La sezione gay del carcere di Gorizia potrebbe essere chiusa

Il Provveditorato penitenziario del Triveneto disponibile a rivedere la decisione. L’ex sottosegretario Corleone: «Scelta stravagante che sa di razzismo»

GORIZIA. Il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto, che gestisce le carceri di Fvg, Veneto e Trentino Alto Adige, è disponibile a valutare soluzioni alternative alla sezione protetta isolata che consentano di tutelare i detenuti omosessuali nel carcere di Gorizia.

A confermarlo è Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e attualmente coordinatore dei garanti territoriali per i diritti dei detenuti.

L’ex parlamentare si è confrontato ieri con il provveditore triveneto Enrico Sbriglia, peraltro già direttore del carcere di Gorizia: «Ho ottenuto la disponibilità ad aprire un confronto sulla questione - spiega Corleone -, nata da una decisione quantomeno stravagante: Sbriglia mi ha assicurato che l’attivazione della sezione riservata agli omosessuali è dovuta alla necessità di tutelare da episodi di violenza gli stessi detenuti gay. Nella struttura protetta, peraltro, vengono inseriti soltanto gli omosessuali dichiarati che richiedono protezione da casi di violenza fisica o psicologica».

Secondo il coordinatore dei garanti dei detenuti, tuttavia, la strada imboccata non è quella corretta: «Esiste un diritto alla riservatezza delle proprie scelte, anche in tema di orientamento sessuale - indica Corleone -. Oltretutto, la netta separazione tra i detenuti eterosessuali e omosessuali lede in maniera preoccupante la dignità di questi ultimi. Di fatto, si è lanciato un messaggio carico di razzismo e discriminazione ed è quindi opportuno eliminare quanto prima questa novità, oppure modificarla radicalmente: se l’obiettivo è sottrarre i detenuti omosessuali da situazioni di pressione e violenza, si individuino delle strutture con celle singole, da destinare ai carcerati gay ».

L’ex sottosegretario, che ha confermato di voler approfondire la questione, si confronterà nei prossimi giorni anche con il garante nazionale per i diritti dei detenuti, Mauro Palma: «Dobbiamo capire se quello di Gorizia è un caso isolato oppure no - spiega Corleone -. Personalmente, è la prima volta che vengo a conoscenza di una struttura destinata esclusivamente ai gay. Non possiamo fare gli stati generali per salvaguardare i diritti delle persone, a partire anche dalle questioni dell'affettività, e poi fare sezioni nelle carceri dove i detenuti vengono smistati in base all’orientamento sessuale».

La sezione protetta destinata ai gay dichiarati è stata attivata nel carcere di Gorizia ad agosto: il primo detenuto ospitato nelle celle al primo piano dell’istituto di pena di via Barzellini è stato un quarantenne siciliano, arrivato dal carcere di Verona.

Complice la carenza del personale in servizio nel carcere isontino, i detenuti accolti nel circuito protetto non hanno la possibilità di partecipare alle attività di rieducazione, costretti di fatto a passare le giornate isolati.

La misura, adottata dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto è stata aspramente criticata sia dal garante regionale dei detenuti, Pino Roveredo, che dalle associazioni Lgbt, così come grandi perplessità sono state sollevate anche dai sindacati della Polizia penitenziaria, che lamentano un aggravio nella mole dei turni e la difficoltà oggettiva a gestire la sezione separata, attivata in un carcere che lamenta gravi problematiche di natura strutturale.

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