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“Spese pazze” per la sede faraonica della Banca di Cividale: sotto accusa in 13, da Pelizzo a Tilatti

Il consiglio imputa di cattiva gestione e mancato controllo vecchi e attuali consiglieri e sindaci. Sarà l’assemblea a decidere il 30 aprile. La riqualificazione dell’area è costata oltre 64 milioni

2 minuti di lettura

UDINE. Gli amministratori della società Tabogan srl hanno la responsabilità di aver mal gestito l’operazione milionaria. L’ex Cda – ma anche tre consiglieri ancora in carica – e l’ex collegio sindacale sono rei di non aver controllato.

I vertici della banca Popolare di Cividale hanno pochi dubbi sulle responsabilità di 13 persone che non hanno vigilato sulla costruzione della mega sede dell’istituto di credito, costata 64 milioni.

E, guidati dalla presidente Michela Del Piero, hanno deciso di promuovere un’azione di responsabilità ancora da quantificare nei confronti di Tabogan, dell’ex Cda e dell’ex collegio sindacale. Sarà l’assemblea dei soci, convocata il 30 aprile, a dover dare il via libera ai provvedimenti.

Nell’aprile del 2010 la Popolare di Cividale, allora guidata da Lorenzo Pelizzo, comunica che è stato siglato il contratto d’appalto per quella che viene definita come “la grande sfida di Cividale 3”. Cioè la commessa da 64 milioni e quattro anni di lavori per costruire una nuova “città nella città”, nell’area ex Italcementi a Cividale, su una superficie di 72 mila metri quadri, dismessa da oltre trent’anni, di proprietà dell’istituto di credito.

Un progetto che passa come uno dei più importanti progetti di riqualificazione urbanistica, edilizia e immobiliare del Nordest. E proprio nel primo lotto dell’area ex Italcementi prende vita la mega sede della Popolare di Cividale.

L’appalto viene vinto da Steda spa, l’impresa generale di costruzioni friulveneta, con sedi a Rossano Veneto e Majano. E nell’aprile 2010 il titolare di Steda, Daniele Lago, e l’amministratore unico di Tabogan srl, Franco Gremese, firmano il contratto d’appalto.

Tabogan è la società immobiliare costituita nel 2007 e controllata dal gruppo bancario cividalese. Steda spa acquisisce dalla Popolare la proprietà del secondo e del terzo lotto della grande area interessata dall’intervento, destinandoli allo sviluppo commerciale e immobiliare, per creare un parco commerciale, un centro direzionale per servizi e uffici, una nuova zona residenziale per circa 40 appartamenti e la realizzazione di circa mille parcheggi interrati.

Gli amministratori di Tabogan sono Gremese, presidente del Cda, e i consiglieri Gianluca Visonà e Elio Miani. A metà marzo 2014 la faraonica sede viene inaugurata, come da programmi. Nell’aprile 2015 la Tabogan srl cessa di esistere, perché si fonde attraverso l’incorporazione nella banca Popolare di Cividale.

Dal nuovo Cda non trapelano commenti nè dettagli. Di certo c’è la convocazione dell’assemblea dei soci il 30 aprile e all’ordine del giorno, dopo l’ok al bilancio 2015, alla definizione del valore delle azioni e alla nomina delle nuove cariche sociali, ci sono proprio le decisioni sui provvedimenti nei confronti degli amministratori di Tabogan «per carenze di gestione» – si legge nell’ordine del giorno – nella costruzione della nuova sede e nelle relative operazioni immobiliari, e nei confronti degli ex amministratori e sindaci della Cividale.

Sul “banco degli imputati” salgono dunque in 13. E sono l’ex presidente Pelizzo, con i vice Carlo Devetak e Adriano Luci – ancora oggi vice presidenti – e i consiglieri Francesca Bozzi (ancora in carica), Luciano Locatelli, Graziano Tilatti (ex presidente dell’Istituto di credito) e Sergio Tamburlini, ma anche l’allora collegio sindacale formato da Giancarlo Del Zotto (presidente) e dai componenti effettivi Mauro De Marco e Carlo Del Torre.

E poi i tre amministratori di Tabogan, Gremese, Visonà e Miani. La luce verde o rossa all’azione di responsabilità sarà accesa il 30 aprile.

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