Sono stanco di vivere in questa Europa

Non è vita questa. Sono stanco di vivere nel terrore. Nell’ansia.

Ero a Bruxelles pochi giorni fa. Ero lì. A dormire allo Sherathon di fronte l’aeroporto Zaventem. Ero in quelle hall. Ho preso il treno che collega l’aeroporto e la metro che passa alla stazione di Maelbeek. Ho guardato negli occhi quei soldati armati fino ai denti, chiusi dentro il loro giubbotto anti-proiettile, e aggrappati a quei fucili mitragliatore.

Scherzavano fra loro, forse per non pensare che potevano morire da un momento all’altro. Io, almeno, lo pensavo. Li guardavo e dicevo: siamo qui in balia del destino e di questi esaltati, pilotati da chissà chi. Non servono a nulla tutte queste precauzioni, non c’è speranza contro gente disposta a farsi saltare per aria.

Gente che ti cammina a fianco e che da un momento all’altro si trasforma in una bomba. E lo pensavo mentre cenavo in albergo, guardando dalla vetrata l’ingresso dello scalo. Vetrate mandata in mille pezzi.

Sono stanco di sentirmi dire: “continua a fare la tua vita come se nulla fosse. Non ti fermare: avrebbero vinto loro”. La mia vita è anche andare a Bruxelles. È camminare per una via del centro guardando vetrine piene di cioccolato, pensare al mio futuro, cercando di non dare importanza a quei mezzi blindati.

La mia vita, pochi giorni fa è stata bere un caffè a Maelbeek dove oggi ci sono decine di morti stesi a terra. Corpi dilaniati.

Sono stanco di vivere con il terrore e di ascoltare le solite inutili, retoriche parole dei politici. Quelle stesse che sentiremo di nuovo oggi, domani e nei prossimi giorni: belle e commosse frasi di cordoglio. Chissà, forse organizzeranno l’ennesima marcia contro la violenza.

Risparmiatecela. Voglio altro. Voglio vivere la mia vita, ma soprattutto non voglio morire così. Non voglio morire in una guerra che è soltanto di qualcuno; e non voglio che muoiano così i miei amici, i miei cari. I miei concittadini.

Sono stanco di vivere in un’Europa che ha fallito. Unita soltanto da interessi finanziari, ma abbandonata al proprio destino per tutte le altre politiche. Non funzionano i controlli; non funzionano i confini; non funzionano le politiche di integrazione. È troppo facile dare addosso all’Islam.

Il male non è l’Islam sono alcuni fanatici – ricordate l’equazione “italiani uguale mafia e pizza?” non siamo tutti mafia e pizza –, il male è chi c’è dietro. Chi fornisce le armi, chi fornisce l’esplosivo, chi fa in modo che riescano a organizzarsi senza che nessun servizio di intelligence riesca a intercettarli.

Un’Europa che avrebbe dovuto farci lavorare un giorno in meno e che, invece, ci ha tolto anche la possibilità di lamentarci, perchè ormai l’unica cosa che possiamo fare è “ringraziare di avere un lavoro”. Un’Unione che costringe persone di 64 anni a guidare un pullman la notte per campare.

Uno si è addormentato e sono morte tredici ragazze. Mia figlia e le sue amiche erano su un’altra corriera in quei momenti. Erano in Svizzera, anche loro per motivi di studio.

E io sono stufo di vivere pensando che la Svizzera non è a rischio attentati e che poco prima che partissero ci siamo assicurati che chi guidava il pullman fosse affidabile e avesse un cambio.

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