Il duello sui confini, spunta un patto Veneto-Roma per “rubarci” Sappada

Mercoledì 16 marzo il Senato dovrebbe analizzare la legge, ma si teme l’ennesimo rinvio. Bressa artefice di un accordo con Zaia per affossare il passaggio al Fvg

UDINE. Attenta Sappada, nella partita per il passaggio in Fvg, il Veneto sta giocando sporco con l’obiettivo, nemmeno troppo velato, di affossare la norma già approvata dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato e che oggi dovrebbe approdare in Aula per il via libera di palazzo Madama.

Il condizionale, però, è d’obbligo perchè già ieri nell’emiciclo romano girava, incessantemente, la voce di un possibile primo rinvio del testo.

Ufficialmente in ossequio a una serie di documenti approvati dalle Commissioni e giudicati più urgenti da affrontare rispetto all’addio del Comune bellunese al Veneto e al suo contemporaneo passaggio in provincia di Udine.

Una modifica dei lavori d’Aula – comunque da decidersi in sede di conferenza di capigruppo – che, però, nasconde una serie di resistenze ampie e diffuse, di matrice veneta, che hanno nel sottosegretario per gli Affari Regionali e le Autonomie Gianclaudio Bressa il loro grande architetto.

Eletto nella circoscrizione del Trentino Alto Adige, e artefice dell’accordo elettorale alle ultime politiche tra Pd ed Svp, è, da sempre, uno degli uomini forti del Bellunese nel cui capoluogo è nato ed è stato sindaco.

Bressa, ufficialmente, ha sempre sposato la linea del rispetto dell’esito referendario svoltosi a Sappada, dove i cittadini hanno votato con una maggioranza “bulgara” l’addio al Veneto e l’approdo in Fvg, ma negli ultimi mesi ha dovuto far fronte a una serie di pressioni, bellunesi, ma pure veneziane, di non poco conto.

E a chi si chiede se Sappada sia così importanti per gli equilibri geoeconomici del Nordest, la risposta porta all’invito ad allargare lo sguardo, osservando lo spettro d’insieme, la realtà completa.

Il problema, infatti, non è tanto Sappada in sé e il valore economico-turistico che è in grado di spostare – relativo per il Veneto, decisamente più importante per una regione piccola come il Fvg – e tantomeno, in provincia di Venezia Cinto Caomaggiore, quanto il precedente che è in grado di creare, come ha sostenuto più volte il governatore veneto Luca Zaia lanciando l’allarme di una disgregazione della regione.

«Se Sappada passa al Friuli – ha tuonato una manciata di giorni fa – appoggeremo tutti i Comuni di confine che vorranno fare altrettanto, quindi daremo sfogo a Trento e Bolzano verso il mare».

Il vero nocciolo della questione, infatti, è tutto qui. I sappadini si sentono friulani, come racconta la storia di quelle terre, e per questo vogliono salutare Venezia e abbracciare Udine, ma per Zaia la vera motivazione è legata all’Autonomia del Fvg che il Veneto, costituzionalmente, non possiede.

Un mero problema di schei, dunque, che ha portato alla mobilitazione di diversi comitati veneti – capaci di inserire nello stesso calderone temi come la Macroregione del Nordest, le richieste di Specialità anche per il Veneto e l’abolizione di tutte le Autonome – e, diplomaticamente, il pressing sui parlamentari veneti e sullo stesso Bressa.

Un voto positivo del Senato sulla querelle Sappada, infatti, secondo Zaia si tradurrebbe in una sorta di “liberi tutti” con il Veneto che rischierebbe seriamente di dire definitivamente addio al piatto forte di questa battaglia. Quale? Cortina d’Ampezzo, la perla delle Dolomiti e una vera e propria cassaforte di denaro – legato al turismo – per il leone di San Marco.

Quella stessa Cortina che, in provincia di Trento sino al 1923, da anni guarda con favore – senza nemmeno nascondere i vantaggi finanziari che ne deriverebbero – al “trasferimento” in Alto Adige per ottenere gli stessi benefit economici, questa volta sì, delle confinanti, ma in una Regione Speciale, Corvara e Dobbiaco.

Un teorema il cui corollario porta da Venezia a Roma, dove Bressa ha riversato tutti i propri dubbi sul ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e sull’intero Governo che potrebbe, davvero, decidere di affossare la norma. Come?

Intanto rinviando la discussione in Senato, decidendo di incardinarne il testo senza votazioni (senza dimenticare che sarà comunque necessario anche il placet della Camera) per poi, semplicemente, impantanare il testo, come migliaia di altri provvedimenti nella storia del nostro Paese, con un continuo ping-pong tra Commissione ed Aula.

Equilibri, sottili giochi di potere e di rappresentanza sui quali si saprà molto di più oggi osservando quello che accadrà a palazzo Madama.

«La Commissione ha licenziato un testo completo – ha commentato il senatore Carlo Pegorer (Pd) – e che trova puntuale riscontro in tutte le procedure giuridiche e costituzionali necessarie in casi come questi. Mercoledì 16 marzo è prevista la votazione in Aula e ogni eventuale dilazione dei tempi risulterebbe discutibile perchè non vorrei che rispondesse alle eccessive pressioni dei rappresentanti del Veneto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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