Approvato il bilancio, sì ai tavoli di conciliazione

La perdita arriva a 1,4 miliardi: i crediti deteriorati ammontano a 5,3 miliardi. «Unicredit terrà fede a quanto concordato sulle garanzie per l’aumento di capitale»

VICENZA. Passa il bilancio 2015, nonostante la perdita da 1,4 miliardi di euro. Passa la relazione sulla remunerazione con i bonus milionari.

Non passa però l’azione di responsabilità proposta in assise, su delibera del socio e avvocato Renato Bertelle, senza essere all'ordine del giorno. Pochi fischi, nessun applauso e tanto amaro in bocca per molti piccoli azionisti ieri in assemblea alla Popolare di Vicenza. Dove a contare, diversamente dal 5 marzo scorso, sono i titoli a portafoglio.

Non le teste. E a Vicenza c’era ieri poco più del 10% del capitale della Spa. Così l’azione di responsabilità, che poteva dare il via a una richiesta risarcitoria per 1,8 milioni di danni calcolati da Bertelle, ammessa poi al voto, incassa il 38% di sì e il 18,7% di no e il 43,3% di astensioni. «Non capisco perché l’astensione sia un no - replica Bertelle - mi appellerò per valutare la legittimità della votazione visto che, rispetto agli altri punti all’ordine del giorno, è stata cambiata la modalità e non si è proceduto per alzata di mano. Un episodio della peggiore storia della Popolare». Ora la richiesta potrà essere messa di nuovo all'ordine del giorno, quotata la Spa, se otterrà l’appoggio del 2,5% del capitale.

I conti hanno, intanto, ottenuto il voto favorevole dell’89,5% del capitale presente; le politiche di remunerazione hanno incassato l’ok del 72,8%. «Il rilancio sarà dato da un mix di fattori - spiega il presidente Stefano Dolcetta -: trasparenza della guida, professionalità dei dipendenti, impegno e contributo del territorio, fiducia di azionisti e clienti, chiarezza degli obiettivi».

L’ad Iorio ha quindi commentato che «il bilancio 2015 si chiude con una perdita importante a causa di 1,1 miliardi di capitale finanziato, un costo del credito che è passato da 900 milioni a 1,5 miliardi più 513 milioni di accantonamenti anche per cause legali».

Il costo della grandeur dell’epoca Zonin è lì davanti a tutti: 171 milioni di svalutazioni su attività disponibili per la vendita e partecipazioni: 39 milioni solo per il fondo Optimum e Athena, e rettifiche sugli avviamenti per 335 milioni: sono quasi tutti sportelli ex Ubi e Banca Nuova». Importante la partita delle rettifiche sui crediti: 1,33 miliardi (nel 2014 erano 868 milioni), lo stock dei deteriorati passa quindi da 4,2 a 5,3 miliardi. A pesare, infine, una riduzione di 8,4 miliardi nella raccolta: -27,8% la caduta.

«La capitalizzazione è necessaria» chiude Iorio. Ma c’è un rischio: quello che Unicredit non applichi la garanzia: se le adesioni all’offerta pubblica dovessero essere troppo basse, si vocifera, si potrebbe bloccare l’operazione. «Credo che Unicredit terrà fede a quello che è stato concordato» risponde Iorio. Appuntamento ora al 4 giugno con l’assemblea di rinnovo del Cda.

I tavoli di conciliazione partiranno dopo l’aumento e la quotazione. «C’è il mio impegno morale e il dovere giuridico a sedermi a questi tavoli, sarà questione di settimane. Fatto l’aumento di capitale la banca si siederà con le associazioni dei consumatori per valutare i profili di violazione della Mifid, della cronologia degli ordini e del capitale finanziato» ha aggiunto Iorio. A chiedere che fine avessero fatto i tavoli era stato, tra gli altri, Luca Schivo, un piccolo socio-imprenditore con un’esposizione di 330 mila euro verso la BpVi.

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