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Serracchiani: indignata con il governo austriaco per l’assenza di chiarezza su Hypo Bank

L’incontro con i sindacati. Informato il premier Renzi e i presidenti di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. «Esigiamo trasparenza»

2 minuti di lettura

UDINE. Debora Serracchiani si dice «indignata» per come, in assoluta assenza di trasparenza, il Governo Austriaco e i vertici di Hypo Bank, stiano gestendo, o meglio non gestendo, il possibile salvataggio della banca austriaca con sede e filiali in Friuli Venezia Giulia (200 i dipendenti che stanno rischiando il posto ai quali si sommano altri 100 addetti in carico alla divisione leasing di cui il licenziamento è già stato deciso ed è ora congelato, e un altro centinaio di persone nelle filiali di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, ndr).

Dopo l’incontro con le parti sociali, ovvero i vertici delle organizzazioni sindacali dei bancari, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto il punto con la stampa nella sede di rappresentanza di via Sabbadini, annunciando di fatto uno strappo nelle relazioni diplomatiche con l’Austria, in particolare con il Governo. Strappo di cui Serracchiani renderà edotto il Governo italiano, a partire dal premier Matteo Renzi, con una lettera che sarà spedita in giornata, ed anche i vertici delle altre Regioni sedi di sportelli Hypo Bank, verificando la possibilità di una «azione comune» nei confronti dei politici austriaci.

«Sono state tante le iniziative che, come Regione Fvg - ha detto Debora Serracchiani - abbiamo avviato in relazione alla vicenda dela Hypo Bank, che è stata al centro di diversi incontri tra i due Paesi, due dei quali svoltisi solo pochi mesi fa (i bilaterali Italia-Austria). Anche il ministro Padoan è intervenuto, così come i vertici di Banca d’Italia. Il premier Renzi ne ha parlato con il cancelliere austriaco e io stessa ho avuto due incontri importanti con il commissario europeo alla concorrenza e con esponenti del ministero delle Finanze e i massimi vertici della banca a Vienna».

Ma se da un lato, a parole, è arrivata la disponibilità ad individuare soluzioni alternative alla liquidazione dell’istituto di credito e ad esaminare proposte di acquisto (che pure ci sono state), non sono seguiti i fatti. «A noi appare evidente il disallineamento tra quanto il governo dice di essere disposto a fare, e la direzione in cui si muovono i vertici tecnici della banca che pure sono di nomina governativa» ha sottolineato l’anomalia Serracchiani. Per cui potrebbe essere agevole intuire che dietro le decisioni dei manager ci deve essere la politica. Politica che, però, non intende assumersi la responsabilità diretta.

«Siamo oggi ad un punto difficile dei nostri rapporti con il governo austriaco - ha dichiarato la presidente Serracchiani - che deve cambiare il proprio atteggiamento ed esplicitare chiaramente se è interessato oppure no ad appoggiare progetti finalizzati al salvataggio della banca, dei posti di lavoro e anche se tengono alla reputazione che l’Austria ha nel nostro territorio. Chiediamo chiarezza e trasparenza - ha ribadito -, tanto più necessarie ai lavoratori coinvolti».

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