma, ma non lo può decidere. E allora...».

E allora Fedriga rivela di non amare intrattenersi molto sugli avversari e di preferire concentrarsi sulla Lega. Sa che il Caroccio del Fvg ha una storia di lacerazioni interne, di vendette e di rese dei conti. Ed è consapevole che non può rischiare di non creare una futura classe dirigente. Dietro di lei non c’è molto, lo stuzzichiamo.

«Non è vero - ribatte - stiamo costruendo, ci sono molti giovani». Molti dei quali usano un linguaggio tribale, insistiamo. «Non è nel mio stile, mi dissocio».

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