Urizio: "Lavoro di notte per riscrivere la storia"

Ecco chi è il presidente della Lega nazionale di Gorizia che alla Farnesina ha trovato il documento delle foibe

«Sono un imprenditore, svolgo consulenze per aziende di produzione, marketing e reti di vendita, in svariati campi; in questo momento nel settore delle energie rinnovabili e dei materiali insonorizzanti. Giro il mondo, ho contatti con aziende estere per il mercato europeo».

Ecco chi è Luca Urizio, presidente della Lega nazionale di Gorizia dal 2013, il responsabile di quanto i giornali scrivono da settimane sulla foiba che domani anche i carabinieri coordinati dalla procura di Udine cominceranno a cercare: il mistero di Rosazzo. 54 anni da compiere, vedovo da neanche un anno, due figli di 26 e 28 anni, una insegnante e l’altro disegnatore meccanico a Gorizia, Urizio presiede la lega che ha per obiettivo «lo studio e l’amore per la lingua italiana. Sul sito c’è lo statuto».

Amore anche per la storia par di capire.

«Sono in Lega da quando avevo 16 anni e mio suocero, l’ingegner Guido Fornasir, ne è stato presidente per 25 anni».

Parla al telefono mentre è in viaggio, Urizio. Lavoro o..?

«Sto andando a Torino a una conferenza».

Spieghi com’è nata questa passione.

«Abbiamo, con altri due ricercatori, reperito il documento nell’ottobre 2015; però faceva parte di migliaia che poi ho analizzato con calma. Se ricordo bene soltanto a Natale ho trovato questo di Rosazzo. Subito invece ci siamo accorti d’aver trovato più importante il documento della lista dei deportati di Gorizia del 1º ottobre 1945, quelli del monumento al parco della Rimembranza: 665 scomparsi da Gorizia durante i “40 giorni”. Questo sarà revisionato e incrociato con le denunce a tutte le prefetture d’Italia».

Ma dove trova il tempo per questo secondo lavoro?

«La notte. Stavo molto vicino a mia moglie in ospedale, studiavo mentre ero vicino a lei. Poi sono andato a Roma e da quel momento ho trovato cose importanti che cambieranno la storia del confine orientale da 1943 al 1947. Bisogna metterci anima e corpo oltre che sentimento, a costo di rimetterci nel lavoro. Per me è un atto dovuto ed è una vergogna che nessuno lo abbia fatto finora».

Domani si comincia a scavare in provincia di Udine?

«Cominceranno i sopralluoghi in parte miei in parte dei carabinieri, con cui sono sempre in contatto. Ripeto: di questo documento della foiba mi ero accorto dopo ed è uno dei tanti, secondo me nemmeno uno dei più importanti. Servirà a capire lo scenario che in parte si conosceva. Ma come si osa ancora dire, la storia la fanno i vincitori e nel 2016 è una vergogna che si usi ancora questa frase: la storia la fanno i documenti».

Un lavoro immenso.

«Ho una società, un socio e i collaboratori. Invece di lavorare 10 ore ne lavoro 14, non è facile e per questo ho chiesto aiuto alla Regione e l’assessore Torrenti ha intenzione di darmelo».

Ma ha già qualche nemico...

«Le solite stupidaggini che non vado neanche a denunciare, magari dei giovani che oggi sono ideologizzati e domani non lo sono più. Danni sull’automobile graffiata, telefonate, il campanello, niente di grosso. Più che altro sul web ci sono attacchi personali ma le ritengo idiozie di ragazzi plagiati da estrema destra e sinistra. Hanno anche toccato la privacy. Ci siamo passati tutti per quelle fasi in cui si tende a essere estremi rispondendo a caldo».

Anche gli storici saranno andati come lei al Mae della Farnesina.

«Sì: con dati di fatto dico che gli storici sono stati al Mae come ci sono stato io, quindi pensare che non hanno trovato questi documenti, mentre io novellino li trovati subito, è pura follia; ho la mia idea personale e quindi lascio alla loro coscienza; ognuno si può fare un’idea. La politica in generale, per esempio, ha sempre chiesto informazioni sui deportati da Gorizia e nessuno ci dava la lista definitiva».

È semplice accedere a quegli archivi?

«Andare alla Farnesina semplice? Non molto, ci vogliono almeno sei mesi di richieste in anticipo e poi serve l’approvazione. Ci sono andato grazie alla collaborazione dello staff del Pd, di Alessandro Maran. Queste cose non hanno colore politico e mi fa personalmente molta rabbia perché si parla di vittime e di tragedie».

Soddisfazione per il risultato ottenuto?

«Sto andando avanti come se fosse un’onda emozionale che mi porta avanti. Decine di persone, testimoni si sono messe a piangere e dicevano che sono 70 anni che aspettano di parlare con qualcuno che li ascolti. Per me è stato sorprendente, sono un antifascista convinto, non voglio attaccare la Resistenza, si può valorizzare solo ammettendo quelli che sono stati gli errori».

Per esempio?

«L’Anpi in particolare agisce in modo politico e non di associazione e non accetta; non mi interessa nulla se poi mi arrivano minacce più pesanti; l’orgoglio ci sarà se nei libri entreranno le mie ricerche, che adesso non ci sono».

Una persona importante per questo suo lavoro?

«C’è. Lo è stata per reperire i documenti, poi ha preso le distanze. Con me è venuto a Roma Ivan Buttignon, insegnante universitario di Gorizia, cultore di storia. Lui è venuto esclusivamente come storico e ricercatore e poi ha dato le dimissioni dal consiglio direttivo della Lega per poter esporre queste cose senza essere partecipe delle scelte dell’associazione; anche perché contemporaneamente è iscritto all’Anpi, per mantenere l’equilibrio, almeno così diceva all’inizio. È stato attaccato in modo vergognoso e quindi voglio sottolineare la sua iniziale equidistanza per essere obiettivo. Poi invece il motivo mi è sembrato di puro opportunismo».

Il suo rimane comunque un lavoro di ricerca. O no?

«Sono andato a Roma perché da anni mi chiedevo come fosse possibile non uscisse nulla dall’Archivio di Stato; così ho trovato il modo per verificare questo, perché era saltato fuori un documento inedito da anonimi sulle foibe della parte slovena, che per gli storici non dovevano esistere. Allora ho pensato potessero essercene anche altre. Ho trovato anche questo. Ci sono diversi documenti sulla parte slovena».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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