La giustizia lenta rallenta l’economia: "La riforma è in salita"

Il sottosegretario Ferri: tante difficoltà, ma ce la faremo. Lunedì alla Camera parte la revisione del processo civile

CIVIDALE. Giustizia lumaca, croce per le aziende. L’impasse è paralizzante, si sa: il governo «ne ha consapevolezza e sta facendo del suo meglio», assicura il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, ma è palese che la strada è ancora lunga, piena di ostacoli e di incognite.

La meta non è proprio un miraggio, ma sarà certamente sofferta: questa, volendo trarre una sintesi dal confronto allargato che ha rappresentato uno dei piatti forti del programma della seconda giornata di LexFest, è la conclusione del dibattito “Tempi della giustizia, tempi delle imprese”.

Due sfere a velocità diverse, appunto, e qui sta il nodo. «I tempi della giustizia – dice il sottosegretario – non possono soddisfare il mercato e le aziende. Le riforme sono impellenti. Domani inizierà alla Camera l’iter di quella del processo civile, che riguarda anche il rito: velocizzare è la parola d’ordine. Eliminare le udienze inutili, arrivare presto al cuore della questione e decidere.

E serve, poi, una svolta nel diritto societario: urgono norme che aiutino l’imprenditore in crisi a superare gli ostacoli e a rimettersi in carreggiata o a vendere, ma a condizioni di appetibilità».

All’origine delle pecche del sistema sta, probabilmente, quella tendenza tutta italiana allo “scontro” «che fa del nostro Paese – rimarca il direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno – la nazione più litigiosa d’Europa e, per logica conseguenza, quella con più contenzioso».

«C'è stato un momento – prosegue, riferendosi al mondo imprenditoriale e delineando un quadro di dettaglio sul Nordest – in cui se eri onesto ti conveniva andare via, se eri un disonesto era più sensato restare: i tempi dilatati della giustizia fanno sì che la medesima venga percepita come un luogo protettivo». È il frutto del meccanismo. Di un meccanismo paradossale, maturato in una terra in cui «si parla malissimo della magistratura» ma senza di essa non si sa stare, considerato il numero di liti che approdano nelle aule di tribunale.

Ma di sfaccettature la questione ne ha infinite altre. Per esempio: «Il collo di bottiglia – sottolinea Oliviero Drigani, presidente della Corte d’Appello di Trieste – della fase di redazione dei provvedimenti. Siamo sicuri che è sempre necessario impiegare tanto tempo a stendere motivazioni? Le aziende vogliono sentirsi dire bianco o nero, celermente».

Il punto, fa eco Beniamino Migliucci, presidente delle Camere Penali, è che «il legislatore legifera troppo e male. Servono meno norme, chiare, che permettano al cittadino e all’imprenditore di sapere esattamente cosa è lecito e cosa è vietato. E vi è un ulteriore problema: la difformità di interpretazione delle normative, che per il legislatore indicano una via e nell’interpretazione, appunto, giurisprudenziale possono invece segnarne un’altra».

Tant’è che oggi «nessuno – dichiara il sindaco di Cividale, Stefano Balloch – si sente sufficientemente protetto dal sistema».

La lentezza della giustizia, considera per parte sua Marco Chiocci, direttore de Il Tempo, «costa alle imprese un miliardo l’anno: mezzo milione di persone è colpito da questa piaga». Affondo, in chiosa, da Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi: «Un meccanismo centrato totalmente sulla magistratura autorizza i magistrati a sentirsi svincolati dalle proprie responsabilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Milano, vigile in borghese spara un colpo in aria: disarmato da un gruppo di ragazzi

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi