Anpi contro la fossa comune: "Ecco perchè non esiste"

Udine, il presidente regionale Elvio Ruffino sconfessa il documento della Farnesina. «È un informativa priva di fondamento studiata da storici sprovveduti»

UDINE. «Quel documento è un’informativa priva di fondamento studiata da storici sprovveduti».

Rabbia, amarezza e indignazione. Sono i sentimenti che regnavano nel salone dell’ex caserma Osoppo che ha ospitato l’assemblea congressuale degli iscritti della sezione dell’Anpi “Città di Udine”.

Amarezza e indignazione «perchè si va a macchiare – ha commentato il presidente provinciale dell’associazione, Dino Spanghero – una pagina gloriosa della storia italiana attaccando gli eroi della Resistìenza». Rabbia «perchè – ha tuonato il numero uno regionale, Elvio Ruffino – è ora di porre fine a questa campagna denigratoria portando come tesi documenti privi di qualsiasi veridicità».

E proprio Ruffino smonta l’incartamento della Farnesina. Lo fa attaccandolo da tre punti di vista. Il primo riguarda i presunti responsabili del massacro, il comandante della divisione Garibaldi Osoppo Sasso e il commissario politico Vanni.

«Nel ’45, anno a cui fa riferimento l’informativa, i due erano sul fronte jugoslavo per la liberazione di Lubiana. Tanto meno poteva essere stato Giacca perchè era in fuga».

Il secondo punto riguardala la persona informata del presunto eccidio di massa: Dante Donato, nome di battaglia “Annibale”, ex comandante osovano di Premariacco. «Donato non è stato uno qualunque. È stato anche sindaco di Premariacco per dieci anni e non può avere tenuto nascosto un fatto così grave».

Il terzo e ultimo punto riguarda il luogo in cui «sarebbero sepolti da 200 a 800 cadaveri». Rosazzo, cuore del Collio, «terra di vitigni – precisa Ruffino – e densamente abitato. Possibile che nessuno abbia mai trovato nulla?».

L’Anpi attende quindi la parola fine sulla vicenda «perchè se ne è parlato anche troppo – attacca Spanghero –. Attendiamo l’esito delle indagini. Peraltro già nel ’95 il caso era già stato archiviato.

Che necessità c’era di tirare nuovamente in ballo la vicenda? A chi giova? Dove si vuole andare? Chi si vuole attaccare?». «Noi abbiamo la sensazione – aggiunge – che tutto si concluderà con un grande bluff. E poi parleremo noi».

Nei giorni scorsi la stessa Anpi provinciale non ha escluso di adire alle vie legali nei confronti di chi ha tirato in ballo l’associazione.

E nel mirino per ora è la Lega nazionale con il suo presidente Luca Urizio «uno storico sprovveduto – lo definisce così Ruffino – che farebbe meglio a stare a casa con i bambini piuttosto che a riscrivere di notte la storia».

Ieri, intanto, nel corso dell’assemblea il presidente Ruffino ha reso noto i numeri dei soci, che a Udine sono 220, 2500 in provincia, 6500 in regione, 120 mila in Italia.

«Dobbiamo spiegare meglio nelle scuole – ha detto Ruffino – cosa è stato il fascismo in Italia. Il rischio del totalitarismo è sempre dietro l’angolo».

Un pericolo messo in evidenza anche dal sindaco Honsell presente insieme all’assessore Pirone alla riunione del direttivo. «I partigiani – ha spiegato – sono stati l’esempio più importante di come un popolo poteva creare una Repubblica. Ora il totalitarismo sta riemergendo nella sua forma avanzata: l’individualismo».

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