Fossa comune di Rosazzo, è bufera sul "ricercatore" dell'ultradestra

Un documento ritrovato dopo 70 anni, la Lega nazionale che lo diffonde, l'Ampi che apre i suoi archivi ("non abbiamo nulla da nascondere"), il collettivo di scrittori Wu Ming che contesta ferocemente Paolo Garlan che si fa fotografare in divisa nazista e che ora dice di volersi occupare del caso.

UDINE. La vicenda della presunta fossa comune sta divenda un caso politico di larga portata. Soprattutto dopo i "cercatori d'ossa" hanno dichiarato di voler andare alla ricerca della fossa comune.

Parla Paolo Garant, "ricercatore" dell'ultradestra e che promette "una soluzione in pochi giorni". Il collettivo di scrittori Wu Ming scatena via Twitter la propria reazione ricordando precedenti e storia di Garlant, diffondendo anche alcune foto (presenti nel suo profilo FaceBook) con il "ricercatore" il difisa nazista o con l'elmetto tedesco.

Tra pochi giorni “I recuperanti del Nord Italia” di Garlant scenderanno in campo. "A segnalarci il caso della fossa comune di Rosazzo – dice Garlant – è stato il vice presidente Mauro Muser. Abbiamo, quindi, contattato i carabinieri di Palmanova per dare il nostro apporto."

Ed è proprio "questo apporto" che Wu Ming in particolare chiede di non utilizzare proprio per l'estrazione culturale e politica del gruppo.

Garlant, il cacciatore di piastrine diffidato dal ministero

In mezzo a tutte queste prese di posizione - talvolta opposte - la Procura di Udine che quando il Messaggero Veneto ha pubblicato la prima puntata di questa storia, ha aperto un fascicolo.

Il Procuratore capo De Nicolo è intervenuto in prima persona: “Non abbiamo - al momento - certezza dell’esistenza di un reato e tanto meno degli eventuali autori per questo motivo stiamo cercando di verificare prima di tutto se sia stato effettivamente commesso un eccidio e poi valuteremo come procedere perché stiamo parlando di fatti che risalgono al 1945”.

L’Anpi. L’associazione nazionale partigiani di Udine è intervenuta nella vicenda per dire di non credere al documento che attesterebbe l’esistenza di una fossa comune a Rosazzo. Ma quel che è grave, secondo l’associazione dei partigiani, è che vengono tirati in ballo «in maniera ignobile e vergognosa», il comandante della divisione “Garibaldi - Natisone” Sasso e il commissario politico Vanni quali «responsabili del massacro dalla popolazione».

«Sasso e Vanni – dice Spanghero – non vanno toccati. Sono due eroi della Resistenza ai quali dobbiamo molto per quello che hanno costruito».

Archivi aperti. «Noi non siamo assolutamente coinvolti, diffidiamo da chiunque nasconda qualcosa. Dal 1945 in poi, anno in cui è nata l’Associazione partigiani, il nostro archivio è sempre stato visitabile da tutti senza obiezioni: non c’è nulla di segreto e di top secret». Questa la posizione del presidente dell’Anpi Udine, Dino Spanghero sulla vicenda della fossa comune di Rosazzo.

Wu Ming. Il collettivo di scittori contesta l’attendibilità del documento e dei testimoni: “Il risultato è un disperato I want to believe fuori dalla realtà, un voler continuare a sognare – o forse è un incubo? – a tutti i costi il cui risultato più evidente sono le cariche a testa bassa di fronte ai ripetuti richiami alla serietà in primis degli eredi dei partigiani nominati nel “documento”.”

Il cercatore di ossa in odore Nazi. In questo quadro, come detto, tra richieste di verità, dubbi, contestazioni e contrapposizioni politiche si insirisce il gruppo de “I recuperanti del Nord Italia”, una decina di friulani esperti nel recupero di reperti della prima e seconda guerra mondiale.

A guidare la “squadra speciale” il poco più che trentenne, Paolo Garlant, che si fa fotografare con elmetto e divisa nazista e che ha la passione di setacciare le montagne alla ricerca di cimeli bellici allo scopo di restituire alle famiglie interessate un ritaglio di storia.

«Grazie alle moderne apparecchiature possiamo trovare anche reperti piccolissimi - spiega Garlant -. Questi oggetti sono beni storici che ci permettono di ricordare i nostri soldati». E annuncia una sua visita nell’area indicata quale possibile “foiba”.

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