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Le regole degli psicologi per fermare il bullismo

Il presidente dell’Ordine del Fvg: «I disagi vanno individuati tempestivamente». Scende in campo la task force dell’Ufficio scolastico regionale per la prevenzione

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Il bullismo rappresenta, agli occhi dell’Ordine degli psicologi del Fvg, un’emergenza permanente. Si moltiplicano i casi in tutta Italia. Dopo gli ultimi pestaggi fuori da scuola a Udine e Pordenone, ma soprattutto il gravissimo episodio del 18 gennaio scorso, quando una dodicenne pordenonese fu spinta al tentato suicidio dagli atti vessatori subiti in classe, l’Ordine degli psicologi del Fvg lancia l’allarme: «Non c’è tempo da perdere». E propone le contromisure: il fenomeno può essere contrastato in modo efficace a partire dall’intervento nelle scuole.

Lo psicologo in classe. «La figura dello psicologo all’interno dei contesti scolastici appare fondamentale, per individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche – afferma Roberto Calvani (foto a destra), presidente dell’Ordine regionale degli psicologi del Friuli Venezia Giulia –. Sarebbe necessaria la predisposizione di un programma di prevenzione del bullismo a scuola, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti».

La task force. Già da febbraio l’ufficio scolastico regionale ha rafforzato gli interventi in atto per arginare il fenomeno del bullismo, attivando una task force di formatori. Perché il primo passo, per difendersi e difendere i ragazzi dai bulli, è saperli riconoscere e non sottovalutare il problema, scambiando gli atti vessatori per semplici dispetti fra compagni di scuola.

I segnali. Che cos’è il bullismo? «Un comportamento aggressivo teso ad arrecare danno a un’altra persona, rivolto allo stesso individuo, si ripete nel tempo e spesso la vittima non riesce a difendersi», spiegano gli esperti.

È un fenomeno di gruppo, che implica un’interazione prolungata fra vittima e carnefice e che si alimenta nel silenzio e nell’omertà: per questo è importante creare in classe e a casa un contesto in cui i ragazzi riescano ad aprirsi e a raccontare ciò che succede.

Fra i campanelli d’allarme, i genitori devono prestare attenzione ai cambiamenti nel loro figlio: improvvisamente ha paura di andare o tornare a scuola da solo, accampa pretesti per non andare più a lezione, è silenzioso, chiuso in se stesso, smette di mangiare, perde le sue cose, chiede o ruba soldi (per darli al bullo) o perde con frequenza la sua paghetta, mostra lividi e graffi inspiegabili, è spesso da solo.

La prevenzione. Pietro Biasiol (foto a sinistra), direttore dell’Ufficio scolastico regionale, elenca le iniziative in atto: corsi di formazione dedicati al personale docente (con attività specifiche rivolte agli insegnanti neo-assunti) affiancano gli interventi già previsti nel piano dell’offerta formativa sui pericoli della rete e le conseguenze del bullismo, la polizia postale viene coinvolta in appuntamenti per spiegare ai giovanissimi come navigare sicuri sul web e difendersi dai cyberbulli.

«Tutte le scuole – precisa Biasiol – possono ricorrere al servizio di consulenza psicologica, in convenzione con le aziende sanitarie e ci sono sportelli ad hoc anche negli istituti comprensivi».

Le prossime iniziative. Dal prossimo anno scolastico, in virtù di un accordo con il garante dei minori, saranno organizzati incontri destinati agli studenti per spiegare loro che cos’è il bullismo e fornire gli strumenti per affrontarlo, con un’attenzione particolare al cyberbullismo e alle insidie del web.

C’è poi il fronte educativo “peer to peer” in cui si sono impegnate le Consulente studentesche provinciali: i ragazzi raccontano ai loro coetanei come utilizzare in modo consapevole e responsabile i social network.

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