Il duello sui confini: ci “rubano” Sappada, Friuli in rivolta

Udine, tra i dem solo Pegorer vota contro lo stralcio del ddl per il passaggio in Fvg. Rabbia di Serracchiani: «Potrei invitare tutto il Bellunese a unirsi al Friuli»

UDINE. «A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca» diceva Giulio Andreotti. Una verità quasi assoluta per l’ex (pluri) presidente del Consiglio che, con ogni probabilità, calza a pennello per Sappada.

Mercoledì 16 marzo, poco prima dell’ora di pranzo, la conferenza dei capigruppo del Senato ha confermato i sospetti del giorno precedente: lo stralcio della discussione e della votazione del disegno di legge per il passaggio del Comune al Fvg.

Una decisione nell’aria e che dimostra come l’asse veneto-romano – con il sottosegretario per gli Affari Regionali e le Autonomie Gianclaudio Bressa nelle vesti di gran cerimoniere – abbia ampiamente tenuto. E a poco sono serviti i tentativi delle opposizioni e del senatore del Pd Carlo Pegorer di chiedere al presidente Pietro Grasso la riproposizione della discussione perchè l’Aula del Senato non ha cambiato idea.

Il parlamentare friulano, tra l’altro, è stato l’unico del Pd – spalleggiato dalla parte opposta dell’emicilo dall’ex pentastellato Lorenzo Battista – eletto in Fvg a non seguire le indicazioni del capogruppo Luigi Zanda sullo stralcio.

Alessandro Maran, infatti, non ha partecipato alla votazione ma ha fatto sapere che comunque avrebbe «seguito l’indicazione del partito», Francesco Russo ha spiegato che «come segretario d’Aula devo dare l’indicazione di voto al gruppo e non posso esprimermi contro il Governo», mentre Laura Fasiolo ha motivato la sua posizione puntando sul «realismo politico» considerato che il provvedimento «avrebbe corso il serio rischio di essere bocciato visto il clima trasversale che si respirava al Senato», ma promettendo comunque di battersi «per un accordo che garantisca al più presto il via libera al passaggio di Sappada in Fvg entro la fine di questa legislatura».

Lodovico Sonego, poi, ha fatto di più. Ha chiesto, e ottenuto, la parola in Aula sostenendo che «mettere mano ai confini delle Regioni e, in particolare, ai confini di quella Regione, che sono stati, per molti aspetti, tormentati e frutto di una storia in alcuni casi e per lungo tempo persino violenta, richieda una discussione e un approfondimento del tutto particolari» per cui «sulla base di questa premessa dico che condivido senza riserve la decisione della conferenza dei capigruppo, che propone una pausa di riflessione sull’argomento».

Al di là delle dichiarazioni, però, la realtà dice che il passaggio di Sappada alla nostra Regione rischia, seriamente, di essere affossato per sempre. Perso nei meandri delle tante leggi che rimbalzano, in continuazione, dalle Commissioni all’Aula senza trovare mai una conclusione.

«Quello che è successo è molto grave oltre che incomprensibile – attacca Carlo Pegorer –. La verità è che questo è un tentativo, più o meno mascherato, di proseguire nel programma di creazione della Macroregione del Nordest e un soffocamento, nei fatti, della nostra Specialità.

Un colpo durissimo all’Autonomia del Fvg che, vale la pena ricordarlo, trova uno dei suoi fondamenti nella tutela delle minoranze linguistiche. Anche di quella germanofona la quale, oltre a storia, tradizione e cultura, crea una connessione fortissime tra le nostre terre e Sappada».

Durissimo, poi, il commento dell’europarlamentare Isabella De Monte, di colei, cioè, che prima di volare a Bruxelles aveva firmato il ddl per il cambio di Regione. «La volontà popolare non è un optional: o la si rispetta o si decida di abrogare le disposizioni referendarie», tuona ricordando il “plebiscito” sappadino del 2008.

Secondo De Monte «non si possono prendere in giro i cittadini: sono anni che si lavora a questo provvedimento frutto di un’ampia e netta volontà popolare, avallata da entrambi i Consigli regionali e ora tradotta in un testo chiaro ed equilibrato dalle Commissioni parlamentari».

Sarebbe grave, secondo la friulana, se si volesse «gettare al macero con un colpo di mano un percorso pienamente legittimo» ma ancora più grave «se si volesse surrettiziamente aprire la strada alle ambizioni macroregionali dei fautori di un Grande Veneto».

Senza dimenticare per De Monte che «dire che Sappada e il Fvg non hanno molto in comune significa non conoscere profondamente la storia e i forti legami identitari, culturali e linguistici che la uniscono alla Regione» e per Sappada e i suoi abitanti «questo passaggio ha una forte valenza, che non può essere calpestata per cui voglio sperare che a Roma si abbia il buonsenso di considerare questo rinvio solo temporaneo e che il Parlamento sia rispettoso del suo ruolo di rappresentanza del popolo».

E se Lorenzo Battista chiede che, quantomeno, ora «chi ha deciso questo veto abbia almeno il coraggio e la correttezza di spiegarne le ragioni alla comunità di Sappada», Debora Serracchiani auspica il rispetto della volontà popolare lanciando, in parallelo, una provocazione.

«Credo che debba essere rispettata la volontà dei cittadini che sono stati molto chiari e si sono espressi liberamente» spiega la presidente prima di ricordare come siano «tanti, tra l’altro, i Comuni del Bellunese che hanno già fatto i referendum e si sono espressi nello stesso modo».

Ed è proprio per questo che Serracchiani affonda il colpo. «A questo punto – aggiunge la presidente della Regione – mi chiedo se non sia importante per me invitare l’intero Bellunese a congiungersi sotto la specialità del Fvg per mettere insieme il patrimonio straordinario che abbiamo, la nostra montagna e i parchi delle Dolomiti, visto che parliamo di gente che ha lo stesso comune sentire».

La spaccatura del Pd conseguente alla richiesta – accettata – di stralcio offre il fianco agli attacchi delle opposizioni, a partire dalla Lega Nord. «È una decisione vergognosa – tuona il capogruppo alla Camera, e segretario regionale del Carroccio, Massimiliano Fedriga – che riflette ancora una volta l’incapacità del Pd di rispettare la volontà popolare».

Il depennamento del passaggio di Sappada al Fvg dall’ordine del giorno dei lavori al Senato, continua Fedriga è «un fulmine a ciel sereno che ci ha lasciati a bocca aperta sia nel metodo che nel merito, visto che fino a poche settimane fa gli stessi partiti di maggioranza si erano pronunciati entusiasticamente rispetto all’estensione dei confini territoriali regionali al sappadino». In passato, non adesso.

«La bocciatura da parte del Pd – prosegue il segretario regionale – è stata doppia: prima in capigruppo e successivamente in Aula quando, su proposta della Lega Nord, si è votata la riammissione della proposta nel calendario dei lavori. E quel che è più grave forse è la fragilità delle motivazioni: generici “ulteriori approfondimenti”, che di fatto rimanderanno la questione a data da destinarsi».

Ma comunque secondo Fedriga «quello che si evince è la diffusa tendenza del Pd a calpestare la volontà popolare, impedendo il compiersi di quel processo di autodeterminazione dei popoli che sta alla base non soltanto del progetto politico della Lega ma del più elementare principio democratico».

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