Dalla Carnia a Israele contro il terrorismo

Il friulano Andrea Rovis è uno dei due italiani con una speciale licenza di istruttore. Si è perfezionato nelle tecniche da utilizzare nelle situazioni di emergenza

UDINE. È l’unico friulano a potersi fregiare della qualifica di istruttore della “Israely Tactical Combat Shooting”, tecnica di combattimento tesa al perfezionamento mentalee e operativo in situazioni di emergenza, riconosciuta dal governo israeliano. Si tratta di Andrea Rovis, 40 anni, nato a Tolmezzo, ma originario di Cludinico, frazione di Ovaro. Si è avvicinato alla tecnica, ha seguito i primi corsi fino a viaggiare ripetutamente in terra israeliana per confrontarsi con una realtà “di casa” proprio in quella terra.

Rovis, cos’è la Israely Tactical Combat Shooting?

«È l’approccio mentale al combattimento immediato, sia esso a mani nude che come prima risposta armata. Ti insegna a lavorare, nel minor tempo possibile, con aggressività e tecnologia efficaci per neutralizzare la minaccia che potrebbe essere portata».

Come nasce la sua passione per questa tecnica?

«Tramite siti specializzati e i media di settore. Con il passare del tempo, e a maggior ragione portando una divisa di un corpo dello Stato (quella di poliotto penitenziario ndr) , ho vissuto sulla mia persona il fatto di non essere mai sufficientemente preparato per un intervento soprattutto dal punto di vista psicologico. Ecco il perché, grazie a questa tecnica, ho lavorato sotto questo profilo».

È iscritto a una società?

«Si, ad una società britannica, la Geny-Axt, riconosciuta e certificata dal Ministero della difesa israeliano che è la regìa di tutto; è per questo che spesso vado in Israele a perfezionare le tecniche. Il direttore della Geny-Axt, Manrico Erriu, non avrebbe potuto dirigerla senza il beneplacito del Ministero israeliano».

In cosa consistono gli addestramenti fatti in terra israeliana?

«Nel mio caso specifico sono tutti addestramenti basati sull’anti e contro terrorismo. Inizialmente si lavora per cercare il giusto approccio non tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello mentale, lavorando esclusivamente sotto stress. Per un addestramento di base ci sono allenamenti mirati con percorsi da effettuare in maniera aggressiva e rapida. Lo scopo è quello di essere pronti a reagire a qualsiasi situazione per la difesa di un singolo o della collettività».

In Italia siete solo due istruttori. Come avete conseguito la qualifica?

«Abbiamo svolto delle selezioni e, visto il grande numero di richieste, hanno deciso di nominare solo due istruttori per nazione. In Italia siamo io e Luca Tremonte un ragazzo campano. Tutto è arrivato nel 2011 con un esame finale effettuato in Polonia dopo 8 giorni di addestramento. Una settimana massacrante, ma ne è valsa la pena visto il successo».

Potrebbe essere reclutato dall’esercito israeliano?

«Si, proprio come una normale società può assumere gente. È fuori discussione che tutti i miglior operatori dell’anti terrorismo dipendano dallo stato israeliano per cui potrebbe esserci proposto di lavorare per loro. Ma è una cosa non proprio semplice in quanto preferiscono scegliere tra i loro connazionali. Potrebbero invece, come già successo, chiedere di andare a fare protezione di pozzi petroliferi oppure scorta e tutela a personaggi di spessore che risiedono o si trovano fuori dal loro territorio. Dove, insomma, Israele ha interesse a difendere qualcuno o qualcosa».

Ci sono dei legami tra la Geny-Axt ed il Mossad?

«Tutti gli istruttori che hanno formato una scuola a Israele oppure dipendente da Israele provengono dalle file del Mossad (il servizio segreto esterno israeliano), dallo shi-bet (il servizio segreto interno) oppure dallo Yamam (le teste di cuoio della polizia israeliana specializzate sull’anti terrorismo). Per cui sì, ci sono dei legami.

In Friuli sta pensando di creare qualcosa?

«Stiamo cercando un poligono o un campo di tiro dove mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti; ho avuto qualche proposta per insegnare in centro Italia al poligono di Testa di Lepre (Fiumicino), ma la mia volontà, da buon carnico, sarebbe quella di restare sul territorio. Per farlo necessitiamo di un poligono adeguato, per iniziare un’attività che aiuterebbe anche la collettività perche, dovendo gli allievi sostare una settimana, ci sarebbero introiti per tutti. Non una scuola, ma una società sportiva dilettantistica per organizzare dei corsi. Nei corsi già svolti in Slovenia c’è stato enorme flusso di gente proveniente dall’Italia e dall’Austria e potrebbero tutti venire in Friuli se disponessimo di una struttura adeguata».

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