Banca di Vicenza, milioni ai dirigenti e ai soci restano le briciole

Ecco i compensi: 1 milione a Zonin, 2,6 all’ex dg. Nella lista Fantoni e Colutta. Bocciata a sorpresa l’azione di responsabilità contro i vecchi amministratori

UDINE. Ricchi, ricchissimi. I compensi di amministratori e super dirigenti della Banca Popolare di Vicenza stridono maledettamente con i conti in dissesto (un buco di 1,4 miliardi nel 2015) e la polverizzazione del valore delle azioni. Tanto che ai 119 mila soci (oltre 12.500 quelli residenti in Friuli Venezia Giulia) restano poche briciole di risparmi accumulati in una vita di lavoro e oggi evaporati, o quasi. Gli stipendi sono stati resi noti ieri, durante l’assemblea dell’istituto, svoltasi in Fiera a Vicenza.

E hanno sollevato un coro di proteste e di mugugni. La fetta di torta più grande se l’è portata a casa l’ex presidente Gianni Zonin (dimessosi nel novembre scorso) con oltre un milione di stipendio.

L’attuale numero uno Stefano Dolcetta si ferma a 119 mila euro, ma è entrato in carica alla fine del 2015. I due vice presidenti Marino Breganze e Andrea Monorchio incassano rispettivamente 404 mila e 294 mila euro, il consigliere segretario Giorgio Tibaldo tocca quota 217 mila euro.

Si difendono bene, in fatto di compensi, pure gli unici due consiglieri friulani. Giovanni Fantoni, patron dell’omonima industria di Osoppo, guadagna 142.700 euro, dei quali 110 mila di indennità annua e 32.700 euro di gettoni di presenza. Busta paga ancora più pesante per il dottor Giorgio Colutta che ai 133 mila euro per la sua carica nel consiglio, assomma i 32.300 euro da consigliere nella controllata Banca Nuova e i 64.550 euro da presidente di un altro satellite, FabBanca.

La parola crisi non rientra nemmeno del vocabolario dei più alti dirigenti di BpVi. E in particolare fanno alzare il sopracciglio le buonuscite e le una tantum concesse.

L’amministratore delegato Francesco Iorio, in carica dallo scorso 1 giugno, ha ricevuto 2,678 milioni di euro, di cui 1,8 milioni come bonus d’ingresso. Il vice direttore generale Iacopo De Francisco, in carica dal 22 giugno 2015, ha percepito 1,02 milioni di euro, di cui 700 mila come bonus d’ingresso una tantum. Complessivamente - emerge dalla relazione sulla remunerazione - la banca ha pagato 2,675 milioni di euro di bonus d’ingresso una tantum a sei dirigenti, inclusi Iorio e De Francisco, e 5,2 milioni di euro di buonuscita a cinque ex dirigenti.

La più consistente, pari a 4 milioni di euro, è stata riconosciuta all’ex amministratore delegato Samuele Sorato, che ne ha incassati già due e incasserà gli altri due con differimento triennale. Per l’ex Ad, indagato con Zonin per ostacolo all’attività di vigilanza e aggiotaggio, il compenso complessivo del 2015 (si è dimesso il 12 maggio) è stato di 2,6 milioni.

La banca «si è riservata di agire per il recupero» di 4,81 milioni di buonuscite, corrisposte oltre che a Sorato anche agli ex vice direttori generali Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta, anche loro sotto indagine.

Il consigliere delegato e direttore generale Iorio, in assemblea, ha preso la parola quasi per giustificare i suoi emolumenti. «Vorrei precisare tre cose - ha detto -. Primo il mancato incasso dei bonus precedentemente maturati in Ubi Banca, secondo il contratto di retention firmato con Vicenza e infine che ero direttore generale della quarta banca italiana (Ubi Banca, ndr) e sono venuto qui per raccogliere una sfida professionale importante ma anche molto rischiosa sia dal punto di vista professionale che reputazionale».

Infine il presidente del collegio sindacale, Giovanni Zamberlan, da tempo immemore alla guida dell’organo di controllo, ha percepito 180 mila euro. Tranchant il commento della presidente di Federconsumatori Fvg Barbara Puschiasis: «I compensi? Una vergogna assoluta - ha affermato -. In particolare le buonuscite agli ex manager».

Intanto nell’assemblea della vigilia di Pasqua si è consumata un’altra vicenda paradossale. Bocciata infatti l’azione di responsabilità, promossa dall’avvocato Bertelle che difende decine di piccoli soci, contro i vecchi amministratori, sindaci e direttori generali che dovessero essere individuati come responsabili del dissesto dell’istituto. Ha votato a favore dell’azione il 38,05% del capitale intervenuto, contro il 18,64% mentre si è astenuto il 43,29%.

Era stato lo stesso presidente Dolcetta a consigliare ai soci di soprassedere, almeno per il momento, e così è stato. Infuriato, per questa scelta, il vice ministro dell’Economia Enrico Zanetti.

«Da esponente politico veneto e uomo di governo non ho avuto dubbi nel dire con chiarezza che sarebbe stato folle, da parte dell’assemblea dei soci di Banca Popolare di Vicenza, votare contro la trasformazione della banca - ha dichiarato -. Per la stessa ragione, non ho dubbi nel dire adesso con altrettanta chiarezza che è stato folle, da parte di quella stessa assemblea dei soci, non votare a favore di una azione di responsabilità contro i precedenti vertici. Sono veramente esterrefatto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Come soggiornare gratis in case da sogno prendendosi cura dei cani e gatti che ci vivono

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi